[A] Le recensioni di ClubDante

Bruno Arpaia
Italia

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Alamo


 

La grande menzogna dell’Impero

 

Cos’è Alamo, il nuovo libro di Paco Ignacio Taibo II? Un libro di storia? Sì, certo. Ma, se fosse solo questo, noi italiani potremmo benissimo dire: e a noi che ce ne importa? La battaglia di El Álamo per noi è solo qualche film hollywoodiano, primo fra tutti quello con John Wayne, un episodio lontano che non riusciamo a collocare esattamente nel tempo, e nemmeno nel contesto generale della successiva guerra tra gli Stati Uniti e il Messico. Però, fatto curioso, perfino per i messicani quell’assedio è un episodio marginale della loro storia: in realtà, come ci spiega Taibo, si trattò di una battaglia durata poco più di mezz’ora, con un un migliaio di soldati messicani da una parte, e dall’altra duecento “indipendentisti” texani assediati in una vecchia missione, El Álamo, appunto. Gli unici che ne hanno fatto un mito, addirittura un mito fondativo, sono gli statunitensi, i nordamericani… Remember the Alamo: su quella leggenda (anzi, diciamo le cose come stanno: su quella sonora sconfitta) hanno costruito le fondamenta immaginarie della loro libertà, ed è proprio El Álamo che ritroviamo al cuore dell’Impero e delle sue avventure per il mondo. Quella insignificante battaglia ha prodotto negli Stati Uniti 80mila libri, decine di superproduzioni hollywoodiane, romanzi e poesie di scrittori del calibro di Frost o Steinbeck, con tanto di marketing al seguito: reliquie, cucchiani, cappelli con la coda di procione à la Davy Crockett, finti coltelli di Bowie, e chi più ne ha più ne metta. Un mito, una leggenda piena di menzogne, costruita da testimoni inattendibili, dall’immaginazione popolare, da Hollywood e dalla Disney. Un “grido di libertà” che in realtà nascondeva, da parte degli “indipendentisti”, la lotta per difendere la schiavitù (completamente vietata in Messico) e per continuare a speculare sulle sterminate distese di terra texane.

In un libro degli anni Ottanta, Mario Perniola rifletteva, a partire da un saggio dell’allora segretario di stato nordamericano, Zbigniew Brzezinski, sull’importanza del simulacro, dell’immagine: gli Stati Uniti dell’Ottocento vengono considerati i campioni della libertà e della democrazia, mentre in realtà erano una società schiavista, isolazionista e chiusa al mondo… Potenza delle narrazioni.

E allora Alamo è un libro interessantissimo anche per noi italiani perché, oltre a insegnarci come si spulcia con rigore, pignoleria e onestà in una massa sterminata di documenti storici cercando di ricostruire, in un meraviglioso esempio di “storia narrativa”, qualcosa che si avvicini il più possibile alla verità, è anche e soprattutto un libro sulla costruzione dei miti della modernità, sul rapporto tra realtà e immaginario, sulla manipolazione collettiva dei fatti, sul bisogno della gente di credere a tutti i costi in qualcosa. E spesso, contro questo bisogno, qualunque argomento razionale sembra possedere solo armi spuntate. Una lezione per l’oggi, anche se stiamo parlando di un’insignificante battaglia avvenuta nel 1836 in una sperduta missione texana.

 

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Traduzione di Pino Cacucci

Alamo - Marco Tropea Editore (2012)
Alamo
Paco Ignacio II Taibo
Marco Tropea Editore
2012
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