[A] Le recensioni di ClubDante

Bruno Arpaia
Italia

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La ballata del re di denari


Narcos da favola

 

Cinquantamila morti in pochi anni: questo il bilancio, purtroppo provvisorio, della vera e propria guerra che si sta combattendo nel Nord del Messico fra i carteles della droga. Omicidi, sparatorie, attentati, corruzione diffusa e interi Stati nelle mani dei trafficanti costituiscono lo scenario che ha dato vita ai narcocorridos (ballate popolari che narrano le gesta dei boss) e addirittura alle narconovelas, il cui precursore è stato sicuramente Élmer Mendoza. Si tratta di romanzi ambientati lungo la frontiera con gli Stati Uniti, in cui gli stilemi del noir si innestano nell’ambiente criminale e politico messicano; romanzi molto discussi perché, al di là della loro (spesso elevata) qualità letteraria, fanno sorgere la domanda, avanzata da più parti, se basti ricreare la lingua, la vita sfrenata e la violenza di quegli ambienti per esplorare il male in profondità, senza banalizzare o mitizzare quegli uomini e le loro azioni criminali.

Un rischio che Yuri Herrera, al suo primo romanzo, evita con un tocco di originalità davvero sorprendente: invece di raccontare quell’oscuro universo dominato senza scampo dal Male con gli strumenti realistici del noir o del reportage, invece di mettere in campo cadaveri e piste di coca, sceglie la strada della narrazione metafisica e stralunata, quasi favolistica, attraverso gli occhi ingenui di Lupo, un ragazzino abbandonato che si guadagna da vivere componendo canzoni e cantandole nelle cantine più squallide della sua città polverosa e assolata. Un giorno, però, in una di quelle cantine entra il Boss, il Re, e, dopo averlo ascoltato cantare, lo porta nel suo palazzo, alla sua Corte. Lupo diventa così l’Artista, mentre anche gli altri personaggi sono indicati come il Giornalista, il Gerente, l’Erede, la Strega, la Qualunque.

Lontana dal piatto e banale realismo, la prosa asciutta di Herrera non rinuncia però al tragico, al drammatico, sia pur filtrato dallo sguardo poetico di Lupo, che assiste al repertorio di omicidi, sparatorie, attentati, corruzioni e tradimenti dapprima affascinato e stregato, e poi in modo sempre meno ingenuo, ponendosi alla fine anche il problema che sembra essere il fuoco nascosto del breve romanzo: «il ruolo dell’arte in una società capitalista retta dai valori del narcotraffico», come l’ha sintetizzato il critico de El País. Lo sguardo d’artista di Lupo, infatti, non potrà farlo sentire a proprio agio nel celebrare e consacrare le gesta del Re (del Potere, di qualunque potere) in cambio della sopravvivenza, per quanto agiata. Quel suo sguardo comunque «ribelle», come direbbe Vargas Llosa, gli farà, anzi, scoprire le proprie contraddizioni e, volando sulle ali dell’amore e del desiderio, gli farà scegliere la libertà, in cerca di una condizione in cui «nessun re avrebbe più dato un nome ai suoi mesi». Poi, come in tutti i narcocorridos, arriverà l’happy end, ma con un carico di nostalgia e di amarezza a cui nessun uomo che viva da quelle parti sembra poter sfuggire.


Traduzione di Pino Cacucci

 

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La ballata del re di denari - La Nuova Frontiera (2011)
La ballata del re di denari
Yuri Herrera
La Nuova Frontiera
2011
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