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Girolamo De Michele
Italia

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12.47: strage in fabbrica


L’alienato per eccellenza

di Girolamo De Michele

«Io non ho problemi personali, perché non ho alcuna vita personale. Non ho più una vita esterna. Non ho mogli, non ho figli, non ho animali domestici, non ho familiari, non dipendo da nessuno, nessuno dipende da me, non ho piante da innaffiare, non ho affetti, solo qualche pulsione che riesco a stemperare e reprimere senza problemi con l'eroina. Non frequento alcun centro di aggregazione paesano. Nessuno si è accorto che appaio solo in questo luogo?» A pronunciare queste parole è l'io narrante – una voce senza volto e senza nome – dell'ultimo romanzo di Saverio Fattori, che uscendo adesso su carta (dopo essere stato pubblicato on line su "Carmilla" col titolo Cattedrale) conclude (o forse prosegue) un discorso sull'alienazione avviato con Alienazioni padane e proseguito con la fulminante lettura degli anni Ottanta attraverso il salone del più glamour dei parrucchieri di Bologna (Chi ha ucciso i Talk talk?) e la narrazione dell'alienazione nel mondo dell'atletica e del doping (Acido lattico). Qui siamo nel luogo dell'alienazione per eccellenza: la fabbrica, sfrondata da tutta la retorica lavorista che idealizzava la figura dell'operaio e la funzione del lavoro. Fattori, che operaio lo è davvero sin dagli anni Ottanta, seziona impietosamente le conseguenze del mito del posto fisso sulla salute mentale del soggetto, attraverso le linee di continuità e di discontinuità che collegano la fabbrica “fordista” al “modello Toyota”: «Chi non faceva un cazzo nel 1988 non fa un cazzo nemmeno vent'anni dopo, nonostante le balle del restyling generazionale della new wave aziendale. Altri disgraziati sono stati colpiti dal fuoco delle Risorse Umane senza ragioni logiche. Incentivi al licenziamento, pressioni implicite per lasciare l'azienda. Oppure, come nel mio caso, a umilianti ridimensionamenti di livello».
Deportato dal lavoro di segreteria negli uffici aziendali al Reparto Stampaggio («Io oggi sono un operaio redento, ero un borghese e mi hanno relegato in questo gulag per una rieducazione che non meritavo, sto tra la feccia, nel quartiere peggiore»), questo operaio senza nome pianifica con lucida freddezza, in un crescendo allucinatorio nel quale la “realtà” si confonde con i fantasmi della sua mente, una strage senza scopo e senza movente politico: «Vorrei essere ricordato come il teorico dello stragismo aziendale», afferma. Una strage che è la quasi logica conseguenza di un mondo nel quale il lavoro fisso e ripetitivo non ha sviluppato alcuna etica della solidarietà, alcun afflato morale: gli abitanti di questo mostro sono automi, sul limite dell'ibrido umano-macchina, regolati da un «codice di autoregolamentazione tra schiavi» che, più efficiente di qualsivoglia servizio di sorveglianza, tronca sul nascere ogni spinta alla trasgressione e sviluppa «processi istintivi legati allo schifo della natura umana che si esibisce in situazioni di assembramento casuale e in assenza di regole etico-morali». Questa è la vera condizione lavorativa: cedere la propria umanità in cambio di un salario sufficiente a sopravvivere, ma non a impedire che domani, e domani l'altro, si debba tornare a vendere se stessi, vendere ciò che fa di un assemblaggio di muscoli, ossa e tendini un essere umano per vedersi trasformati in una macchina che trova il proprio scopo nel collegarsi ad altre macchine, in modo monotono e ripetitivo.
Con uno stile narrativo secco e misurato, centrato su un registro linguistico medio che non conosce, per scelta dell'autore, variazioni, Fattori conduce il lettore nel gorgo cerebrale del protagonista, al quale affianca nell'ultima parte “il Frank”, emblema della generazione nata dopo il 1985 (il protagonista è del '67, «come Kurt Cobain»), una sorta di demone detonatore delle sue paranoie omicide, fino alla conclusione annunciata. Dopo la quale siamo costretti a chiederci non il perché della strage, ma perché, nella vita reale, in questo mondo alienato nel quale siamo tutti irretiti, non succeda davvero che un qualunque uomo senza qualità imbracci un'arma e cominci a sparare all'impazzata. E a chiederci come rompere questa gabbia di vetro e alluminio nella quale siamo imprigionati, prima che cominci a succedere.

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Saverio Fattori
12:47 strage in fabbrica
Gaffi, Roma 2012
Pagg. 202, € 18.00

12.47: strage in fabbrica - Gaffi Editore in Roma (2012)
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