[A] Le recensioni di ClubDante

Franco Pezzini
Italia

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Storie di pirati


Una bocca di cannone per Sharkey

 

L’immaginario cinematografico sui pirati è stato ovviamente influenzato da tutta una produzione artistica, spesso di carattere molto popolare: si pensi al fiorire di stampe proto-pulp che fin dal Seicento circolarono su atrocità (vere o presunte) a loro imputate, o anche più semplicemente alla ritrattistica più o meno idealizzata dei grandi criminali dei mari, con abiti chiassosi, sciabole in bella vista, e fattezze – soprattutto – da intrigare Lombroso. Ma a ispirare registi, sceneggiatori e costumisti fu più di tutto l’opera del grandissimo illustratore americano Howard Pyle, col Book of Pirates edito postumo nel 1921, che alternava ai testi (anch’essi suoi) raffinati bozzetti in punta di penna e grandi tavole a colori. Hollywood ne riceveva su un piatto d’argento il materiale per infinite Tortughe, da Errol Flynn a Johnny Depp, compresa la ciurma di Capitan Uncino del Peter Pan di Disney – un lascito all’immaginario, insomma, che influenza ancor oggi. Tanto più che il mondo romantico di Pyle, dedicato anzitutto ai ragazzi, si era dimostrato capace già al tempo di stregare anche adulti come Vincent van Gogh.
Quando dunque nel 1922, a distanza di un solo anno dall’uscita del volume, veniva riproposta in raccolta una serie di racconti pirateschi che Arthur Conan Doyle aveva snocciolato in riviste tra il 1897 e il 1902, il pubblico poteva disporre di un riferimento visivo di eccellenza: ed è bello che l’editore Donzelli offra ora il testo doyliano proprio in dittico con una ricca scelta delle immagini di Pyle. Tra scene di duelli e adunate su spiagge deserte, attacchi a galeoni, crudeltà su prigionieri (classica la scena della passerella con il tipo bendato destinato ai pesci) e scavi di tesori, emergono alcuni ritratti di rapaci capitani: ed è agevole riconoscervi, almeno idealmente, quello spaventoso Sharkey protagonista di quattro delle novelle di Doyle. Siamo qui lontanissimi dai romantici Corsari Neri alla Salgari che popolavano le fantasie anche coeve dei ragazzi italiani – mentre troviamo per esempio un ideale precedente alla filibusta torva e a tratti sadiana dei recenti romanzi di Valerio Evangelisti. Sul feroce nichilismo di Sharkey e della sua lurida combriccola, sulla combinazione di astuzia e fortuna delle loro gesta a fronte di istituzioni impotenti, sulla losca leggenda che li ammanta ristagna un fetore malato; e ad attendere i reprobi sarà una fine orribile per mano di una vittima devastata da dolore e desiderio di vendetta, che dovrà scendere nella dannazione della pirateria per raggiungere l’altrimenti inaffondabile predatore.
Ma non tutti i racconti sono dedicati a Sharkey. Nella raccolta sono infatti comprese due storie del tutto autonome, con furfanti più simpatici: il reprobo di La Slipping Sal – avventuroso frammento del confronto per mare tra Albione e la Francia – si riscatta alla fine con una morte coraggiosa (del resto “era inglese!”), mentre il protagonista di Un pirata di terra, che aggredisce in automobile lungo le strade dell’Inghilterra di Holmes (ma senza Holmes), gode addirittura della solidarietà di Doyle. E forse, andando a colpire uno speculatore finanziario, anche dei lettori dell’età dello spread.

 

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Traduzione di Maurizio Bartocci

 

Storie di pirati - Donzelli (2012)
Storie di pirati
Arthur Conan Doyle
Donzelli
2012
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