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Marco Ferrari
Italia

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Il desiderio dell'acqua


La via Paal a Fosdinovo

 

Una piccola banda di ragazzini nostrani della Via Paal si muove dentro le mura antiche di Fosdinovo, paese della Lunigiana aggrappato a una collina tra Sarzana e Carrara.  La voce di un bambino, filtrato dalla mano di un adulto, disegna un quadro di antica provincia sotto il peso della guerra con la presenza minacciosa dei nazisti, la rozzezza dei fascisti e una galleria di personaggi umani, goffi e inusuali di un microcosmo italiano. È questo lo scenario del libro Il desiderio dell’acqua di Dario Lanzardo, curata da Liliana Guazzo, con postfazione di Liliana Lanzardo.

Dario Lanzardo (La Spezia 1934 - Torino 2011) ha lasciato in eredità questo scrigno di felliniane verità composte dai cimeli leggendari del nonno garibaldino, dagli scatti del padre fotografo ufficiale del paese, dalle poesie della madre, dalle invenzioni fantastiche dello zio Paolo, dagli abiti sbiaditi della diafana signorina Italia, dalle bravate dei  soldati della Wehrmacht, dal maestro atletico emulatore di Benito che alla fine del conflitto verrà ucciso dai resistenti e soprattutto dal miraggio lontano del mare, disteso nel fondo della vallata del Magra. Dal 1940 al 1945 Dario, suo fratello e la sua banda escogitano ogni sistema per sopravvivere, fare qualche soldo, risparmiare, salvarsi, arrangiarsi, difendere il loro mondo infantile dalla invadenze dei grandi. Regolano il loro orologio di sussistenza confrontandosi con i modelli che li circondano:  le ombre dei partigiani che si calano sul villaggio per un bacio ed abbraccio, il chiassoso e maldestro battaglione nazista, le pagliaccesche e allo stesso tempo vigliacche milizie fasciste che arrivano ad uccidere il curato del paese e a mostrarlo cadavere in un campo fuori porta dove riaffiora un pezzo di tonaca nera ed una mano contratta verso il cielo.

Il loro quotidiano è fatto di incursioni degli aerei americani e inglesi che portano distruzione, da morti e suicidi, tombe che ingrossano il cimitero, uomini deportati o imprigionati e inutili sfilate nel campo della Torretta per diventare Figlio della Lupa o Balilla moschettiere. Si ingegnano e si difendono con le cerbottane, creano un arsenale da guerra, nascondono ordigni inesplosi, vendono pezzi di ferro e di rame,  creano nascondigli nei sottoscala e negli scantinati.

In questa cronaca della necessità, la banda di ragazzini che sembra uscita da un film di Truffaut non ha tempo né di intenerirsi delle miserie degli adulti né di prendere la parte di alcuno. Devono affrontare le emergenze da soli, soli contro tutti, contro un nemico che viene dal cielo, dal bosco, dalla via principale del paese, che cammina di notte nelle stradine per deportare uomini e catturare giovani. Hanno un senso di scoperta particolare perché, forse, la loro vita potrebbe finire la notte stessa per un bomba o il giorno dopo per una colpo di mitraglia. Dario e la sua famiglia si salveranno alla fine del conflitto, altri lasceranno per sempre il palcoscenico tragico della guerra, non rimarranno che poche fotografie del padre Michele, solo quelle di ambito famigliare. I suoi clienti erano le famiglie di Fosdinovo, i contadini, i cresimandi, coloro che convolavano a nozze, i soldati della Wehrmacht e, di nascosto, i partigiani.  Tutte le stampe e i negativi di quell’epoca sono stati usati per accendere il fuoco in cucina in una misteriosa ed inesplorabile cancellazione del passato.

Quella curiosità infantile, oltre all’eredità professionale del padre, Dario Lanzardo se la porterà dietro nel suo cammino terreno in cui si è dedicato all’arte fotografica, al fotogiornalismo, alla narrazione, alla saggistica, alla critica e da ultimo al romanzo (Il fotografo e la bambina, Instar Libri; Il principio di Archimede  e L’ombra della Gulfstream, Editore Effigie).

I suoi scatti hanno immortalato la memoria delle lotte degli operai e dei diritti (ricordiamo la sua mostra “Anni Settanta”), la rivoluzione portoghese, il paesaggio di mare e di terra, la nostalgia degli spaventapasseri, i segreti dei giardini, lo stupore dell’acqua e delle nuvole. Ma il suo sguardo era sempre mosso da quella fanciullesca curiosità e da quella selvaggia e acerba maturità conseguita sul campo: “I grandi hanno bisogno dei piccoli per sentirsi grandi, mentre i piccoli non hanno bisogno di nessuno per sentirsi come sono”.

 

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Il desiderio dell'acqua - Seb27 (2012)
Il desiderio dell'acqua
Dario Lanzardo
Seb27
2012
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