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Fabio Gambaro
Italia

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Il secolo delle nuvole


Attingendo come per i romanzi precedenti alla propria biografia, Philippe Forest conquista ancora una volta i lettori con questo denso e bellissimo Il secolo delle nuvole, opera che rende omaggio al padre scomparso una quindicina di anni fa e contemporaneamente prova abbracciare la storia di un XX secolo fatto d’illusioni e di orrori. E poiché il genitore scomparso - di cui il romanzo ripercorre tutta la traiettoria, dalla giovinezza a Macon all’inizio della seconda guerra mondiale fino agli ultimi giorni della sua esistenza in un elegante appartamento borghese di Parigi - è stato per oltre trent’anni pilota di Air France, lo scrittore francese ricostruisce in parallelo la storia dell’aviazione nel corso del secolo scorso, usandola come metafora del secolo stesso e delle sue contraddizioni. L’aviazione come promessa di libertà ma anche come potente strumento di distruzione, simbolo del progresso economico del dopoguerra e al contempo mezzo di trasporto inevitabilmente legato alla memoria di grandi catastrofi.
Per scelta, dunque, il romanzo di Forest affronta apertamente come mai aveva fatto in passato la questione della storia e quindi del trascorrere inesorabile del tempo, evocando in ultima analisi la nostra relazione con la morte. Tema che di fatto costituisce il nucleo originario di tutto il suo lavoro di romanziere, il cui approdo alla scrittura narrativa – come si sa - è stato motivato dalla tragica scomparsa della figlia di pochi anni. E non è un caso che questo episodio traumatico della sua vita ritorni anche nelle ultima pagine del Secolo delle nuvole, quasi ad indicare l’impossibilità per l’autore di emanciparsi da quel terribile evento e dal suo dolore. Naturalmente, nel momento in cui affronta vicende incastonate nel divenire della storia, Forest sa benissimo che oggi non è più possibile scrivere un romanzo storico come si faceva in passato. Per combattere l’illusione retrospettiva che descrive la storia – collettiva e individuale - a partire dalla conoscenza che se ne ha posteriori, egli adotta allora una narrazione che avanza sempre proponendo al lettore un fascio di possibilità, nel tentativo di restituire gli avvenimenti come si pensa che siano andati ma anche come avrebbe potuto essere, senza mai dimenticare la forza imponderabile del caso che spinge gli avvenimenti in una direzione piuttosto che un’altra. Precauzione che vale soprattutto per i destini individuali, che oltretutto non sono mai pienamente coscienti della complessità degli avvenimenti storici in cui si muovono.
Questa scrittura fatta di possibili è anche un modo per riempire i vuoti della memoria dell’autore, nella quale in fin dei conti restano solo pochi ricordi diretti della storia paterna. Per Forest la memoria è fatta soprattutto di oblio, di vuoti, di spazi bianchi che solo la finzione può tentare di riempire, motivo per cui, ricordare e immaginare si confondono sempre, e alla fine solo la letteratura sopravvive alla storia, come sembra sottolineare l’ultima frase del libro. La stratificazione di diverse temporalità private e collettive, reali e immaginarie diventa così il dispositivo centrale di un romanzo che sfrutta uno stile volutamente alto, grazie ad una sintassi elaborata e complessa, fatta di periodi complessi e lessico ricercato. Dove l’incedere ampio e solenne della scrittura che avanza per spirali, inglobando riflessioni e digressioni, riproduce i tentennamenti della memoria in cerca di un varco nella penombra del passato.
 Insomma, muovendosi tra storia e autobiografia, memoria e immaginazione, Forest parte alla ricerca del padre, di cui racconta la vita tra le nuvole ai comandi degli aerei e la vita in terra al fianco della moglie (le pagine sulla loro storia d’amore nata tra le paure della guerra sono tra le più belle del libro) e dei figli. Un padre di cui Forest cerca di cogliere i contorni sfuggenti e - interrogandosi sul tema della trasmissione e dell’eredità - l’ambivalenza della lezione tramandata ai figli: da un lato, la vanità delle cose e la coscienza del nulla a cui si riduce l’esistenza, ma dall’altro una relativa fiducia nella vita, grazie alla presenza di un altrove sempre possibile. In questa ambivalenza, che poi è l’eterna incertezza dell’esistenza tra speranza e disperazione, sta il nucleo profondo del romanzo di Forest, uno scrittore per cui la letteratura non è altro che un corpo a corpo infinito con la vita.

Philippe Forest
Il secolo delle nuvole
Traduzione di Gabriella Bosco
Alet
Pagg.411,  € 19,50

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Il secolo delle nuvole - Alet Edizioni (2012)
Il secolo delle nuvole
Philippe Forest
Alet Edizioni
2012
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