[A] Le recensioni di ClubDante

Guido Barbujani
Italia

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Il circo capovolto


Sono zingari, gente che nessuno vuol frequentare, ma ci si sente fratelli dei personaggi del Circo capovolto: non perché siano virtuosi, ma perché sono intensamente, irrimediabilmente umani.  Una strutturale brutalità regola i rapporti fra i membri della comunità di baraccati di cui ci parla Milena Magnani. La violenza è fisica e psicologica, i rapporti di potere sono spietati e anche i bambini ne portano il segno, tutto intorno è una periferia al massimo livello di degrado. Ma non c’è solo questo.

Non c’è una riga che suoni falsa o stonata in questa storia difficilissima da raccontare, scritta alternando due registri: il parlato pieno di stranezze e strafalcioni dei baraccati, e una lingua più alta, letteraria, magistralmente alternata con l’altra, a cui sono affidate le riflessioni di Branko Hrabal, montatore di ponteggi in Ungheria, poi trascinato dalla scoperta della propria origine zingara in un vortice da cui non uscirà vivo. Ma anche da morto Branko continua a raccontare, a dispiegare la propria umanità continuamente umiliata ma mai spenta. “Hai presente quello che noi siamo? Quello che ci sentiamo? Alla fine è soltanto un pensiero”, dice alla bambina Senija, che non capisce e rimane perplessa. Ma noi che capiamo possiamo solo essere grati all’autrice per averci accompagnato con grazia, intelligenza e rispetto in un mondo che pochi conoscono e quasi nessuno rispetta.

Il circo capovolto - Feltrinelli (2008)
Il circo capovolto
Milena Magnani
Feltrinelli
2008
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