[A] Dall'Agorà di ClubDante

Fernando Iwasaki
Peru

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Sarà sempre un classico


20/05/2012

Uno dei regali più straordinari che ricevo dalla letteratura è il privilegio di godere dell’amicizia degli scrittori che ho letto e ammirato. Carlos Fuentes era uno di loro e la sua morte mi ha devastato, perché adesso Silvia, sua moglie, vivrà in compagnia dell’assenza irreparabile di Natascha, Carlitos e Fuentes. Ah, Silvia cara, quell’immenso vuoto lo sopportavi meglio con Carlos e ora tutti noi amici dovremmo esserti vicini.
Le prime cose di Carlos Fuentes che lessi furono i racconti raccolti in Cuerpos y ofrendas (Alianza, 1972), dei quali mi impressionarono soprattutto Chac Mool e Aura. Che meraviglia di romanzo breve è Aura, la cui prima edizione fu pubblicata da Era nel 1962, esattamente cinquant’anni fa. Si tratta, senza dubbio, del miglior romanzo di terrore in lingua spagnola e una delle opere per le quali Fuentes sarà sempre un classico. La mia seconda lettura fu la più ambiziosa possibile, perché lessi Terra Nostra grazie al consiglio di un grande amico che mi spinse a comprarlo nella scomparsa libreria Castro Soto di Lima. Meno male che gli diedi retta, perché altrimenti non avrei avuto una prima edizione con dedica. Ricordo benissimo la sorpresa di Carlos quando gli mostrai il libro e mi piace da morire la frase che mi regalò: «…a morsi terrestri». La fastosa trilogia del XX secolo di Jorge Volpi non esisterebbe senza Terra Nostra.
Proprio a Jorge Volpi devo l’opportunità di aver collaborato al numero che la bella rivista L’Herne ha dedicato a Fuentes nel 2006. E tuttavia, chi in realtà ci ha presentati è stato Hugh Thomas nel 1992, e da allora ho goduto di una cordialità da parte sua che, con il passare degli anni, si è trasformata in simpatia e generosità. Un grande amico comune, il cineasta Alex Branger, quasi un figlio per Silvia e Carlos, ci ha permesso di conoscerci meglio e l’amicizia di Alex ha propiziato la complicità, quella mistura di affetto e lealtà che a me è sempre sembrata un privilegio.
Era impossibile andare a trovare Carlos Fuentes in una città concreta, perché la cosa normale era ritrovarsi con lui a Londra, Madrid, New York, Parigi, Guadalajara o Palma di Maiorca. Nel 2007 un gruppo di scrittori trascorse una settimana insieme a Santillana del Mar e Carlos fu uno dei «Maestri» che la Fundación Santillana riunì per l’occasione. Non dimenticherò mai quelle conversazioni in cui ci parlava delle sue letture, dei suoi inizi letterari e dei suoi amici scrittori come Julio Cortázar, la cui cattedra messicana Carlos ha fondato e sostenuto con una nobiltà esemplare.
Ho dispiegato sulla scrivania i suoi libri e mi accorgo che sono copie battagliate, da lettura bolscevica. Un giorno qualcuno riunirà i suoi romanzi, racconti, saggi e articoli in un’edizione di diversi volumi, ma la cosa più probabile è che io continuerò a rileggere Fuentes sui miei vecchi libri sottolineati e pieni di post-it, perché lì Carlos sarà ancora vivo, a irradiare la sua intelligenza, il suo impegno e la sua erudizione.
La prossima volta che andrò a Parigi gli farò visita a Montparnasse, dove si riunirà con César Vallejo, Susan Sontag, Julio Cortázar e Samuel Beckett, altri classici come lui. E gli porterò un Chac Mool.


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