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Paolo Collo
Italia

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L'ottava casa


Questo nuovo libro di Bernardo Atxaga segna una svolta nella carriera letteraria del pluripremiato scrittore basco, tant’è che lui stesso, come ci ha confessato, voleva in un primo tempo pubblicarlo con il suo nome vero –Joseba Irazu Garmendia – e non con il  nom de plume che i suoi lettori conoscono.

Sì, perché in L’ottava casa non troviamo più le atmosfere fiabesche e misteriose della geografia fantastica di Obabakoak o delle Storie di Obaba, in cui l’autore esprimeva tutta la sua capacità creativa, onirica (come dire, la sua “necessità” di avvicinare sempre in qualche modo il mondo animale a quello umano: in quelle storie, infatti, ramarri, uccelli, serpenti, mucche o struzzi parlano, chiacchierano tra loro o con l’uomo fortunato che riesce a sintonizzarsi con essi, e quando non parlano, come le oche, scrivono nel cielo messaggi e saluti). E neppure quel mondo di ricordi dove si intrecciano i racconti della Guerra Civile o dei conti con il più recente passato dell’Eta e del nazionalismo basco (L’uomo solo, Sotto un altro cielo, Il libro di mio fratello).

Niente di tutto ciò. Questa volta Atxaga ha scritto un libro a metà strada tra il romanzo d’avventura e la storia vera, partendo da un pamphlet di Mark Twain apparso nel 1905 dal titolo Soliloquio di re Leopoldo (ce ne fu un’edizione italiana nel 1982 per i tipi di Dedalo) che documentava la politica di genocidio e di spoliazione portata avanti in Congo dai colonizzatori europei.

È la storia dei personaggi che fanno parte di un distaccamento belga della Force Publique – l’esercito “privato” del re – a Yangambi, nel cuore dell’Africa, nel 1903: l’avido e sinistro comandante Lalande Biran, pessimo poeta e pittore dilettante, il tenente Van Thiegel, detto Cocó, ottuso ex-legionario, l’ufficiale Chrisostome Liège, infallibile tiratore, temuto e sbeffeggiato, il servo Donatien… Ma soprattutto è la storia delle crudeltà, delle meschinità, dei traffici illeciti per vendere sotto banco avorio e mogano, delle violenze compiute contro uomini schiavizzati e inermi e contro adolescenti perennemente violate. E sempre sotto le bandiere del “diritto”, della “civiltà”, della “vera fede”.

Tuttavia, a differenza di altri scrittori, che pigiano sul pedale dell’orrore e della violenza, Atxaga è riuscito a fare un libro di assoluta e inequivocabile condanna del colonialismo europeo giocando però la carta della satira, della “leggerezza”, come ha anche sottolineato Franco Cordelli sulle pagine del Corriere della Sera: «Poiché questo c’è nel romanzo dello scrittore basco, un mirabile intreccio, quale non si dà nella narrativa contemporanea: per di più sviluppato stilisticamente con un sorriso a fior di labbra quasi impercettibile, più malizioso che sornione».

Un modo, insomma, per ricordare e “non dimenticare” una delle più orrende – e sconosciute – pagine della storia del XX secolo.

L'ottava casa - Passigli (2011)
L'ottava casa
Bernardo Atxaga
Passigli
2011
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