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Diego Zandel
Italia

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L'infelicità di essere greci


Aforismi sul carattere di un popolo

 

Scritto negli anni della dittatura dei colonnelli, L’infelicità di essere greci di Nikos Dimou viene pubblicato e tradotto per la prima volta in Italia, da Castelvecchi, con una prefazione dell’autore di quest’anno che fa riferimento ovviamente alla grave crisi economica che attraversa la Grecia. Si tratta di un libretto di aforismi che rappresenta una sorta di autocritica, il cui assunto principale è che l’infelicità dei greci derivi dal fatto di non sentirsi intimamente all’altezza dei greci antichi. In questo senso, il popolo greco ha delle reazioni, nei comportamenti, che vorrebbero essere da Alessandro Magno, ma in realtà sono da Karaghiozis, popolare personaggio del teatro delle ombre greco (e turco), che dei vizi dei greci, più che delle loro virtù, è il rappresentante. Da questo assunto ne derivano altri: e cioè che i greci ritengono che tutto ciò che capita a loro è dovuto all’intervento straniero: “I neo-greci” scrive Dimou “non hanno mai potuto assumersi le proprie responsabilità, è sempre stata colpa di un altro: ora lo ‘zampino inglese’, ora l’Intelligence Service, la Nato, la Cia eccetera”. Se la frase fosse stata scritta oggi, Nikos Dimou avrebbe aggiunto senz’altro la Merkel o la Germania.

Scrive ancora Dimou: “Uno strano legame unisce il greco alla sua infelicità. Questo è anche il motivo per cui vive i suoi momenti migliori quando è infelice o minacciato. La crisi e il conflitto lo fortificano. La negatività diviene positività”. Il che spiega bene le reazioni popolari di massa che la crisi ha generato. Spiega, per il passato, come un piccolo popolo occupato dai nazifascisti possa unirsi, riscattarsi e combatterli al punto di ricacciarli in mare, di tirare fuori il meglio di sé. Mentre, venendo alla vita di tutti i giorni, capita che l’uomo greco, se triste o malinconico, trascenda il suo stato d’animo attraverso la danza, in particolare lo Zeibèkikos.

Negli aforismi di Dimou, divisi per argomenti, ce ne sono molti che sono applicabili anche agli italiani. Ad esempio, uno relativo all’ambiente, che dice: “Da qualche parte, dentro di noi, siamo convinti di non meritare di vivere in un posto così bello. Tentiamo di portarlo ‘a misura nostra’. Al nostro livello. Lo riempiamo di cemento e spazzatura”. In qualche modo, sì, anche gli italiani – a diversi livelli di consapevolezza, come dice Dimou per i greci – credono di essere gli eredi degli antichi e valorosi romani e, per le arti e la cultura, i figli del Rinascimento, e tirano fuori regimi come quello fascista o, più recentemente, mettiamo statue di cartapesta, copie di quelle antiche, a testimoniareo il nostrglorioso passato nell’ accogliere i capi di stato in un aeroporto dell’Agro Pontino. Per cui, seppur scritto per i greci, sottoscriviamo: “Qualsiasi creazione è opera o della natura o degli antichi… (ora divenuti la stessa cosa). E noi, compagnia di attori di varietà, vaghiamo in mezzo a un magnifico scenario da tragedia”.

Ma Nikou Dimou ce l’ha un po’ con tutto e tutti: con il bifolco bruscamente imborghesito (“l’animale più squallido in Grecia”), con il non sentirsi europei e il risentirsi se gli europei non li considerano tali, con la natura del parentado e il potere delle madri sui figli (il soffocante “amore” che finisce per creare “bambini-schiavi o rivoluzionari”), con la vita sessuale dei greci, per la quale anche si possono cogliere delle somiglianze con gli italiani, tipo: “La vita sessuale dell’uomo greco si muove su due livelli. Quello reale e quello immaginario. La distanza che li separa è grande”.

Certo, ricorda Dimou, invece che dell’infelicità, avrebbe potuto scrivere della felicità dei greci. Ma scrivendo dell’infelicità ha scritto anche della felicità, perché questa alla fine, paradossalmente, consiste nell’essere infelici. Se autocritica c’è, e dura, non è gratuita né tantomeno frutto di uno snobismo intellettuale. Piuttosto rabbia e amore. L’ultima riga del libro infatti dice: “Dio mi è testimone: niente ho amato più di questa terra”.

 

www.lagazzettadelmezzogiorno.it/

 

 

Traduzione di V. Cerenzia e L. Zei

L'infelicità di essere greci - Castelvecchi (2012)
L'infelicità di essere greci
Nikos Dimou
Castelvecchi
2012
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