[A] Le recensioni di ClubDante

Diego Zandel
Italia

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Alle radici del male


 

Giovinezza di un commissario in Libia

 

Il primo romanzo di Roberto Costantini è stato Tu sei il male,  dello scorso anno, un successo da 60 mila copie, destinato ora a ripetersi con l’arrivo in libreria di Alle radici del male, anche questo edito, come il precedente, da Marsilio. Protagonista è sempre l’indisponente e cinico commissario Michele Balistreri che qui vedremo alle prese con un caso, seppur secondario, nel quale era coinvolto già in Tu sei il male, relativo alla figlia, Claudia, del suo commissario capo Teodori, uscita fuori strada con la macchina in preda ai fumi della droga. L’anno, pertanto, è lo stesso, il 1982, quello dei campionati mondiali di calcio che hanno una loro funzione nel giallo. Una storia, questa, che rappresenta la seconda parte di una trilogia che avrà il suo seguito prossimamente.

Alle radici del male, però, contiene anche un prequel, che ha la sua importanza nell’economia complessiva della trilogia e che per buona metà abbondante del libro racconta  gli anni in cui Michele Balistreri viveva in Libia, membro di quella comunità di Italiani scesi per colonizzare  quella terra strappata con la vittoria nella guerra italo-turca  (o campagna di Libia) al vecchio impero ottomano nel 1912 e poi, nel 1970, cacciati dal colonnello Gheddafi  succeduto a Re Idriss con il colpo di stato del primo settembre 1969. Questo prequel è un autentico, e straordinario, romanzo nel romanzo che avrebbe potuto benissimo vivere autonomamente se alcuni episodi molto forti accaduti in Libia - la morte violenta, dopo uno stupro, di una ragazza araba e quella del presunto suicidio della madre di Balistreri – non avessero un collegamento con i fatti accaduti dodici anni dopo a Roma (quelli relativi anche alla figlia del commissario capo Teodori).

La trama, fitta di eventi, che si avvale di un intreccio ben congegnato, ricca di colpi di scena e di rivelazioni, vere o fittizie che siano, sui risvolti della nostra politica estera nei confronti di Gheddafi in quegli anni e sugli interessi del Vaticano, proibisce una esposizione dei fatti che in qualche modo tolga al lettore il piacere della scoperta e della suspense. Però non ci esime dal giudizio che vede le due parti in cui è composto Alle radici del male sostanzialmente diseguali.

Non neghiamo di essere rimasti affascinati dal racconto che Costantini fa nello spiegare le ragioni del carattere difficile, cinico e violento di Balistreri, cresciuto in Libia, in una famiglia di origine siciliana  molto ricca, forse la più ricca della Libia, con il padre  invischiato in molti affari, anche sporchi, tra cui lo stesso colpo di stato di Gheddafi. Padre, per altro opportunista, opposto alla madre, un’idealista fascista e sentimentalmente tradita dal marito che condizionerà per sempre l’atteggiamento del giovane Michele. Al di là dei vari episodi - uno su tutti, il fondamentale patto di sangue che unirà Michele ai suoi tre amici, l’italiano Nico e gli arabi, i fratelli Ahmed e Karim – si avverte in queste pagine una intensità emotiva che attinge tutta ai ricordi dell’autore, alla sua nostalgia per quella terra, di sabbia e mare, in cui è nato e vissuto fino ai 18 anni. Ricordi che portano alla luce la bella vita degli italiani a Tripoli e dintorni, l’immersione in una natura della quale si assorbiva, con i sensi e lo spirito, lo straordinario afflato che legava le persone a quella terra. Tanto da sentire come uno strappo  feroce l’esodo a cui Gheddafi, con un decreto, figlio proprio di sordidi interessi che l’Italia d’allora coltivava con il rais, obbligava i ventimila italiani. I quali, ben ricorda il romanzo di Costantini, dovettero andarsene lasciando lì ogni proprietà e averi, compreso il denaro necessario per sopravvivere. Esistono, al riguardo, crude pagine di cronaca che raccontano la tragica malinconia dello svuotarsi di Tripoli e la spietata accoglienza che avrebbero ricevuto sbarcando in Italia, al grido di fascisti. Sono, quelle di questa prima parte del libro, pagine intense, anche per una sorta di loro poesia che, inevitabilmente, rendono quelle successive - del giallo vero e proprio che riprende il racconto da lì dove lo avevamo lasciato in Tu sei il male - senz’altro di minore appeal, al di là del gioco pur eccellente degli intrecci e delle denunce.

 

 

www.lagazzettadelmezzogiorno.it

Alle radici del male - Marsilio (2012)
Alle radici del male
Roberto Costantini
Marsilio
2012
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