[A] Le recensioni di ClubDante

Fernando Iwasaki
Peru

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L'assassino ipocondriaco


Willy il Coyote versione killer

 

Vi parlerò di un romanzo geniale, divertente, esilarante, grottesco e più che probabilmente patologico, dato che la sua lettura comporta rabbiosi effetti secondari, come l'ingestione di potenti antinfiammatori, antibiotici scaduti e supposte di antidepressivi. Effettivamente i lettori de L'assassino ipocondriaco si espongono a lesioni mandibolari, crampi addominali ed emorroidi leonine.

Erano anni che non leggevo un romanzo così dirompente come L'assassino ipocondriaco e mi affretto a dichiarare che appartiene alla stessa stirpe de Il cattivo Carabel di Wenceslao Fernández-Flórez, Le folgori di agosto del messicano Jorge Ibargüengoitia e Pantaleón e le visitatrici di Mario Vargas Llosa. Una meraviglia.

Per cominciare, Muñoz Rengel ha colpito nel segno creando un ipocondriaco compulsivo e inserendolo nella tradizione dei grandi ipocondriaci della letteratura universale, come Proust, Swift, Kant, Voltaire, Tolstoij, Moliére e Descartes.

Come loro il signor M.Y. soffre di sofisticati dolori e mali incurabili, anche se elevati all'ennesima metastasi, dato che lo strabico signor M.Y. è allergico al latex e all'epitelio dei cani, soffre di dermatite atopica e ha incistato sul collo un gemello non nato che lo vampirizza come un parassita. Soffre di sindrome di Ménière, di sindrome dell'Accento Straniero, di sindrome di Proteo, di sindrome dello Spasmo Professionale e di sindrome di Moebius, oltre che di due sconosciuti disordini neurologici dei processi sensoriali. Per non parlare della terribile maledizione di Ondine, che lo condanna a soffrire attacchi di microsonni, dei tumori carcinoidi che gli corrodono l'intestino e dell'assenza di flusso mestruale (sintomo inequivocabile di amenorrea e gravidanze psicologiche).

Per colmo dei mali, il signor M.Y. è un sicario e deve assassinare il signor Blaisten in meno di ventiquattr’ore, perché è stato pagato in anticipo, perché è un uomo dalla morale kantiana e perché sa che deve morire prima della fine del romanzo.

Tutti conosciamo qualche ipocondriaco dalla farmacologica erudizione e con fastose conoscenze patologiche, per il quale la lettura di questo romanzo presupporebbe un godevole repertorio di sintomi infiniti e immortali. Dubito però che anche soltanto uno di noi sia amico di qualche assassino a pagamento come il perdente signor M.Y. Risiede qui la trovata più straordinaria di Juan Jacinto Muñoz Rengel: creare un assassino – condannato a inseguire invano la sua vittima, a causa dei multipli acciacchi, lipotimie e svenimenti – che non ci rimanda al celebre “Sciacallo” del film, ma al famoso Willy il Coyote dei cartoni animati, incapace di acciuffare l'insopportabile Beep Beep.

L'unica vittima de L'assassino ipocondriaco è il lettore morto dalle risate, anche se ammetto che si finisce di leggere il romanzo di Juan Jacinto Muñoz Rengel con la voglia di assassinare il signor Blaisten e – caso mai – di farsi una colonscopia.

 

Traduzione di Pierpaolo Marchetti

 

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L'assassino ipocondriaco - Castelvecchi (2012)
L'assassino ipocondriaco
Jaun J. Muñoz Rengel, Juan J. Muñoz Rengel
Castelvecchi
2012
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