[A] Dall'Agorà di ClubDante

Diego Zandel
Italia

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"Cocaina" per tre tenori del noir


23/03/2013

 

Tre “tenori” del noir italiano, Massimo Carlotto, Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo, si cimentano sul tema del narcotraffico, dando vita ad altrettanti racconti raccolti poi sotto l’esemplificativo titolo di “Cocaina”, per le edizioni Einaudi Stile Libero. Racconti di stile e taglio diversi l’uno dall’altro, com’è giusto, frutto come sono  ciascuno della singolare personalità dei loro autori.

Massimo Carlotto, con “La pista di Campagna”, ci porta direttamente nel suo nordest, e più precisamente a Padova, dove dietro l’apparente perbenismo borghese della città di sant’Antonio, si combattono bande, di italiani, di slavi, nello specifico bulgari, per il controllo del traffico di droga. Protagonista una nuova figura del repertorio di “maledetti” che però operano a fin di bene come l’Alligatore, ovvero l’ispettore Campagna: un poliziotto che per arrivare al sodo dei risultati – in questo caso sgominare una banda di trafficanti di cocaina – non esita a mettere da parte ogni scrupolo,  anche, naturalmente, all’insaputa dei suoi superiori.  In questo senso, il tanto sbandierato garantismo della Repubblica italiana viene messo in soffitta, mentre il poliziotto ingaggia una lotta con i trafficanti facendo uso degli stessi metodi – sequestro, ricatti, trappole – dei criminali, lasciando intendere chiaramente che non ci sono altre alternative se si vuole davvero incastrarli. Al di là poi della trama avvincente, tutta giocata sull’azione e il carattere di Campagna, con Carlotto non si sfugge dall’impietoso ritratto di una provincia che, arricchitasi con i capannoni industriali e le partite iva o il lavoro in nero – oltre ben inteso alla iniziativa e sacrifici personali – non esita ora, con la crisi economica in corso a “furbamente” delocalizzare in Romania, Moldavia e Cina per mantenere in piedi i propri profitti.

Il racconto di Gianrico Carofiglio, “La velocità dell’angelo”, ha toni e impostazione quasi opposti. Prevale quasi la dolcezza, avendo per protagonisti uno scrittore che, per l’abitudine di scrivere ai tavoli di un caffè, come gli aveva ispirato da giovane Hemingway, s’imbatte in una donna anch’essa alle prese con penna e quaderni, da incuriosirsene. Prende così avvio, in una serie di incontri, alla fine di ciascuno dei quali restano sempre aperte altre domande, una storia che ha al centro la vita di una donna poliziotto diventata capo della narcotici e poi, per amore di un’altra donna tossicomane e spacciatrice, venuta meno ai suoi doveri fino all’inevitabile epilogo dell’arresto e dell’espulsione da un servizio in cui credeva e s’era impegnata. In questo racconto, la cocaina, pur avendo ovviamente il suo ruolo, appare tuttavia secondaria rispetto al prevalere della storia d’amore di cui la ex poliziotto è protagonista e che ha così pesantemente inciso sul suo destino. E’ molto interessante, sul piano della scrittura, il modo in cui il lettore viene coinvolto, è il caso di dirlo, nella trama del racconto:  all’inizio l’inserimento appare lento, in realtà il ragno Carofiglio sta già silenziosamente avvolgendo la sua tela fino alla cattura definitiva della sua preda. Che si fa piacevolmente  ingoiare.

Da ultimo in ordine di lettura, il racconto di Giancarlo De Cataldo “Ballo in polvere”, che si apre su uno scenario messicano, tanto da far ricordare il Don Winslow de “Il potere del cane”. Ma già il secondo capitolo dei quattro più quello del “Gran finale” ci riporta alla nostra realtà, in una Milano modaiola di figli viziati e corruzione dilagante  in cui la ‘ndrangheta, agli ordini di Don Achille Patriarca, la fa da padrona. Il tutto a dispetto di quanti ancora, al di là dell’eloquenza delle cronache,  si ostinano a illudersi e, soprattutto, a far illudere che si tratti di un fenomeno che riguardi esclusivamente il sud d’Italia. Il pregio di questo racconto, al di là del continuo cambiamento di scene che – riallacciandosi poi a un unico punto di  sutura - dà ritmo all’azione, è rappresentato dalla tessitura della narrazione che lascia intendere quali siano gli stretti fili che legano l’economia alla criminalità organizzata e viceversa.  Il tutto dietro un’apparenza di normalità  che solo la esibizione sfacciata della ricchezza e del vizio  di certi ambienti  e personaggi, protetti dall’impunità che deriva loro dal potere o dalla connivenza con esso, smaschera. In questo senso, il racconto di De Cataldo,  al di là della fiction,  assume la forza di una testimonianza.  

Cocaina - Einaudi (2013)
Cocaina
Massimo Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Gianrico Carofiglio
Einaudi
2013
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