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Paola
Italia

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Fine


Dal “grande freddo” all’Apocalisse

Dopo venticinque anni, sette vecchi amici e un paio di loro compagne si ritrovano in uno sperduto rifugio di montagna per mantenere la promessa di rivedersi fatta in gioventù. Ciascuno si sente in dovere di essere presente, di mantenere l’impegno, spinto dal rimorso della propria coscienza per essere stato complice, insieme agli altri e in quello stesso luogo, di un terribile scherzo compiuto alle spalle di uno di loro. Proprio la vittima di quello scherzo, mancando senza un’apparente motivazione all’appuntamento, diventerà, per tutta la storia raccontata dallo scrittore spagnolo David Monteagudo nel romanzo intitolato Fine,una presenza più che mai viva e ossessiva per tutto il gruppo. Dopo le prime ore di quiete, durante la notte avviene qualcosa di incomprensibile che cambierà l’atmosfera e che rimetterà in gioco vecchi risentimenti.

Il rapido susseguirsi delle strane vicende trascina il lettore in una storia del terrore, il cui unico appiglio consolatorio diventano le due figure femminili “esterne” al gruppo, cui l’autore affida la lucidità che dovrebbe servire ad allontanare uno scenario che, con il passare delle ore, diventa sempre più apocalittico. Tutte le incomprensibili fini cui vanno incontro, a uno a uno, i protagonisti, potrebbero essere lette in funzione di rancori irrisolti, se non fosse che anche il contesto in cui i personaggi si muovono (una natura selvaggia, un paese completamente deserto, una cittadina abbandonata, animali affamati e belve esotiche) lascia intravedere per tutti loro una punizione e una fine che va ben più in là della vendetta.

Questa apocalittica storia della “coscienza sporca”, che evoca in ciascun personaggio colpe e responsabilità (soprattutto verso sé stessi) ha una struttura narrativa semplice, ma molto efficace: l’iniziale presentazione dei personaggi, il graduale avvicinamento all’appuntamento, gli strani incidenti e le sparizioni, tengono incollato il lettore fino all’ultima pagina. A differenza dei gialli con “camera chiusa”, in questo romanzo l’ambientazione è del tutto “aperta”, così come sono inizialmente aperte le possibili vie di fuga per il gruppo di amici. Il terrore e la suspence non scaturiscono dalle tradizionali trappole “casalinghe”, ma dalla coscienza mordente che riaffiora in ciascuno degli sventurati protagonisti e che immerge il lettore in un’atmosfera fortemente ossessiva e soffocante.

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Fine - Guanda (2012)
Fine
David Monteagudo
Guanda
2012
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