[A] Le recensioni di ClubDante

Seia Montanelli
Italia

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La notte del gatto nero


Se la giustizia tradisce il cittadino

 

Si può dire che la concezione della vendetta privata come mezzo per riparare a un torto subito nasca con le società primeve. Tuttavia, quando esse si danno le prime regole giuridiche per evitare il caos dell’homo homini lupus, al gesto selvatico di Caino si sostituisce la punizione del colpevole da parte dei tribunali. In letteratura Oreste, l’antieroe eschileo della vendetta, viene perseguitato dalle Erinni, che lo inseguono per via del matricidio commesso fino a che egli non si presenta dinanzi ad Atena.

La dea gli chiede di esporre il suo caso e quindi, affinché egli venga giudicato, convoca l’Areopago, il sommo tribunale cittadino, che lo assolve. Il passaggio dalla fase della vendetta al regno del diritto è compiuto. Le Erinni si trasformano in Eumenidi, entità pacificate e benevole, simbolo della giustizia cittadina e della regola di diritto che ha sostituito la vendetta privata.

Ma che succede se è la giustizia a tradire il cittadino? Se il sistema si inceppa e la legge comincia a condannare innocenti e addirittura a seguire la strada opposta a quella del bene comune e del diritto? Se lo chiede Antonio Pagliaro, scrittore palermitano, classe 1968, alla sua terza prova letteraria, La notte del gatto nero, in cui, a un certo punto del romanzo, Pagliaro fa dire al suo protagonista, il professor Ribaudo: «Ormai aveva abbandonato questa idea. Il Giudice era morto, il Diritto era morto. Era stufo di crederci e stufo che le sue speranze venissero infrante. Non si sarebbe più concesso di credere alla Legge».

Il professor Ribaudo è un uomo comune, ha una famiglia normale, un figlio unico – Salvatore – dal quale si aspetta molto. Non a caso è particolarmente severo con lui, non vuole che prenda una cattiva strada, ma in qualche modo sente che si sta avvicinando una tempesta: una telefonata misteriosa in piena notte, una voce di donna dall’accento straniero che cerca Salvatore, ne sarà la conferma. Il suo ragazzo non è in casa e a casa non tornerà più. Il dramma di Ribaudo si consuma tutto nelle pagine iniziali, a dispetto della copertina sanguinolenta che rimanda a thriller investigativi o intricati gialli d’azione; anche in relazione alle precedenti prove dell’autore, ne La notte del gatto nero non ci sono trame complicate o miriadi di personaggi da gestire. C’è un uomo che ha perso tutto, soprattutto ha smarrito se stesso e le proprie convinzioni, schiacciato da un sistema corrotto in cui ciascuno di noi può facilmente diventare una pedina manovrata da chi ha il potere di piegare le leggi per i suoi scopi privati. Ed è così che la giustizia disattesa ritorna a essere una questione di vendetta personale: il mite professor Ribaudo riesuma le sue Erinni e lo vediamo cambiare giorno dopo giorno, modificare il passo e il tono della voce, lo seguiamo nella sua discesa verso gli inferi, eroe mitologico intento alla sedazione del dolore per quel figlio strappato alle sue cure. Sedazione che, come il mito greco esige, implicherà la rinuncia a tutto ciò in cui ormai egli non crede più: il diritto, lo Stato, il giudice naturale. Ribaudo ne assume ogni prerogativa, arrivando fino a decidere chi vive e soprattutto chi deve morire.

Pagliaro costruisce un romanzo di genere privo delle caratteristiche principali del genere. In alcuni aspetti – come quello dell’investigazione – esso è addirittura stravolto nello svolgimento, sul finale non esistono più vittime (a parte Salvatore) e tutti sono carnefici. Eppure il suspense è garantito, i nodi vengono al pettine secondo un’oculata scelta dei tempi narrativi, i dialoghi (solo ogni tanto un po’ scontati) sostengono tutta la narrazione, mentre, meglio che nei romanzi precedenti, ne La notte del gatto nero viene gestito il dettato comportamentista di Jean-Patrick Manchette (mutuato però da Dashiell Hammett) per cui non si devono descrivere le psicologie, ma bisogna lasciarle trapelare dagli atti dei personaggi.

Una lettura piacevole che è al contempo una lettura cinica e cruda della realtà che ci circonda (come non pensare ai poliziotti che pestano a morte dei ragazzi in loro custodia? O ai piccoli drammi che portano a tragedie come quella raccontata da Vincenzo Cerami in Un borghese piccolo piccolo? O ai fatti del G8 di Genova?), e che ogni giorno ci offre motivi per smettere di credere nelle istituzioni che ancora sorreggono la società e impediscono agli uomini di degenerare del tutto.

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La notte del gatto nero - Guanda (2012)
La notte del gatto nero
Antonio Pagliaro
Guanda
2012
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