[A] Dall'Agorà di ClubDante

Diego Zandel
Italia

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"Però un paese ci vuole"


18/07/2013

Candidata all’ultimo  Premio Strega da Umberto Eco e Raffaele La Capria, il bel romanzo di Giovanna Grignaffini “Però un paese ci vuole”, edito da La Lepre, non ce l’ha fatta a entrare nella cinquina finalista. Il titolo, preso da una famosa citazione da La luna e i falò di Pavese, si rifà al tema del romanzo, che è il ritorno al proprio paese di origine: in questo caso Fontanellato, in provincia di Parma, che è, non per caso, anche il paese dell’autrice. Ritorno della protagonista, Francesca, che scrive in prima persona, dopo anni di lontananza, prima a Roma poi a Bologna,  com’è stato, sempre non per caso, sempre per l’autrice stessa (tra l’altro, a Roma, come deputato dei Democratici di sinistra dal 1994 al 2006).

Ciò non significa però che la complessa vicenda, che si sostanzia in una rete di relazioni negli anni, alcune complicate, come quelle della protagonista con la madre, di amarcord, di situazioni incresciose e quant’altro corrisponda a fatti veri. Lo scrive l’autrice al termine del libro “Però un paese ci vuole è una storia falsa piena di dettagli veri”. Per cui è da escludere l’autobiografia nel senso proprio della parola. Si tratta però sicuramente di un’autobiografia ideale, ispirata a una generazione, quella nata alla fine degli anni Quaranta e primi Cinquanta e maturata nel corso degli anni Sessanta a cui l’autrice appartiene e che qui la fanno da padroni con i suoi miti (la rivoluzione sessantottina), le sue musiche (da L’immensità a Let’s twist again) i suoi cantanti e complessi musicali  (Bob Marley, i Doors, i Pink Floyd, Caterina Caselli, Rita Pavone) i suoi film e registi (Godard, Coppola,Kubrick) i suoi libri e autori (Pavese, tra gli altri, appunto). Certo, a Fontanellato, con il castello dei Sanvitale che lo domina, la sua pianura, le sue nebbie (anche se la vicenda qui è ambientata in estate, intorno a ferragosto, ma il passato, con le sue diverse stagioni, tracima) e la vicina università di Bologna che i nostri frequentano proficuamente, e un’epoca che, comunque, a leggere il libro, scritto con una pur sorvegliata  vena nostalgica, rende profondamente struggente.

Oltre a Francesca, ci sono naturalmente altri protagonisti, suoi coetanei: Carlo, il suo ex ragazzo che è rimasto sempre a Fontanellato, bibliotecario della locale biblioteca civica, mai sposato e convivente con la vecchia madre; Franco, con il quale Francesca ha un rapporto sentimentale non ben definito ma carico di intenzioni; Cinzia, il “più bel culo” di Fontanellato con alle spalle una storia di amori vari, anche lei rimasta in paese, dove fa la parrucchiera, e Marco, e Giovanni, ciascuno con la propria vita alle spalle che, se da una parte raramente rappresenta il coronamento dei sogni di gioventù, dall’altra ha lasciato intatti quelli che erano i tic, le caratteristiche,  che già allora definivano le loro identità caratteriali e culturali. Ad esempio, un personaggio controcorrente, ipercritico per il gusto della battuta, dalla citazione colta e fulminante, come Carlo, è rimasto praticamente uguale a se stesso. La stessa cosa vale per Cinzia, che, arrivata ai quarant’anni (la vicenda è ambientata negli anni Novanta), si trova alle prese con gli stessi problemi che la rendevano quella creatura provocante, anche per il linguaggio, ma nello stesso tempo indifesa, corteggiata da tutti e mai presa sul serio.  

“Però un paese ci vuole” è un libro carico di simboli, dotato di un suo spleen che affascina e turba. All’autrice, infatti, va dato merito di aver scritto un romanzo ricco di tanti piccoli fatti,  e anche personaggi, che possono apparire locali, ma così bene proiettati  nello schermo più  grande della nazione, da consentire a ciascuno della stessa generazione dell’autrice (classe 1949) di riconoscersi nelle sue pagine. Un risultato che è il frutto evidente di una elaborazione maturata  nel corso degli anni e portata avanti con uno spirito, fermo all’idea dalla quale era partito, da permettere all’autrice di dare al suo testo quella compattezza narrativa capace di amalgamare i materiali più diversi.

 

 

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