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Diego Zandel
Italia

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Il conte libertino


Il Conte e il Professore

 

C’è la remota tradizione del romanzo di conversazione ne “Il conte libertino” di Renzo Paris, edito da Gaffi. Brillante, caustico,amaro, malinconico, colto e, tutto insieme, divertito racconto di un incontro: quello del docente universitario Ruggero Rubanti  e il fantasma di un conte libertino del Seicento, Roger de Bussy-Rabutin (si noti lo stretto legame tra i due nomi). Quest’ultimo compare alle sette del mattino nella sala del caffè Trombetta davanti alla stazione Termini di Roma, dove il professore, grande esperto delle vicende politiche e letterarie del conte libertino, prenderà il treno per recarsi alla sede universitaria, in una città del sud – verosimilmente Salerno – nella quale insegna letteratura francese.

L’apparizione di Roger a Ruggero non è casuale. Le lezioni di quest’ultimo sul suo omonimo francese hanno disturbato fin nella tomba il conte che ancora si danna per aver messo in piazza le avventure  licenziose di Re Luigi XIV nel suo libro “Storia amorosa delle Gallie”, per il quale è stato imprigionato e mandato in esilio: un’onta dalla quale cercò di mondarsi per tutta la vita e che l’ha accompagnato anche dopo la morte.

Un’onta che il professor Ruggero Rubanti, tre secoli dopo perpetua con i suoi studi sul letterato e che il conte libertino non tollera, al punto di inseguirlo per tutto il viaggio e il tempo delle lezioni all’università, finanche minacciandolo di morte. Il confronto tra i due – che si esprime, appunto, attraverso continui dialoghi nello spirito della conversazione - ha un aspetto quasi comico, perché  si basa sulla compresenza di un uomo in costumi secenteschi, in sella a un cavallo che ha la velocità di un animale alato, e un uomo di oggi  che si misura con un altro tipo di civiltà (anche se c’è da dire che il romanzo è ambientato negli anni Ottanta). Ma è su questo scambio del tempo che le coincidenze si manifestano, perché il professor Rubanti, oltre agli incontri con i colleghi, che danno vita a tutta una serie di pettegolezzi e giudizi tranchant (soprattutto letterari, ma anche politici, legati a una stagione ormai lontana dalla quale si possono trarre solo spunti di riflessione interessanti), ci sono gli incontri con le studentesse, ciascuna delle quali hanno nomi che richiamano quelli delle dame citate nel libro di Bussy-Rabutin.  Non tanto paradossalmente, poi, perché ciò che ne viene fuori sono scenette non meno licenziose di quelle del conte libertino. Qui siamo al professore libertino, a cui la collega Chantal, con la quale egli ha un rapporto platonico, fa da maliziosa voce della coscienza penetrando in quello che sono i nuovi costumi femminili post sessantottini.

Il tutto si muove, naturalmente, intorno al rapporto Bussy-Rabutin e Rubanti, senza mai perdere di vista l’ostinazione del professore di divulgare, a rischio della vita, la storia del conte, legata a una profezia che ha molto a che fare con quei due giorni universitari e, soprattutto, con Rubanti. Il quale a un certo momento, con pagine finali da hard-boiled se la vede brutta.  Ma qui entriamo in una sorta di territorio noir che vale la pena di lasciar scoprire al lettore.

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Il conte libertino - Gaffi Editore in Roma (2013)
Il conte libertino
Renzo Paris
Gaffi Editore in Roma
2013
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