[A] Le recensioni di ClubDante

Diego Zandel
Italia

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Io ero l'Africa


Quando il nonno emigrò in Somalia

 

Nell’immediato dopoguerra, fino alla fine degli anni Cinquanta, migliaia di italiani emigrarono in cerca di lavoro sia nei paesi europei che nel resto del mondo, in particolare Stati Uniti, Australia e Argentina. Una parte di questi andarono anche in Africa, in quello che allora si chiamava Congo Belga, in Sudafrica e in Somalia. Il romanzo di Roberta Lepri “Io ero l’Africa”, edito da Avagliano, porta una testimonianza a riguardo, pescando dalla sua storia famigliare. I suoi nonni, di origine umbra,  emigrarono infatti in Somalia, così come tanti altri umbri (sui quali tutti a Gualdo Tadino c’è il bellissimo “Museo dell’emigrazione Pietro Conti” che racconta la loro epopea).

Nel romanzo della Lepri abbiamo una bambina, Bianca, che è molto incuriosita dall’avventura vissuta dai nonni, tornati nel frattempo in Italia, e li interroga appena può, una volta rivolgendosi al nonno, un’altra alla nonna, ricevendo da entrambi porzioni di verità e giudizi diversi. Il nonno, Teo, è un vecchio contadino in mezzadria che non riuscendo più con la sola terra a mantenere i suoi quattro figli, decide di partire per la Somalia portandosi dietro la moglie, Angela, avendo l’opportunità di coltivare un pezzo di terra tutto suo. Era l’anno 1954, e se ne andarono lasciando i figli ormai grandicelli in Italia, Dante per finire le scuole superiori, Lorenzo al secondo anno di ginnasio, Tito alle medie, ed Elsa, l’ultima, le cui vite – insieme a quelle di altri personaggi, come il fratello vescovo di Angela – s’inseriscono nel racconto, trasformandosi così in una sorta di piccola saga famigliare. Dove, però, è chiaro che i protagonisti, imbeccati da Bianca, sono i nonni e, soprattutto, l’Africa.

Un’Africa che per il nonno, razzista, è un paradiso da sfruttare, abitato da gente di colore che, a suo dire, era inferiore ai bianchi, però contraddicendosi, perché poi dagli episodi che al vecchio sovvengono  vengono fuori esempi di una grande umanità, esperienza, saggezza. Tutte quelle cose che invece la nonna riconosce da subito agli indigeni, che rispetta e dei quali diventa amica e sodale. E’ un rapporto tra i due italiani e gli africani che è espressione di una diversa sensibilità e di una cultura che, nei secoli, aveva coltivato la superiorità della razza bianca, della religione cattolica, della tecnologia, ma che messa alla prova dei fatti si rivela nella sua estrema relatività. Ma è solo Angela a rendersene conto, mentre il nonno resta prigioniero dei suoi stereotipi.

Ed è in questa relatività che emerge, dal racconto della Lepri, la forza e la bellezza dell’Africa, che la scrittrice descrive in sovrapposizione soprattutto alla nonna, più ancora che del nonno, facendo proprie le avventure, la descrizione dei colori e degli animali, dell’ambiente nel suo insieme e della sua gente. Ci sono le savane qui, i leoni, gli elefanti, i tanti altri animali, gli uccelli, vissuti in un tu per tu che è frutto della meraviglia che questa inevitabile convivenza  suscita nel cuore della donna, la quale non dimentica, tuttavia, i figli lontani (sulla cui nostalgia restano pagine di viva commozione).

E’ un libro, questo della Lepri, scritto con eleganza e sensibilità, oltre che con una professionalità che permette, con pochi tratti, di far partecipare il lettore a un’avventura, che per essere frutto di una necessità di pura sopravvivenza, porta le stimmate di una testimonianza, di una memoria, più che quella di una evasione dalla realtà.

 

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Io ero l'Africa - Avagliano (2013)
Io ero l'Africa
Roberta Lepri
Avagliano
2013
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