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Pietro Greco
Italia

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Il sé viene alla mente. La costruzione del cervello cosciente


Damasio restituisce il sé alla storia

Non c’è spiegazione possibile in biologia
che quella storica.        

                            Mario Ageno                                                               

         Gli orchestrali entrano in sala alla spicciolata. Ciascuno inizia ad accordare il proprio strumento. Chi il violino, chi la tromba, chi l’oboe. Si sente anche il timpano. Il rumore prodotto da quei maestri è davvero fastidioso. Poi qualcuno tra loro inizia un abbozzo di melodia, altri spontaneamente lo seguono. Il rumore cessa e l’effetto acustico di quegli accordi diventa sempre più gradevole. È musica, finalmente. Infine tutti gli strumenti suonano in perfetta armonia. In sala si diffondono, inconfondibili, le note della IX Sinfonia di Ludwig van Beethoven. È a questo punto – e solo a questo punto – che entra il direttore e inizia a dirigere l’orchestra.

         Ricorre a questa immagine metaforica Antonio Damasio – il noto neurofisiologo di origini portoghesi che insegna alla University of Southern California di Los Angeles, dove dirige anche il Brain and Creativity Institute – per descrivere «il sé che viene alla mente», nell’omonimo libro appena uscito nell’edizione italiana per Adelphi. Un libro in cui Damasio affronta con prudenza, ma anche con determinazione, un tema considerato ancora “intrattabile” da molti suoi colleghi: la coscienza. Anzi, quella forma superiore di coscienza che è la coscienza di sé.

         La metafora non è originale. Se non fosse per i tempi di comparsa sulla scena del direttore dell’orchestra. Arriva, nell’immagine di Damasio, a sinfonia già iniziata. Eppure comincia a dirigere. Dando alla sinfonia il suo inconfondibile timbro personale.

         Questo è il sé, secondo la teoria – anzi, il quadro concettuale – della «costruzione del cervello cosciente» che Antonio Damasio presenta nel suo nuovo libro: un processo, esteso nello spazio e nel tempo.

         Il quadro concettuale che presenta è molto dettagliato ma, sottolinea giustamente il neurofisiologo portoghese, ancora tutto da dimostrare. E, tuttavia, ormai pienamente scientifico. Perché, per dirla con Popper, falsificabile.

         Non è semplice riassumerla, la teoria scientifica di Damasio. Il modo migliore, tuttavia, è partire dai due errori commessi da due grandi filosofi, René Descartes e David Hume, che il portoghese, evidenze scientifiche alla mano, intende correggere. L’errore di Cartesio, cui Damasio ha dedicato il primo dei suoi fortunatissimi libri, quasi venti anni fa, è di aver separato la res cogitans (la mente) dalla res extensa (il corpo). Quello di Hume è negare l’esistenza del sé, riducendo l’autocoscienza a un insieme più o meno continuo di percezioni.

         Contrariamente a quanto sosteneva Hume, scrive Damasio, il sé esiste. Il direttore entra realmente in scena ogni volta che, mentre i processi mentali inconsci si accordano e trovano l’armonia,  in ciascuno di noi si attiva lo stato di coscienza. Ed è certamente entrato in scena nella storia della vita, come frutto dell’evoluzione biologica. Più volte e in molte specie: con le grandi scimmie antropomorfe, con i mammiferi marini, forse persino con gli uccelli e i rettili. 

         Contrariamente a quanto sosteneva Cartesio, scrive ancora Damasio, il sé, come la mente, non è separato dal corpo. È nel corpo. È, come direbbe il filosofo della biologia Ernst Mayr, un carattere emergente dell’organizzazione di quel sistema complesso che è la materia vivente.

         In realtà, nel quadro concettuale del neuroscienziato portoghese, il sé è un carattere emergente che potremmo definire del quarto ordine perturbativo. Il primo è quello della materia che si organizza in cellule e fa emergere la vita. Il secondo è quello di speciali cellule, i neuroni, che si organizzano e fanno emergere il cervello. Il terzo è quello delle strutture cerebrali che si organizzano e fanno emergere la mente. Il quarto è, appunto, quello delle attività mentali che si organizzano ed evocano l’apparizione del sé (dalla coscienza della propria esistenza). O, secondo la definizione di Damasio, dell’«insieme dinamico di processi neurali integrati, centrati sulla rappresentazione del corpo in quanto organismo vivente, che trova espressione in un insieme dinamico di processi mentali dinamici».

