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Iaia Caputo
Italia

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Tutta la vita


Epica della felicità quotidiana

«Quella cosa incredibile da farsi per una ragazza, attraversare il mare e passare dal vecchio al nuovo mondo per raggiungere l’uomo che ama, quella cosa io la farò». Prendendo in prestito le parole del diario di Adele Hugo, sottratte all’oblio dall’immenso film che Francois Truffaut le dedicò, si potrebbe dire che è questa l’avventura capitale compiuta da Alcina, protagonista di Tutta una vita, l’ultimo, straordinario romanzo di Romana Petri, appena tradotto in spagnolo.

Lei, personaggio destinato a restare indelebile nella memoria dei lettori, che conosciamo nell’immediato dopoguerra, è una trentenne, ex partigiana che troppi dolori e troppe perdite (le sono stati uccisi dai fascisti il padre e il fratello) hanno reso precocemente solitaria. La incontriamo alle Case Venie, borgo umbro vicino a Città delle Pieve, più adusa a parlare con i morti che con i vivi, dove vive insieme al cane Vinciguerra, quanto lei umanissimo e inselvatichito dalle vicissitudini. Ma presto la quotidianità brada dei due compagni viene incrinata da un presagio che poi si avvererà puntuale: Alcina, che nelle asprezze della guerra partigiana ha conosciuto il fremito di un solo, lunghissimo bacio scambiato con il bellissimo e più giovane Spaltero, sente che dall’uomo emigrato immediatamente dopo la liberazione in Argentina, in cerca di fortuna, sta per arrivarle una lettera. E difatti il vaticinio si avvera, la missiva giunge con la violenza di un ciclone e la dolcezza infinita di una promessa mantenuta a sconvolgerle per sempre la vita. Spaltero, quel ragazzo così diverso da lei che prova un’istintiva diffidenza verso  novità e cambiamenti, irredimibilmente fiducioso nel futuro, calmo e possente come una quercia secolare, le chiede di raggiungerlo al di là dell’oceano, vuole sposarla e iniziare con lei, nel nuovo mondo, un’esistenza comune.

Non viene narrato molto di più nella gran parte di questo lungo romanzo che l’epica della felicità quotidiana, la costruzione di un’esistenza goduta nelle piccole cose di ogni giorno, fino alla nascita di un’unica amatissima figlia, Buena, all’arrivo del benessere economico, e a un amore destinato a durare, appunto, tutta una vita, per la cui edificazione è sempre necessario credere nell’eroismo della normalità. E tuttavia, proprio lungo questa trama si dipana un racconto epico, che ha l’andamento di un grande classico e una lingua antica e maestosa che magnificamente fa da calco alla materia del romanzo. Perché antichi sono i protagonisti, compreso Vinciguerra, nella loro incrollabile fedeltà a se stessi, ai loro valori, e a quel granitico sentimento che si era annunciato un giorno con un semplice bacio. E antica, più di ogni altro elemento, è questa fiducia in un amore destinato a durare per sempre.

Romana Petri è una scrittrice coraggiosa e anticonformista, capace di sovvertire una delle architravi del romanzo: non si può raccontare la felicità, sommamente antinarrativa poiché, come scriveva Tolsoj in Guerra e pace, tutte le famiglie felici sono uguali, ogni famiglia infelice, è infelice a modo suo. Ma l’autrice di Tutta una vita ha in mente un’altra cosa: è convinta che oggi lo straordinario sia nell’ordinario, e che in un tempo in cui il discorso amoroso, per dirla con Barthes, è stato espulso dalla cultura, si possa fare dei sentimenti materiale grandemente epico. 

Tuttavia, la vita, anche per chi come Spaltero e Alcina sarebbe naturalmente votato alla felicità, ha in serbo il colpo inatteso quando non fatale. O, forse, più della vita in questo caso è la Storia a riservare i dolori più grandi ai due personaggi, protagonisti di un secolo, il Novecento, i cui orrori la generazione alla quale appartengono non ha certo potuto schivare. E così, se il loro amore incrollabile è nato a dispetto di una guerra dalla quale emergeranno come sopravvissuti, la serenità raggiunta in età matura verrà spazzata via senza pietà dalla dittatura del generale Videla e dei suoi crimini: Buena è figlia loro, e come loro una volta è una giovane donna idealista e generosa che di fronte alle ingiustizie non esita a scegliere di schierarsi e di combattere. Nell’Argentina di quegli anni, nella quale vennero mandati al macello trentamila oppositori del regime, di fatto una generazione, la maggior parte desaparecidos dopo essere stati orrendamente torturati e detenuti illegalmente per mesi o anni, la ragazza cade nelle maglie della repressione, scompare nel nulla e riemerge (quasi) miracolosamente piagata nel corpo e mutilata nell’anima.

Allora, per questi eroi tranquilli approdati in cerca di fortuna dall’altra parte del mondo che sembrava aver dato loro tutto e che, invece, tutto stava per riprendersi, è tempo di tornare. Lì da dove erano partiti, in un percorso circolare che poi, a ben vedere, non è altro che quello di ogni vita. Per Alcina e per Spaltero, però, il ritorno alle Case Venie, significherà anche vincere l’unica scommessa davvero vinta, la sola promessa che poi veramente abbia contato per entrambi: la fedeltà a se stessi.

    

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Tutta la vita - Longanesi (2011)
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Romana Petri
Longanesi
2011
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