[A] Dall'Agorà di ClubDante

Giovanni Dozzini
Italia

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Cercas e Arpaia, l'avventura di scrivere romanzi


29/07/2013

Una cosa e il suo contrario. Ecco la letteratura. Che in fondo è il modo migliore per farci pensare, sentire, percepire se non capire le cose che ci stanno intorno, chiamatela realtà o in qualunque altro modo vogliate. E quelle che ci stanno dentro, certo, dentro di noi. Javier Cercas è uno scrittore che non ha paura di provare a spiegare cos’è quel che fa. Anzi: Javier Cercas ha bisogno di parlare, di scrivere e forse soprattutto di parlare, per chiarirsi le idee, per venire a patti col mondo, col tempo, con se stesso. Lo avete mai sentito parlare? In Italia passa spesso, gli piace molto, come lui piace agli italiani, diciamo ai lettori italiani: se potete, in futuro, non perdete quest’occasione.

Perché Cercas è uno scrittore che ha moltissimo da dire anche quando non scrive. Un intellettuale autentico, curioso, analitico, illuminante, visionario quanto basta. Questo libretto appena uscito per Guanda, la sua storica casa editrice italiana, è un concentrato preziosissimo di ciò che vi potrebbe capitare di sentirgli dire se vi imbatteste in uno dei tanti incontri pubblici a cui ha l’abitudine di partecipare. Si intitola L’avventura di scrivere romanzi (110 pp., 12.50 euro), ed è una lunga intervista che gli ha fatto il suo caro amico Bruno Arpaia in occasione dell’ultima edizione del festival Dedica di Pordenone. Un’intervista che a tratti si trasforma in autentico dialogo, che forse potrebbe somigliare alle chiacchiere di Cercas e Arpaia di fronte a un piatto di pasta, o a un bicchiere di vino, e che riguarda il senso stesso dell’essere scrittore, del fare letteratura oggi.

Il romanzo che non muore perché per sua natura non può morire, proteiforme e paradossale e fondato sulla contraddizione com’è, con la sua libertà assoluta, la sua totale mancanza di regole: per esempio è su questo che Cercas e Arpaia riflettono. E poi il ruolo dell’intellettuale ai nostri tempi, l’impegno sartriano che si frantuma e si ricompone, la Spagna coi suoi scrittori che riempiono i giornali e l’Italia coi suoi giornali che degli scrittori hanno paura, se non repulsione. E ancora la storia dei libri di Cercas, naturalmente, dagli esercizi post-modernisti degli esordi alla folgorazione di Soldati di Salamina, che portò il successo, la popolarità, lo sconquasso, e quelle parole di Mario Vargas Llosa che avrebbero cambiato tutto, per sempre.

E da Salamina alla Velocità della luce, fino all’ultimo Le leggi della frontiera, il ritorno alla finzione dopo l’immersione nella storia di quell’ibrido splendido che è Anatomia di un istante. Un percorso articolato, quello di Cercas, come un Calvino al rovescio, dice lui, che l’ha portato ogni volta di più a fare i conti col suo stare nel mondo, col suo essere umano e quindi inevitabilmente sociale. Senza rinunciare all’ironia connaturata al romanzo, che è l’ironia di Cervantes, che il romanzo l’ha inventato, la tragedia e l’ironia del Chisciotte, pazzo ed eroe insieme. Il gioco di prestigio della letteratura. Una cosa e il suo contrario.

 

http://www.europaquotidiano.it/2013/07/25/cercas-e-arpaia-il-gioco-di-prestigio-della-letteratura/

 

L'avventura di scrivere romanzi - Guanda (2013)
L'avventura di scrivere romanzi
Javier Cercas, Bruno Arpaia
Guanda
2013
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