[A] Le recensioni di ClubDante

Laura Tabarelli
Italia

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I morti


Montaggio postmoderno tra parola e immagine

Qualcosa è cambiato nel panorama della letteratura spagnola. Un assunto ormai innegabile, confermato non solo da nuovi titoli e autori, ma anche dall’attenzione riservata dai media (spagnoli e non) a questo fenomeno, per il quale sono state frettolosamente coniate numerose etichette. Generazione Nocilla quella più fortunata, Generazione Mutante quella preferita dagli autori fautori del cambio. E Jorge - o Jordi, poiché catalano di adozione - Carrión si iscrive fra questi. Per dirla con Vicente Luis Mora, uno dei critici-scrittori più attenti, anche in letteratura si è approdati alla postmodernità. E I Morti si colloca perfettamente in questo scenario.

Un romanzo composto da quattro sezioni, due dittici “accavallati” che seguono logiche diverse e complementari. Nella prima e terza sezione il lettore vede le prime e uniche due stagioni della (ipotetica) serie tv I Morti. La narrazione, più che ricalcare lo stile di una sceneggiatura, trasforma la pagina in schermo, si fa sinestetica e incalzante. Essenziale. Si è invitati fin da subito ad abituare l’occhio al montaggio, i paragrafi si susseguono senza interruzioni e non c’è nessuno stacco (o segno ideografico) a scandire il discorso caleidoscopico. Dopo il disorientamento delle prime pagine, una volta rotto il fiato, la lettura segue frenetica fino alla fine della prima sezione per poi riprendere con lo stesso ritmo nella terza.

Se i protagonisti della serie, materializzati dopo la morte in un universo parallelo senza memoria della precedente esistenza, sono costretti a convivere con le proprie interferenze, ricordi offuscati del proprio passato, nella mente del lettore si ricostruiscono in maniera simile immagini e citazioni evocati dal tessuto ricco di echi letterari, cinematografici e televisivi: da Shakespeare a Blade Runner, da Il Padrino aI Soprano, per citare solo alcune delle fonti più esplicite. Eppure il testo resta fruibile anche senza che ci sia il bisogno di cogliere tutti i riferimenti.

Ne sono prova i due articoli fittizi di taglio accademico e caratterizzati da una prosodia diversa (che possono servire anche per recuperare gli ammiccamenti persi nel testo e scoprirne di altri), corrispondenti rispettivamente alla seconda e alla quarta sezione. Parti del libro dove vengono proposte analisi finalizzate a sviscerare gli intenti degli autori (in appendice anche una breve ed ermetica intervista moderata da Larry King!), si presentano possibili genealogie delle fonti, si valutano le conseguenze sociali che I Morti - punto di rottura nella produzione seriale televisiva - hanno scatenato (soprattutto con il supporto dei social network) e si ragiona sui mezzi espressivi e narrativi.

Un'opera, quella di Carrión, a cui si può accedere da più livelli e che sembra avere come finalità sperimentale la fusione fra due archetipi di fruitore reale: lo spettatore e quello che nostalgicamente celebra solo la carta stampata. Uno ha bisogno dell’altro, come i romanzi postmoderni e la televisione si sostengono reciprocamente. La sfida è trovare il modo di addomesticare le distanze fra la natura sequenziale della scrittura e la simultaneità dell’immagine. In fin dei conti, come ci ricordano le pagine de I Morti, nella «tensione tra la parola e l’immagine forse ha le radici l’enigma dell’arte». Una tensione tutta da guardare, o da leggere.

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I morti - Atmosphere Libri (2012)
I morti
Jorge Carrión
Atmosphere Libri
2012
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