[A] Dall'Agorà di ClubDante

Pietro Greco
Italia

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Darwin e l’antischiavismo


11/12/2012

 

«Questa è la storia, mai raccontata, di come l’orrore di Darwin per la schiavitù abbia condotto alla nostra attuale comprensione dell’evoluzione». Le parole con cui Adrian Desmond e James Moore chiudono l’introduzione a La sacra causa di Darwin, appena pubblicato in italiano con l’editore Raffaello Cortina, indicano con asciutta chiarezza le due grandi novità del secondo libro che i due storici della scienza hanno dedicato al grande scienziato inglese.

         Nella loro prima biografia di Charles Darwin, Desmond e Moore hanno raccontato la vita del grande naturalista e hanno spiegato “come” il padre della teoria dell’evoluzione biologica ha generato la sua creatura. Quel lavoro, uscito in italiano nel 1992 per la Bollati Boringhieri con il titolo Darwin, si proponeva come (e certamente era) la più documenta biografia del teorico dell’evoluzione. Ma non proponeva una lettura “con occhiali nuovi” della vita di Charles Darwin.

         In questo loro secondo lavoro, Desmond e Moore spiegano “perché” Charles Darwin è giunto a elaborare la teoria su cui, oggi più che mai, si fonda la nostra comprensione della vita. E nel farlo ci propongono di inforcare nuove lenti. Di guardare da un’ottica diversa e inedita al naturalista inglese. Il che consente loro di indicare la “causa prima” che ha spinto Darwin a elaborare la sua teoria dell’origine delle specie per selezione naturale del più adatto. Questa causa prima è la “lotta alla schiavitù”. Una causa non strettamente scientifica, dunque, ma un valore culturale, morale e politica. Un valore che oggi definiremmo “progressista”.

         Desmond e Moore impegnano 700 pagine per spiegarci, documenti alla mano, come l’orrore per la schiavitù abbia portato Charles Darwin a elaborare e poi a difendere la sua teoria dell’evoluzione biologica. Ci ricordano come, curiosamente, Darwin sia nato lo stesso giorno, il 12 febbraio 1809, in cui è venuto al mondo un altro campione della lotta alla schiavitù: Abraham Lincoln. In realtà l’avversione per la schiavitù era un sentimento molto diffuso, in Inghilterra più che in America, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. Ebbene, Charles Darwin nasce in una famiglia di antischiavisti militanti. Sia il nonno paterno, Erasmus Darwin, medico e poeta, sia il nonno materno, Josiah Wedgwood, esponente della nuova ed emergente classe degli industriali manifatturieri, erano antischiavisti. Antischiavisti militanti, appunto. E anche piuttosto coraggiosi, visto che la loro azione politica era contestata, spesso con violenza, dai reazionari del tempo.

         Il sentimento antischiavista a cavallo tra XVIII e XIX secolo aveva, per la verità, due anime. Una laica e progressista, come quella di Erasmus Darwin. L’altra profondamente religiosa e tendenzialmente conservatrice, come quella di William Wilberforce. Queste due correnti di pensiero da alleate sono destinate a divergere e, nell’arco di due generazioni, a contrastarsi. E il motivo risiede nel ruolo che ciascuna di loro assegna all’uomo rispetto alla natura. L’anima religiosa dell’antischiavismo considera l’uomo distinto dalla natura, assiso da Dio su un piano incommensurabilmente superiore a ogni altro essere vivente. L’anima laica considera l’uomo parte della natura. L’antischiavismo, nel primo caso, nasce dal fatto che ogni uomo – senza distinzione alcuna e con pari dignità – si trova su un trono da cui domina il resto della natura. Nel secondo caso nasce dal fatto che ogni uomo – senza distinzione alcuna e con pari dignità –si trova in una rete di relazioni col resto della natura.

          È con questa intima convinzione che il giovane Darwin intraprende il celeberrimo viaggio sul Beagle, nel corso del quale non solo ha modo di vedere coi propri occhi l’orrore della schiavitù, ma anche di raccogliere le prove della rete di relazioni che lega l’uomo alla natura. Prove che sono sotto gli occhi di molti, se non di tutti. Ma che Darwin legge con gli specialissimi occhiali dell’antischiavismo laico che gli consentono di “vedere” le trame dell’evoluzione biologica per selezione naturale, un cui corollario è l’origine comune di tutte le specie.

         Quando pubblica l’Origine delle specie, nel 1859, Darwin non fa esplicita menzione dell’origine che accomuna l’uomo a tutte le altre specie viventi. Le conclusioni le trarrà pubblicamente solo undici anni, quando pubblicherà in libro dedicato all’origine dell’uomo e all’evoluzione sessuale. Tuttavia le conseguenze sono chiare a tutti. Compreso il vescovo Samuel Wilberforce, figlio di William, che sbotterà, rivolto al “mastino di Darwin”: «Lei, di grazia, discende dalle scimmie per parte di madre o di padre?».

         Sia Samuel Wilberforce sia Charles Darwin sono e continuano a essere antischiavisti militanti. Ma la visione dell’uomo che porta ciascuno di loro a “provare orrore per la schiavitù” è ormai irrimediabilmente diversa.

         Desmond e Moore hanno, dunque, il grandissimo merito di fornirci questa ricostruzione inedita della vicenda scientifica di Darwin, intimamente legata a quella metafisica. Basterebbe questo a qualificare come imperdibile il loro libro.

         Tuttavia essi ci forniscono anche una visione della storia della scienza complessa, intimamente legata al contesto culturale e politico nel quale si muovono gli scienziati. E al loro Weltbild, alla loro visione metafisica del mondo.

         Da questo punto di vista, la vicenda di Darwin mostra molte analogie con quella di altri grandi scienziati, come Galileo e di Einstein. Come loro ha un progetto politico forte. E “progressista”. Nel suo caso, un mondo senza schiavitù. Quello di Galileo è un mondo (cattolico) che accoglie e non si scontra con la scienza. Quello di Einstein, un mondo in pace. Ciascuno di loro dedica una parte importante del proprio tempo e del proprio impegno nella realizzazione di questo progetto politico. Ma mentre il Galileo il progetto politico (e teologico) viene dopo le grandi scoperte astronomiche, quasi come una loro conseguenza; mentre in Einstein il progetto politico (un mondo in pace) marcia in parallelo a quello scientifico (la ricerca dell’intima unità e razionalità della natura); in Darwin il progetto politico precede e, in qualche modo, indirizza la stessa ricerca scientifica.

         Tutti dimostrano che la cura dei rapporti con la società, lungi dall’essere indifferente, come sostengono alcuni, o addirittura fonte di distrazione, come sostengono altri, contribuisce a rafforzare l’impegno scientifico dei grandi.

 

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Traduzione di I. C Blum e G. Rigamonti

 

La sacra causa di Darwin. Lotta alla schiavitù e difesa dell'evoluzione - Cortina Raffaello (2012)
La sacra causa di Darwin. Lotta alla schiavitù e difesa dell'evoluzione
Adrian Desmond, James Moore
Cortina Raffaello
2012
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