[A] Le recensioni di ClubDante

Maria Rosa Cutrufelli
Italia

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L'ultima volta


Fuga e ritorno nell'Irlanda disperata

 

Per “catalogarlo” è stato fatto il nome di Pasolini. Un Pasolini irlandese, cantore di una struggente, abbacinante omosessualità. Un intellettuale anomalo e un po' misterioso, radicale nelle sue scelte di vita. Ma il possibile raffronto tra i due si ferma qui.
La “leggenda” di Desmond Hogan, per cominciare, è ben diversa da quella di Pasolini. Si nutre di silenzio, di vere e proprie sparizioni e di un'esistenza spartana, vissuta ai margini della società letteraria. Per Pasolini, i ragazzi delle borgate romane erano “l'altro”. Un “altro” vitale e seduttivo nell'innocenza illetterata. Per Hogan, i nomadi, gli zingari, sono maestri di vita quotidiana.
Diverso l'uomo, dunque, e diverso lo scrittore.
Vero che anche la prosa di Hogan, come quella del poeta-narratore italiano, è carnale, densa di tensione erotica. Ma la carnalità dell'irlandese è temperata da un tocco malinconico che sfuma in un erotismo più suggerito che rappresentato. E non trova spazio, nella sua opera, quel sentimento tipico di Pasolini, quella nostalgia per un mondo contadino arcaico e perduto. Semmai, troviamo il rimpianto dell'eterno esule. Di chi torna per necessità, ma non vorrebbe tornare a una patria irredimibile, bagnata dal sangue dell'intolleranza, irrigidita in odi violenti e senza scampo.
"L'ultima volta" (l'unico libro di Desmond Hogan tradotto in italiano, che io sappia) è una selezione di racconti scelti da un'antologia più ampia, uscita nel 2005 a Dublino. Ogni racconto è una storia a sé. Alcuni personaggi però ricompaiono, emergono all'improvviso per riannodare le storie, dando così alla narrazione il ritmo di un romanzo. C'è molta natura, in queste pagine: una campagna irlandese povera e antica, attraversata dalle illusioni della modernità. Ci sono i sobborghi di Dublino («una città bruciata lentamente dalla miseria») e le periferie di tante, sperdute cittadine, luoghi dove la giovinezza passa senza lasciare traccia: «Aspettavano, con l'aria curiosa... Se ne stavano appoggiati all'angolo della banca, portando sulle spalle chissà quale straordinaria responsabilità, tenendo vive la fantasia, la crescita, la speranza... Poi, misteriosamente, scomparvero... Andarono a Birmingham, a Londra, lasciando un solo teddy boy ad alzare il proprio garofano rosso».
Londra è la città più odiata. E più amata. Il luogo dove si consumano i sogni, anche quando si avverano. Si può diventare una pop star (come accade, in un racconto, a uno dei personaggi) ma l'immaginazione ruota sempre lì, attorno alle proprie origini, alla fonte profonda di qualsiasi canto: «Le sue parole esplodevano sul palco, durante i concerti, alla televisione, e raccontavano di vite irlandesi spezzate, di immigrate irlandesi dai capelli rossi che lavoravano negli alberghi del West London».
Racconti teneri e disperati. Che narrano di suore e di ragazze-madri, di aborti e di ignoranza, di religione e di conflitti sanguinosi, di soldati reduci da guerre assurde e di disoccupati. Di ragazzi e ragazze in fuga. Di uomini e donne alla ricerca di un destino migliore, che ai giovani sembra immancabilmente a portata di mano, appena oltre un confine... Storie di un'Irlanda che non smette di vivere e di sperare.

 

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Traduzione di Gaja Cenciarelli

L'ultima volta - Playground (2012)
L'ultima volta
Desmond Hogan
Playground
2012
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