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Girolamo De Michele
Italia

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Nessuno può portarti un fiore


Sette vite ribelli

di Girolamo De Michele

La prima cosa che viene in mente, già durante la lettura di questi sette racconti, è che In ogni caso nessun rimorso Cacucci se lo è già bruciato, come titolo. Perché, senza nulla togliere alla poetica frase che chiude il primo racconto e dà il titolo al libro, la passione dominante di questi sette personaggi, tutti realmente esistiti, è il loro amore senza mediazioni e senza remore per la libertà: un amore che li porta a scontrarsi col potere, pagando sempre in prima persona con la vita o la galera, ma senza mai pentirsi di questo amore. Non è un caso che Cacucci, ancora una volta, abbia narrato la storia non solo dalla parte dei “vinti”, ma che tra questi abbia scelto i più deboli: le donne – tra le quali spicca, per il suo tragico silenzio a cui l'autore ha cercato di inventare una voce narrante, Sylvia Ageloff, strumento inconsapevole della macchina criminale che portò all'assassinio di Trotskij, dunque tradita sia nell'amore che nella fede politica – o gli anarchici, sempre bastonati, per dirla col poeta di Pavana, sempre alla ricerca di una via di fuga dalle infami prigioni nelle colonie o da una banca rapinata magari con in mano una pistola giocattolo.
Accade così che queste vite reali, ricostruite su documenti, diari, autobiografie che nessuno ristampa più, assumano il valore di piccole allegorie: Horst Fantazzini e Clément Duval, ad esempio, ci parlano non solo della condizione dell'anarchico detenuto, ma di una più generale condizione umana, di una galera che è la vita stessa, con le sue maglie di potere, i suoi gendarmi, le sue leggi scritte dai potenti perché sia il potere a giudicare il potere; vite in cui la dignità ha il peso e il rischio di un'evasione, come fu per il Conte di Montecristo, per ciascuna delle quali potrebbe valere come eserga il titolo dell'ultimo racconto E in cuor mio, non v'ho più perdonato. A volte la galera è la perdita della memoria, l'oblio decretato da chi ha impresso la propria impronta su ciò che dev'essere tramandato e ciò che non vale la pena: merito, di nuovo, di Cacucci andare alla ricerca di figure dimenticate della Resistenza, e riportare alla luce, ancora, anarchici come Louis Chabas, troppo indipendente per farsi irreggimentare dalle brigate “politicizzate”, o ragazze come Edera de Giovanni, che con la sua tragica fine ricorda a chi, per colpa propria, lo ha dimenticato quante donne caddero nella guerra di liberazione.
C'è però un'avvertenza per il lettore: nel narrare le vite di questi “sconfitti”, Cacucci non indulge mai – né in questi racconti né altrove, del resto – nell'autoconsolatoria compassione per chi “sbaglia dalla parte giusta”: nessun rimorso, ma anche nessun autocompiacimento. Ciascuna di queste figure  è colta come in una foto d'epoca – che siano il fine Ottocento in cui comincia la vicenda di Clément Duval piuttosto che il Ventennio in cui Sante Pollastro pedalava sempre un passo avanti ai gendarmi di Mussolini, o gli anni Sessanta di Horst Fantazzini, che il miracolo italiano non lo ha mai conosciuto e ha deciso di prenderselo a modo suo – che ci consegna uno sguardo carico di desideri, passioni, possibilità. Esemplare, in questo senso, l'incrocio di storie che attorno a Duval si tessono, rievocando Sacco e Vanzetti, ma anche Andrea Salsedo, il primo anarchico volato giù dalla finestra di una questura (di New York). La storia è poi andata quasi sempre in direzione contraria: ma proprio per questo lo sguardo, il volto, il gesto di ciascuno di questi ribelli ci si presenta come una virtualità, un possibile che ci indica un'altra storia che non si è attualizzata, ma che oggi, mentre le crepe serpeggiano sulle mura dello stato di cose presente e scricchiolii sempre più forti annunciano che un altro mondo è necessario, queste alternative mancate tingono di un diverso colore un mondo che è durato anche troppo, e non merita di durare.

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Pino Cacucci
Nessuno può portarti un fiore
Feltrinelli, Milano 2012
Pagg. 208, € 14.00

 

Nessuno può portarti un fiore - Feltrinelli (2012)
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Feltrinelli
2012
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