[A] Le recensioni di ClubDante

Marco Archetti
Italia

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Un uomo qualunque


 

Alla scoperta di André Héléna

 

André Héléna è uno scrittore sconosciuto e fondamentale: sconosciuto perché, a parte un rado manipolo di religiosi del noir, è pressoché ignorato dal grande pubblico; fondamentale perché nessuno meglio di lui ha saputo prendere il toro per le corna e condurlo fino a quel fatidico bordo da cui il romanzo di genere, sporgendosi sul vuoto, diventa (anche) qualcos’altro. Sarò franco: a non conoscerlo si fa peccato. Innanzitutto vi perdereste un’ottima scrittura, cioè quella scrittura che non disdegna lo scrivere male purché suoni “vero” – la sua prosa è un fenomeno di incandescenza e di fluidità, è una parlata bassa, un po’ roca, che fila via accesa qua e là da scoppi di tosse, e che si arroventa, cresce, strozza. Nemmeno una riga di Héléna putisce dell’afrore sinistro della letterarietà e della costruzione fasulla, ossia nessuno parla come non si parla nella realtà e nessuno pensa diversamente da come penserebbe nella realtà. Tuttavia non si immagini sciatto il suo procedere, al contrario, è sempre molto sorvegliato, al punto da non disdegnare qua e là colpi di pura eleganza, senza però che l’eleganza lo pervada fino a soffocarlo; direi trattarsi, piuttosto, di un’eleganza noncurante – un barlume, un gioco di luce, al massimo un riflesso –, quell’eleganza per avere la quale noi scrittori saremmo disposti a vendere i nostri parenti a mazzi. Il risultato? I suoi libri corrono, e si girano pagine come si pedala una bicicletta in discesa.

Per andare sul concreto – e sui titoli! perché sono i titoli che fanno lo scrittore –, di questo abilissimo forzato della penna che scriveva nei bar (diciamo che le sue vicende riecheggiano quelle del nostro Salgari quanto a feeling con gli editori; poi il resto della sua biografia è del tutto singolare: la poesia da giovane, la Resistenza poi, una piccola truffa, la galera, l’aiuto alla regia del film “Arsenio Lupin” e la vendita dei suoi stessi libri porta a porta) partirei col consigliarvi Il buon Dio se ne frega (Aìsara, 14 euro), dato che è il romanzo che mi ha incatenato per primo, facendomi diventare l’entusiastico ufficio stampa héléniano che mi vanto di essere. Della trama non dirò molto, non solo perché non si fa, ma perché vi basterà sapere che: 1) il protagonista è Félix Froment, un evaso, che torna in Francia per disfarsi di un po’ di diamanti e tentare di cavarsela in qualche maniera gli sia concessa dalla buona sorte. 2) Come sempre nei romanzi di Héléna della buona sorte non si hanno notizie (in fondo cos’è il noir, se non un ritornello che dice sempre: “Il lieto fine non esiste”?) e tutto si consuma in attese snervanti in un putrido albergo in cui il protagonista passa giorni immobili, osservando, rimuginando, temendo, delirando, albergo che – per inciso – è uno degli alberghi meglio raccontati di sempre. 3) L’apoteosi è nella fuga finale: disperata, hitchckockiana e polanskiana, una delle scene più angoscianti e sincopate che si possano immaginare: il perseguitato se la darà a gambe, e voi con lui, perché sarete lì, stropicciando il libro tra le mani col fiatone, augurandovi ciò che, già lo sapete, non potrà verificarsi – ma chissà.

La seconda pietra miliare della letteratura héléniana (per restare nell’ambito della ricezione turistica), è I clienti del Central hotel (Aìsara, 14 euro), inattesa perla del 1959 che affiora e si erge nella produzione seriale cui il povero André era ormai sottomesso, e che come una perla sfolgora di tutte le lucentezze. C’è appunto un albergo, c’è la guerra che sta finendo, e ci sono gli ospiti del Central che, quasi come quelli del Papà Goriot di Balzac (“animali nella rastrelliera” della vedova Vauquer) si incrociano, vivono, soffrono, scopano, desiderano con la disperazione sciagurata dell’umanità a fine corsa, della belva ferita che strappa l’ultimo morso, del moribondo che vuole ancora illudere la sua carne. È un romanzo spettrale, doloroso, sanguinosamente oscuro, pessimista fino a far male ai fianchi, con l’ulteriore pregio – per sfolgorante soprammercato – di raccontare meglio di un libro di storia cosa avesse voluto dire vivere quei giorni selvaggi. (Dà buon conto dell’opera l’introduzione di Michele Mari, cui perdonerò il fatto – in sé, teoricamente, imperdonabile – di averci cacciato questa frase: “Desemantizzando i rapporti umani, la guerra li rende più facili.” Desemantizzando?)

L’ultimo romanzo che, se potessi, vi regalerei per Natale, è l’unico non pubblicato dall’editore Aìsara – presso cui potrete trovare l’intero catalogo di Héléna –, cioè Un uomo qualunque (Fanucci, 16 euro). È una storia nerissima, col finale più cinico e freddo che io abbia letto. I personaggi sono tutti così vivi che sembra di sentirli parlare e respirare, a partire da Balthazar, il fallito per antonomasia, fino ai membri della banda del gangster italiano Scipioni; dal malvivente Moreno, che vediamo agitarsi tra le ombre, a Simone, donna in fuga con le stigmate della tragedia, ma la tragedia quotidiana, che non interessa a nessuno, che non diventerà mai canto. Avverto chi soffre di dolori alle ossa: in questo romanzo piove molto, piove di notte e di giorno, piove sempre e piove fitto, e tra l’altro, leggendo, si fa fatica a stare fermi e ci si contorce sulla sedia, perché tutto in questi romanzi è precipitoso e la vita bracca, azzanna, ferisce. La si insegue e si scappa, si fugge, ci si nasconde, e ci si nasconde per poi fuggire ancora, mentre qualcosa incombe alle nostre spalle.

Per tirare le somme, il fatto che André Héléna sia uno dei miei scrittori preferiti non sarà una leva sufficiente per convincervi a leggerlo, ne sono consapevole, e infatti vorrei fare come faceva lui: venire direttamente a casa vostra coi suoi libri sottobraccio. Però non lo posso fare. Devo fidarmi di voi e voi di me. Ma non ve ne pentirete. Perché se darete una sola possibilità a questo gigante esile e misconosciuto, lui – ve lo giuro – non vi lascerà più.

(Ultima, inutile, raccomandazione: mentre lo leggete, attivate la segreteria sul telefono. Facile che non lo sentirete suonare.)

 

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Traduzione di Cinzia Poli

Un uomo qualunque - Fanucci (2008)
Un uomo qualunque
André Héléna
Fanucci
2008
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