[A] Dall'Agorà di ClubDante

Diego Zandel
Italia

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Perkins, editor di genio


09/04/2013

 

Fino a qualche anno fa gli addetti delle case editrici che si occupavano dei testi in via di pubblicazione si chiamavano redattori, poi, negli ultimi anni, è invalso un termine preso dalla editoria americana: quello di “editor”, assumendo così, però, il redattore qualche compito in più. Oltre alla correzione dei testi, degli eventuali errori o sviste degli autori, a qualche intervento sulla punteggiatura o sul senso di una frase o di un qualunque passaggio testuale non proprio funzionale e così via, è diventato una sorta di fiduciario dell’editore stesso. Si è fatto cioè mallevadore di autori e opere, scegliendo gli uni e le altre e collaborando intensamente alla realizzazione dell’opera con l’autore stesso. Si tratta di un compito che negli Stati Uniti era svolto dai “redattori” fin dagli inizi dello scorso secolo come testimonia un libro appena pubblicato da Elliot: “Max Perkins, l’editor dei geni” scritto da Andrew Scott Berg.

A essere fiscali, il titolo originale del libro, uscito in America nel lontano 1978 e solo ora, colpevolmente, approdato in Italia era “Max Perkins, editor of genius”, che, tradotto forse suonerebbe di più come “editor di genio”, perché tale era. Ma è anche vero che Max Perkins è stato l’editor che ha “scoperto” - intervenendo pesantemente sulla base, comunque già eccezionale, dei loro testi -  scrittori, nell’ordine, come Francis Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway, Thomas Wolfe, ed altri minori come il giallista S.S.Van Dine o il giornalista Ring Ladner o il critico marxista e romanziere Edmund Wilson. E, naturalmente, tanti altri. Perché Max Perkins, dopo un inizio come giornalista, anzi cronista, presso il “New York Times”, entrò nella casa editrice Scribner’s Sons, una tra le maggiori degli Stati Uniti, grazie all’interessamento da parte di uno dei suoi vecchi professori all’università di Harvard dove Max si era particolarmente distinto negli studi. All’inizio fu assunto nel settore pubblicitario, poi, grazie ad alcune circostanze favorevoli passò in redazione. Fu il caso quindi che lo fece approdare all’editoria, perché Perkins voleva andarsene dal “New York Times” solo perché era alla ricerca di un lavoro il cui orario fosse più normale di quello in uso nei giornali. Il che, in realtà, non accadde mai, perché  poi, innamoratosi del suo nuovo lavoro, vi si sarebbe dedicato anima e corpo, dedicandogli anche le serate e i weekend, a dispetto della donna che avrebbe sposato e delle quattro figlie che sarebbero nate dal matrimonio.

La biografia di Andrew Scott Berg su questa figura straordinaria e, per molti versi centrale, dell’editoria  si avvale di una ricerca talmente meticolosa e a largo raggio da rappresentare una storia dietro le quinte, in qualche modo, di una tra le stagioni più alte della letteratura americana. Una figura, tra l’altro, quella di Perkins, che deliberatamente ha cercato di restare sempre nell’ombra, perché non voleva che venissero sminuiti i meriti dei suoi autori. Il che era vero, nel senso che, ad esempio, quando Francis Scott Fitzgerald gli consegnò il manoscritto di un romanzo dal titolo “The Romantic Egotis”, Perkins si accorse subito delle qualità enormi del testo, ma più in chiave di potenzialità che di risultato. Da quel momento cominciò un processo di riscrittura da parte dell’autore che sarebbe stato vano senza il pungolo, i consigli, la pazienza di Perkins, che avrebbe così contribuito a far diventare quel romanzo il capolavoro che conosciamo ormai col nuovo titolo di “Di qua dal paradiso”. E, per dire, come intendeva il suo ruolo Perkins: il suo, infatti, non era solo un aiuto tecnico, ma anche umano, perché doveva far fronte anche all’alcolismo di Fitzgerald, alla sua morbosa passione per Zelda, al suo bisogno continuo di denaro, per dargli il quale Perkins si faceva  fiduciario presso il vecchio Charles Scribner che non era solito dare anticipi, tanto più a uno scrittore ancora esordiente com’era Fitzgerald in quel momento.

Ecco, quello era il suo modo di rapportarsi agli autori in cui credeva: totale. E, anche se ancora oggi, dopo tanti anni – Perkins è morto nel 1947 a New York, dov’era nato nel 1884 -  resta un esempio unico nel suo genere, è certo che dopo di lui il lavoro di editor ha assunto una forma diversa. Per comprendere bene quale questa sia stata credo sia difficile individuarne uno simile oggi in Italia (“Ci vorrebbe un Max Perkins pure da noi!” ha scritto Paolo Giordano recensendo questo libro). Però ad andargli molto vicino qualcuno  ne abbiamo avuto in passato: Elio Vittorini, per primo, quindi Nicolò Gallo, Italo Calvino,  Raffaele Crovi. La fortuna di Perkins, rispetto ad essi, è che Perkins si è trovato a vivere in una stagione letteraria eccezionale.

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Max Perkins. L'editor dei geni - Elliot (2013)
Max Perkins. L'editor dei geni
Andrew S. Berg
Elliot
2013
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