[A] Dall'Agorà di ClubDante

Pietro Greco
Italia

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Prima parte

Arte e scienza, oltre le "due culture"


20/05/2012

Fece molto rumore, nel 1959, poco più di cinquant’anni fa, il libro con cui l’inglese Charles Percy Snow denunciava l’avvenuta separazione tra «le due culture», quella scientifica e quella umanistica. Snow sosteneva con forza l’idea che bisognasse recuperarla quella scissione. E, tuttavia, dava per scontato che la rottura si fosse ormai consumata.
Molti intellettuali, in Italia e fuori dall’Italia, furono colpiti dalla provocazione di Sir Charles Percy Snow. E reagirono. Primo Levi, per esempio, scrisse che se davvero esiste una «schisi» tra scienza e arte, si tratta di una «schisi innaturale»: perché questa separazione non la conoscevano né Dante, né Galileo e neppure «Empedocle, Leonardo, Cartesio, Goethe, Einstein, né gli anonimi costruttori delle cattedrali gotiche, né Mi-chelangelo; né la conoscono i buoni artigiani d’oggi, né i fisici esitanti sull’orlo dell’inconoscibile».


Primo LeviDisegno Leonardo da Vinci


Ancora oggi, forse oggi più che mai, siamo costretti a misurarci con la provocazione di Snow. Perché ancora oggi la rottura tra le «due culture» non è sanata. Tuttavia anche oggi, anzi oggi più che mai, posti di fronte alla divaricazione è utile e necessario assumere l’approccio di Primo Levi. Se c’è una «schisi» tra cultura umanistica e cultura scientifica, se c’è una separazione tra arte e scienza, questa è una «schisi innaturale». Perché le «due culture» sono in realtà una sola.
L’approccio di Levi al problema sollevato da Snow – la separazione tra le due culture può esistere, ma è innaturale – è davvero importante. Perché ci dice, riguardo ai temi che vogliamo affrontare in questo nuovo giornale su supporto elettronico, che l’arte e la scienza sono manifestazioni diverse, ma profondamente interpenetrate, di un’unica cultura, la cultura umana. Arte e scienza si intrecciano e quindi si influenzano reciprocamente: molto più di quanto, in prima battuta, siamo portati a credere. E i luoghi significativi del loro intreccio e della loro reciproca influenza sono innumerevoli, impossibili anche solo da riassumere in un breve discorso.
Le dimensioni principali di questo rapporto fitto, articolato e complesso tra arte e scienza sono almeno tre:
 
1. L’arte e la scienza come prodotti dell’evoluzione biologica e culturale.
2. L’arte e la scienza come fonte reciproca di ispirazione.
3. L’arte come canale significativo della comunicazione della scienza.

La ricerca ormai piuttosto solida sull’origine dell’arte e della scienza in una prospettiva evoluzionistica ci consente di rintracciare, con buona probabilità, una loro origine comune nel corso della storia, evolutiva, della specie umana. L’arte e la scienza sono espressione, infatti, delle nuove capacità acquisite dalla specie Homo sapiens di formulare un pensiero astratto e di utilizzare queste capacità per elaborare una rappresentazione com-plessa del mondo.

Bisonte grotte di Altamira
 

Cosa sono i graffiti dipinti ad Altamira circa 40.000 anni fa se non una delle prime manifestazioni delle capacità artistiche di Homo sapiens e, nel medesimo tempo, una delle prime (e convincenti) manifestazioni delle sue capacità di elaborare un pensiero astratto? L’uomo di Cro Magnon ha raggiunto livelli di raffinatezza sconosciuti agli altri ominini e agli altri animali nella capacità evolutiva (e quindi adattativa) di elaborare modelli astratti del mondo in cui vive. E l’arte rupestre ne è la plastica dimostrazione.
Tutto questo ci rimanda ci rimanda a un’altra dimensione della nostra ricerca: l’origine evolutiva del senso estetico. Tema che va oltre l’uomo e la sua storia evolutiva. È possibile infatti dimostrare che anche altre specie, più o meno vicine filogeneti-camente all’uomo, posseggono un senso estetico e lo esprimono. L’osservazione di un simpatico scimpanzé, chiamato Congo, sembra aver dimostrato, per esempio, che i nostri cugini possono acquisire una certa dimestichezza con la pittura astratta. Quando a Congo sono stati offerti dei pennelli e dei colori, lui li ha utilizzati per comporre delle figure astratte che secondo alcuni critici hanno una qualche valenza artistica. Inoltre Congo sembra avere il senso della compiutezza dell’opera. Quando ha finito di dipingere depone i pennelli e non si cura più dell’opera prodotta. Quando ritiene di non aver completato il suo lavoro artistico, continua imperterrito e reagisce male se qualcuno cerca di portargli via i pennelli o i colori.
Anche gli uccelli, quando cantano, sembrano esprimere un notevole senso estetico. È nota la storia di Mozart, che il 27 maggio del 1784 ascolta il canto dello storno che ha in casa e ne trascrive la melodia (vedi figura). Sulla base di quella partitura musicale il grande compositore scrive un concerto per piano, il numero 17. Mozart ha colto nel canto dello storno un che di artistico. Qualcosa di significativo dal punto di vista estetico. Così significativo da meritare di essere ripreso e riproposto.
D’altra parte non mostra, forse, un notevole senso estetico l’uccello giardiniere quando costruisce i suoi nidi? Si badi bene, un senso estetico che viene percepito non solo dagli umani, ma anche dalle femmine della sua specie: le quali scelgono come partner i maschi capaci di costruire i nidi più belli. Il senso estetico dell’uccello giardiniere non è la lettura antropica di una sua capacità che ha altri significati biologici. Il senso estetico dell’uccello giardiniere emerge in modo inequivocabile attraverso una vera e propria opera di selezione biologica.

Pavone


Quello del senso estetico e del suo significato evolutivo, d’altra parte, è un problema presente già in Charles Darwin, il quale si è interrogato a lungo, per esempio, sul ruolo adattativo della coda del pavone. Perché il pavone maschio ha quella sua coda bellissima, che da un punto di vista biologico rappresenta un handicap? Una coda molto lunga e ingombrante non aiuta certo nella lotta per la sopravvivenza. Dovrebbe essere un carattere cassato via dalla selezione naturale. Perché allora il pavone ha quella sua magnifica e ingombrante coda? Per rispondere a questa domanda Darwin immaginò l’esistenza di un altro tipo di evoluzione, diversa dalla selezione naturale del più adatto. La chiamò selezione sessuale. Un processo che si basa proprio sul senso estetico. In questo caso sul senso estetico delle femmine di pavone, che scelgono i loro partner sulla base della bellezza della coda anche se è ingombrante e poco adatta alla lotta per la sopravvivenza.
Tutto questo per dire che il senso estetico è qualcosa che, probabilmente, va ben oltre la specie umana. E appartiene a una parte cospicua del mondo biologico. Comprendere la sua origine e la sua funzione nell’evoluzione biologica è importante anche per l’uomo. Anche per il rapporto tra l’arte e la scienza dell’uomo.
Il senso estetico, infatti, ha avuto un ruolo profondo anche nell’evoluzione della scienza. Non a caso lo storico della fisica Gerald Holton ha parlato di seduzione ionica, per gli uomini che, intorno al V secolo a.C. in Grecia, iniziarono a utilizzare in maniera sistematica la potenza della ragione per indagare l’universo, anzi il cosmo: il tutto armoniosamente ordinato.

(Fine prima parte. Le successive due puntate verranno pubblicate nei prossimi giorni)

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