[A] Le recensioni di ClubDante

Marina Bisogno
Italia

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Hotel Bella Vista e altri racconti


 

Irriverente, poetica Colette

 

“Mesdames et messieurs, bienvenues au music-hall”. Quante volte avrà esordito così Colette ai tempi in cui calcava le scene? Figlia della Francia di fine Ottocento, ha attraversato il Novecento sperimentando tutti gli accenti della scrittura: giornalista, scrittrice, drammaturga e persino pubblicitaria. Oggi sarebbe una copywriter col talento della narrazione, o forse no, chi può dirlo. Sta di fatto che tutta Parigi sparlava di lei, della sua scrittura irriverente e poetica quando proprio non te lo aspetti. Sidonie Gabrielle Colette (per tutti solo Colette) sfogava a gesti e a parole una smania espressiva imbarazzante che faceva il paio con la sua vita sentimentale turbolenta. Conosciuta dai più per il personaggio di Claudine, la ragazzina ribelle alle prese con la pedanteria scolastica, Colette è autrice di diversi racconti, tra cui la raccolta Hotel Bella Vista  e altri racconti  edito da La Tartaruga. Il volume raccoglie episodi che l’autrice ha vissuto da vicino, come la permanenza in un hotel in Bretagna da cui ha potuto ammirare paesaggi che definirà incantevoli. Ma che cos’è la vita vissuta rispetto alla suggestione narrativa? L’immaginazione, infatti, spinge Colette a trasfigurare i ricordi, a stingerli con l’ironia di uno sguardo più consapevole. La penna abbozza personaggi grotteschi: donne bisessuali, cagnette capricciose e ballerine di cabaret. Uomini e donne con tutte le loro stramberie, le loro ossessioni. Quello che segna lo stile di Colette è la sua naturalezza nel raccontare i particolari scabrosi che innestano pensieri salaci.  La passione per i postriboli, per le locande e i palcoscenici del Moulin Rouge accendono uno sguardo per lo più smagato, che all’occorrenza lascia il passo alla malinconia, alla bellezza. Colette entra ed esce, con violenza o con dolcezza, dai suoi paesaggi, dai suoi mondi di carta. Leggerla equivale a un viaggio: i gesti, le voci, le usanze dei protagonisti tracciano una prospettiva nuova della letteratura francese, per certi versi baudelairiana, e comunque mai cerebrale come quella di Simone de Beauvoir e la sua cricca. Colette è tutto ciò che di prosaico può esistere in un testo, riservandoci, però, scorci come questo: “Dopo l’apoteosi dell’ultimo quadro, Lise Damoiseau si dileguava. Struccata, con un vestito nero qualsiasi, se ne andava con la sua preziosa testa, il collo altero incravattato di lapin. Sotto il lampione a gas del marciapiede, davanti all'ingresso degli artisti, gettava un ultimo scintillio non ancora spento negli occhi e nei denti e spariva nell'entrata della metropolitana”.

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Traduzione di Miro Silvera e Anna Morpurgo

Hotel Bella Vista e altri racconti - La Tartaruga (2003)
Hotel Bella Vista e altri racconti
Colette
La Tartaruga
2003
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