[A] Dall'Agorà di ClubDante

Diego Zandel
Italia

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Il nuovo romanzo di Roberto Riccardi per la collana Sabot/age di e/o

La guerra in Bosnia del tenente Liguori


17/02/2014

La guerra in Bosnia, durante l’ultimo conflitto nella ex Jugoslavia, è il tema del romanzo “Venga pure la fine” di Roberto Riccardi, edito da e/o, per la collana diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto Sabot/age. L’autore, oggi  colonnello dell’Arma, nonché direttore della rivista Il Carabiniere, ha un passato di operativo. E quelle in Bosnia e in Kosovo sono due missioni alle quali ha partecipato.  Il romanzo, pertanto,  contiene, tra l’altro, aspetti autobiografici  il cui pregio maggiore è quello di far conoscere al lettore una realtà vista dall’interno di quelle forze  di stabilizzazione internazionali, tra cui quelle italiane, che furono mandate in quei territori da pacificare.

Protagonista del romanzo è quel Rocco Liguori, tenente dei carabinieri, che abbiamo già visto agire come tale nel romanzo precedente “Undercover. Niente è come sembra”, sempre per la stessa collana. Qui Liguori, colto nel momento in cui è di stanza in Piemonte, alla Territoriale di Alba, viene improvvisamente chiamato a L’Aia, dove il Tribunale internazionale sta per giudicare il colonnello serbo Milan Dragoievic, condannato per il massacro di Srebrenica e altri eccidi commessi fra il 1992 e il 1995 nel territorio della Bosnia-Erzegovina. Dragoievic  è ricoverato dopo un  tentativo di suicidio. La presenza di Liguori è richiesta perché era stato lui ad arrestarlo sette anni prima. A chiamarlo è niente meno che il giudice Silvia Loconte – controfigura della giudice reale Carla Del Ponte – che non crede nella tesi del suicidio, ma, piuttosto, in quella di una sua eliminazione per chiudergli definitivamente la bocca su verità, se rivelate,  scomode per molte persone.

Da quel momento nel romanzo, scritto in prima persona, il presente si alterna al passato, tra ricordi che prendono il sopravvento – anche per una storia d’amore che sboccia sul posto tra Liguori e una crocerossina - trasportandoci in una realtà di guerra e pericolo costruita con sapienza e senz’altro avvincente. Questo anche a dispetto di alcune piccole incongruenze che un editing più attento avrebbe facilmente evitato. Ne segnalo due: a pagina 29 il colonnello Valenza, superiore di Liguori, lo informa che il suo contatto a Banja Luka sarà il capitano Mark Stone del SAS, il corpo d’élite del Regno Unito. “Lo chiamerai semplicemente Mark, fra colleghi di nazionalità diverse non ci formalizziamo tanto con i gradi” gli spiega. Poche pagine dopo, alla 34, Liguori s’incontra con Mark Stone. Leggiamo la reazione del carabiniere: “Che Dio mi fulmini. Tutti mi aspettavo di vedere tranne lui, Mark Stone, il capitano dell’esercito di Sua maestà la Regina. L’eroe del SAS che niente al mondo poteva fermare”. 

L’altra incongruenza, in un romanzo tutto costruito sulla prima persona, è quella in cui cogliamo la crocerossina Jacqueline confidare, in una lunga conversazione al ristorante con il giudice Silvia Loconte, il suo amore per Rocco, il quale in quel momento  sta appena recandosi all’aeroporto in Italia per raggiungere L’Aia. Come può farne il fedele resoconto, in diretta poi? E non è l’unico caso.

Per il resto, ripeto, il romanzo si lascia leggere e ha anche pagine di interesse extraletterario perché ben ci documenta sugli aspetti delle attività militari in territori  turbolenti come quelli dei Balcani.

L’ultimo appunto è politico ed è relativo alla strage di Srebrenica: se è vero che tutta la colpa ricade  sulle truppe del generale Mladic, è anche  altrettanto vero che il contingente olandese che doveva proteggere la popolazione se n’è infischiato altamente. Il romanzo ne fa un accenno, e non poteva non farlo visto il personaggio di Dragojevic’ (forse mentite spoglie dello stesso Mladic, camuffato anche nella biografia, diversa da quella autentica del generale serbo?).  Sta di fatto che quando Mladic impone le sue condizioni, quelle di andarsene da Srebrenica, al contingente olandese – è Storia ormai - questo si ritira. E nel romanzo il commento è: “Cazzo cazzo cazzo! Non può essere vero. Sente le voci dei soldati come se venissero da un luogo lontano. Invece quei ragazzi sono lì, accanto a lui, e osservano i capi della milizia serba che se ne stanno immobili al di là della recinzione, come corvi neri in attesa del pasto”. E la lapidaria giustificazione del comandante, che dovrebbe autoassolverlo è: “Siamo quattrocento contro diecimila, Jonas, capisci cosa vuol dire?”. 

Ma allora, signori, che ci siete andati a fare in Bosnia? Forse una parola in più di condanna a riguardo nei confronti delle forze di stabilizzazione ci voleva. Ma questa è un’altra storia.

 

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Venga pure la fine - E/O (2013)
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Roberto Riccardi
E/O
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