[A] Dall'Agorà di ClubDante

Giuseppe Ciarallo
Italia

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“Amianto”, un urlo di vendetta


07/12/2012

 

Il libro di Alberto Prunetti, a metà strada tra il tagliente reportage sulle fabbriche della morte nel nostro paese e il diario intimo, nel raccontare le vicende di Renato (padre dell’autore e operaio saldatore tubista), traccia una mappa dei luoghi ove per decenni i lavoratori hanno operato senza vedere minimamente tutelata la loro salute. Argomento quanto mai attuale, vista la recente “querelle” sull’Ilva di Taranto. E proprio all’Ilva di Taranto lavora Renato, come anche alla raffineria Iplom di Busalla (quell’immenso complesso ai bordi dell’autostrada Milano-Genova), alle acciaierie di Piombino e di Terni, al polo chimico di Siracusa, in una raffineria nei pressi di Casale Monferrato, il paese tristemente famoso per avere la più alta percentuale di morti per amianto, non solo tra gli operai della Eternit, ma tra l’intera popolazione. E in questi luoghi Renato accumula nel suo corpo sostanze tossiche che lo porteranno alla morte tra atroci sofferenze, a soli 59 anni, appena raggiunta la (neanche troppo) agognata pensione.

Il racconto di Alberto Prunetti è un grido di dolore, un urlo di vendetta ancor più che di richiesta di giustizia, per suo padre che non è solo suo padre, è l’operaio sfruttato e vilipeso, la cui dignità e i cui diritti vengono quotidianamente calpestati dalle leggi del “mercato”, maschera dietro la quale si cela l’avidità di individui sempre più ingordi, di una classe capitalistica sempre più aggressiva e disinvolta che costruisce la propria ricchezza sulle sofferenze altrui, sul precariato e la disoccupazione, oppure sul ricatto “lavoro senza diritti contro libertà assoluta di sfruttare, inquinare, seminare malattia e morte”. Amianto è L’urlo di Munch in forma letteraria, è la Gernika di Picasso per il modo in cui mostra i corpi destrutturati dalla malattia. Prunetti combatte la battaglia del padre, con l’arma che meglio sa usare: la scrittura. E lo fa restituendo alle parole il loro vero significato: non più termini generici e spersonalizzanti (ma anche rassicuranti) tanto in voga oggi; nelle pagine di Amianto, gli operai sono operai e non forza lavoro, gli imprenditori sono “i padroni” di una volta e le morti bianche sono, senza possibilità di equivoco, veri e propri omicidi premeditati.

 

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Amianto. Una storia operaia - Agenzia X (2012)
Amianto. Una storia operaia
Alberto Prunetti
Agenzia X
2012
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