[A] Le recensioni di ClubDante

Diego Zandel
Italia

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Il paese che amo


Gran finale per una Trilogia

 

Con “Il Paese che amo” si conclude la Trilogia Sporca che Simone Sarasso ha cominciato con “Confine di Stato” nel 2007 e proseguito con “Settanta” nel 2009, sempre per i tipi di Marsilio. Un progetto ambizioso attraverso il quale, in tre significative tappe,  si è voluto raccontare l’Italia dal dopoguerra alla discesa in campo di Berlusconi. Sarasso lo ha fatto, con l’uso di diversi materiali e un linguaggio visivo, molto cinematografico, attraverso lo specchio deformante, ma non per questo meno vero, delle fiction. D’altra parte lo scrittore, grazie ai tanti misteri che hanno costellato la storia recente del nostro Paese e che hanno visto implicati uomini politici, servizi segreti, poteri occulti, si è trovato davanti a una prateria sulla quale scorrazzare liberamente. L’abilità di Sarasso è stata quella di aver saputo fare buon uso dei materiali a disposizione, mescolando verità e fantasia, personaggi realmente esistiti, seppur qui nascosti da pseudonimi di comodo (in quest’ultimo romanzo prevale quello di Bettino Craxi, qui col nome di Tito Cobra) , con personaggi inventati di sana pianta, come l’immarcescibile Andrea Sterling, protagonista fisso della Trilogia, simbolo di quell’Italia sporca, deviata, sordamente golpista, al soldo degli USA, che è stato un po’ il virus che ha reso malata la nostra democrazia (ancora lontana dalla guarigione, se non aggravatasi).

Se  “Confine di stato” ha raccontato alcuni tra gli eventi che più significativamente hanno segnato la nostra Repubblica dal 1954 al 1972: dal caso Montesi agli affari dello Ior, da Gladio alla morte di Mattei e così via; e “Settanta” gli anni della strategia della tensione, dal tentato colpo di stato di Junio Valerio Borghese alla strage di piazza Fontana, per proseguire poi con gli attentati a Feltrinelli e alla questura di Milano del sedicente anarchico Bertoli, le manovre in chiave anticomunista di Kissinger e Nixon (e nel romanzo con un John Wayne presidente USA al posto di  un Ronald Reagan, non meno “amerikano” di quello), con questo terzo volume siamo alla fine della Prima Repubblica. Il governo Craxi, appunto, il suo tentativo di trasformare il Partito Socialista Italiano nel primo partito della sinistra italiana sulla scia di quella operazione riuscita in Francia con Mitterrand, ma da noi, accanto a pagine di orgoglio nazionale, miseramente finito nella palude della corruzione e il vano salvifico intervento di Mani Pulite, rappresenta  l’asse portante del racconto di Sarasso.

Non appare chiaro, né naturalmente era intento dell’autore chiarirlo trattandosi di fiction e non di un libro di storia, quanto ciò sia dovuto a una complicità criminale del personaggio – verso il quale il libro comunque muove un ritratto commosso - o non, piuttosto, a una visione politica miope di Craxi-Tito Cobra, il quale, in nome di un malinteso anticomunismo, lo ha di fatto visto alleato a un pericoloso tycoon delle televisioni come Berlusconi,  qui col nome di Mauro Fedele, dal quale un socialista si doveva ben guardare. E, invece, la deriva a cui ha portato questa alleanza la conosciamo tutti: lo yuppismo, che vedeva l’ingresso nel PSI di una classe dirigente arrivista e priva di qualsiasi valore ideale, l’occupazione lottizzata dei posti di comando della Repubblica, il giro di mazzette, la Milano da bere, il giro di escort che avrebbero portato a quel circo di “nani e ballerine” che avrebbe segnato il solco sul quale sarebbe nato il seme avariato della cosiddetta Seconda Repubblica.

Un epilogo culminato con l’ultimissima pagina del romanzo di Sarasso: il “Gran finale” in cui, mentre in Italia esplodono alcune bombe di mafia, tra cui quella in via D’Amelio, da uno studio televisivo, una scenografia studiata per i gonzi, con tanto di foto di famiglia in primo piano e la “calzamaglia sull’obiettivo per effetto flou”, un uomo, fino allora di spettacolo e col piglio di un venditore, annunciando la sua discesa in campo, cominciava il suo discorso dicendo “L’Italia è il Paese che amo…”  

Una frase che oggi, un ventennio dopo, ha il suono sinistro di una dichiarazione sarcastica, una tragica presa in giro. E dà un senso al titolo del bello e avvincente, ultimo romanzo di Simone Sarasso. 

 

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Il paese che amo - Marsilio (2013)
Il paese che amo
Simone Sarasso
Marsilio
2013
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