         Questi quattro livelli dell’emergenza in un sistema dinamico complesso – il corpo umano, che è a sua volta l’insieme di sistemi dinamici complessi – non sono separati, ma fortemente integrati. Ci sono, in particolare, tre spazi cerebrali dove «il sé viene alla mente»: il tronco encefalico, il talamo e la corteccia. Le tre strutture sono connesse, anzi integrate, tra loro. Ciascuna ospita processi neuronali diversi, che tuttavia sono a loro volta integrati. Nessuno di quei processi in nessuno di quei luoghi cerebrali può essere identificato come il sé. Solo l’integrazione di tutti quei processi diversificati consente al «sé di venire alla mente».

         Il tronco encefalico è la sede delle emozioni primarie. L’architettura più antica del cervello. Quello che mette in connessione la materia cerebrale con il resto del corpo. La corteccia è la sede dei processi mentali più sofisticati. Il talamo è il ponte che connette tronco encefalico e corteccia. Queste tre strutture del cervello sono il frutto dell’evoluzione biologica. Che, come sosteneva François Jacob, è un bricolage: aggiunge quasi sempre pezzo e pezzo, lavora sulla materia a disposizione, e non progetta mai ex novo una struttura, per quanto complessa essa sia. Anche a costo di trovarsi in un collo di bottiglia. Il tronco encefalico è un collo di bottiglia cognitivo. Che, però, l’evoluzione è riuscito a superare.

         Ecco, dunque, il secondo messaggio forte di Damasio: «il sé viene alla mente» come un processo pienamente darwiniano e, dunque, a seguito di una lunga storia. La storia della vita, con i suoi cambiamenti, le sue contingenze, i suoi «accidenti congelati». Il tronco encefalico, il talamo, la corteccia sono «accidenti congelati». Che l’evoluzione non ha cancellato, ma su cui ha scritto nuove storie.

         Ecco perché non abbiamo un unico sé. Ma almeno tre diversi sé. Il primo – anche in ordine di comparsa sulla scena dell’evoluzione biologica – è il proto-sé: il sé che produce i sentimenti primordiali. Il secondo è il sé nucleare: quello che è in grado di mettere in relazione l’organismo e un oggetto esterno. C’è, infine, il sé autobiografico: quello che integra nel tempo le relazioni tra l’organismo e gli oggetti con cui è in relazione e consente, finalmente, al sé di venire compiutamente alla mente.

         Questi tre modi di essere dell’identità sono fortemente integrati. Il sé autobiografico, in particolare, non può prescindere né dal sé nucleare né dal proto-sé. Ma, aggiunge Damasio, attenzione: perché, seppure con intensità diversa, i tre sé sono presenti in tutte le tre strutture cerebrali: sia nel tronco encefalico, sia nel talamo, sia nella corteccia. Il sé viene ogni volta alla mente, appunto, come integrazione multipla di processi mentali diversi che avvengono in luoghi diversi del cervello. Un’integrazione che coinvolge necessariamente emozione (percezioni, proto-sentimenti, sentimenti) e ragione. In un’unità inestricabile.

         L’unità della coscienza di sé costituisce l’ultimo tassello di un bricolage che ha consentito all’universo di scoprire, per selezione naturale, l’occhio attraverso cui osservare se stesso. Già perché solo un essere dotato di coscienza di sé può elaborare mappe, sempre più precise, del mondo che lo circonda e dar luogo, con attività molto sofisticate come l’arte e la scienza, a quello che Theodosius Dobzhansky definisce il trascendimento dall’evoluzione biologica all’evoluzione culturale.

         Tutto questo, in maniera molto più approfondita e scritto in maniera accessibile a tutti, è contenuto nel nuovo libro di Damasio. Un libro che conviene leggere. Non perché il quadro concettuale che propone sia la maniera reale con cui il sé viene alla mente. Domani potremo avere teorie diverse, più dettagliate ed economiche. Ma perché il libro ha il grande pregio di restituire il sé alla storia. 

Il sé viene alla mente. La costruzione del cervello cosciente - Adelphi (2012)
Il sé viene alla mente. La costruzione del cervello cosciente
Antonio R. Damasio
Adelphi
2012
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