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Bruno Arpaia
Italia

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Ricordo della morte


Una storia vera contro l'oblio

 

Faction, ovverosia factual fiction: fatti e finzione uniti in libri in cui i personaggi e gli avvenimenti sono reali, ma vengono narrati in forma di romanzo. Ricordo della morte, dell’argentino Miguel Bonasso, che Il Saggiatore finalmente ripubblica in edizione economica, è un'opera che può essere ricondotta a questa categoria, ma è certamente ben più di questo. L'autore, dirigente del partito peronista autentico, dopo il colpo di stato del marzo 1976 venne condannato a morte dai generali golpisti. Visse in clandestinità in Argentina per qualche tempo, poi si rassegnò all'esilio: prima in Italia, quindi in Messico dove ha continuato il suo lavoro di giornalista, e da dove è poi tornato in patria, continuando a scrivere e diventando deputato per due legislature per un piccolo partito di opposizione.

Il titolo del libro è tratto da un passo del Salmo XVII di Quevedo: «E non v'era cosa su cui posare gli occhi che non fosse un ricordo della morte». Epigrafe quanto mai "azzeccata", giacché Bonasso racconta, in una tesa mistura tra resoconto, thriller e romanzo d'avventura, l'odissea dei prigionieri politici argentini negli anni del golpe e della "guerra sporca". Sequestrati, torturati, migliaia di oppositori si trovarono in preda ai loschi giochi dell'esercito e della marina, che sfruttarono ogni mezzo per metterli gli uni contro gli altri, per incitare al tradimento o alla collaborazione. Pochi resistettero, e ancor meno sono quelli in grado di raccontare la loro esperienza, di ricordare quella specie di "morte". Jaime Dri, "il Pelato", un deputato peronista riuscito a fuggire rocambolescamente in Paraguay, era uno dei sopravvissuti ed è diventato il protagonista del libro di Bonasso. Un libro avvincente, che ha, come scriveva Roberto Arlt (altro grande argentino) «la forza di un diretto alla mascella»; un libro che meraviglia non solo per l'aderenza ai fatti, ma per l'intensità, la capacità di penetrazione psicologica e, last but not least, l'alta qualità letteraria.

Deve essere stato difficile organizzare questa enorme massa di materiale...

Bonasso: «Sì, non è stato semplice. Per un anno e mezzo ho compiuto molte ricerche, lavorando con il protagonista e allo stesso tempo facendo altre interviste che mi servivano da riscontro alla testimonianza principale. Ho parlato con altri sopravvissuti della Scuola di meccanica dell'esercito e di altri campi di concentramento, ho letto moltissimi documenti, alcuni dei quali segreti, della marina; dopo è cominciato il lavoro propriamente letterario. Mi trovavo di fronte a una base documentaria incredibile da cui ricavare una sintesi e alla quale fornire una certa struttura che comprendesse generi come il thriller, il romanzo d'avventura, di spionaggio, il romanzo storico, quello poliziesco... Questa fase è durata un altro anno e mezzo, durante il quale non è finita la ricerca perché continuavo a parlare con il personaggio del libro e a sottoporgli le pagine che scrivevo per accertarmi della verosimiglianza di scene che potevo solo immaginare o di personaggi come l'ammiraglio Massera, che non avevo conosciuto di persona.»

La descrizione psicologica di ciò che provavano i prigionieri è acutissima, come se fosse stato lei stesso a subire le torture, i dubbi, le tentazioni di tradimento dei suoi personaggi. Immagino che tra lei e Jaime Dri si sia instaurato un rapporto molto particolare e profondo...

Bonasso: «Quando ho cominciato il libro, Dri era più un compagno che un amico. Tra noi esisteva un rapporto più politico che umano ed esistenziale. Oggi posso dire che Jaime è uno dei miei migliori amici: insieme, abbiamo fatto una specie di psicanalisi artigianale. Per lui e per me questo lavoro è stato quasi una catarsi, un modo per liberarsi dell'inferno che soprattutto lui aveva in testa. Per me il problema era proprio quello che lei ha centrato con la sua domanda: raccontare tutto "come se lo avessi vissuto di persona". Le prime registrazioni con Jaime furono un disastro: parlava della sua esperienza tragica come se raccontasse un film, senza alcuna soggettività. Poi pian piano si è aperto e mi ha dato la possibilità di mettere il lettore al suo posto, col cappuccio in testa nella macchina in cui era stato rapito, in quell' universo di tenebra fatto di rumori e di odori.»

Le Monde ha accostato il libro addirittura al Primo cerchio di Solzenicyn, e a me pare che sia davvero un libro capitale, la cui lettura andrebbe consigliata perfino nelle scuole. Un libro contro l’oblio, ma soprattutto una grande, tragica avventura nei meandri più nascosti del totalitarismo e dei sentimenti umani.

 

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Traduzione di Pino Cacucci e Gloria Corica

Ricordo della morte - Il Saggiatore Tascabili ()
Ricordo della morte
Miguel Bonasso
Il Saggiatore Tascabili
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