[A] Dall'Agorà di ClubDante

Silvia Albertazzi
Italia

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Per Paolo Zanotti


06/12/2012

 

“Cade o cadde. La pioggia è una cosa che senza dubbio succede nel passato”. Questa è l’epigrafe borgesiana di Bambini bonsai, il primo, e purtroppo unico, romanzo di Paolo Zanotti, scrittore dal linguaggio magico e visionario che ci ha lasciati ieri, troppo presto e troppo in fretta.

Riapro il suo libro, rileggo queste parole, sfoglio di nuovo le pagine gonfie di pioggia e di incanto della sua storia, e ricordo un viaggio sotto l’acqua battente di un temporale senza fine, prigionieri di una Yaris mentre fuori gli elementi impazzivano, verso un’improbabile presentazione dei nostri libri a un uditorio sparuto, bagnato e distratto, sulle colline senesi. Quella pioggia, ora, è un passato remoto: cadde. Eppure tuttora cade, nella mia memoria, mentre penso a Paolo che non c’è più, e alla sua grazia di Pierrot lunaire, al suo sorriso sempre un po’ timido, teneramente impacciato, e ai suoi occhi chiari, vivacissimi e curiosi.

Era impossibile non voler bene a Paolo, così come è impossibile non essere affascinati dal suo romanzo, o meglio, stregati, trascinati in un mondo ‘altro’, che è al di là del nostro tempo e della nostra storia, che si finge un futuro distopico e forse, chissà, è solo il paese straniero del passato, di quell’infanzia che, secondo il narratore, non ha nulla di concreto, quell’infanzia che è un “periodo tutto affollato di fantasmi, simulacri, nebbie di immagini”.

"Com'è triste l'infanzia", cantava Prévert, e quella raccontata da Paolo inBambini bonsai è un'infanzia inquietante, avvolta in una storia onirica e a tinte cupe, popolata da bambini improbabili, colti tra siccità inenarrabili e tremende piogge, incapaci di crescere o troppo cresciuti, in un orizzonte che è a un tempo fantascientifico e semplicemente fantastico, ma di un fantastico perturbante. Anzi, tutto il perturbante rimosso dell'infanzia la fa da padrone nel romanzo,  che a me riportò alla mente, alla prima lettura, l’affascinante Grand Meaulnes di Alain-Fournier: un paragone, questo, che a Paolo piacque molto. 

Così ora, alla notizia della sua morte, lo vedo allontanarsi, con il suo lieve passo di mimo, il passo di chi cammina senza toccare terra, per raggiungere quel castello senza nome che si scopre solo quando si è “ad un’altezza, ad un grado di perfezione e di purezza che non si raggiungerà mai più”, e poi lasciarsi scomparire, come il grande Meaulnes,

 

"La stagione delle piogge è terminata/ La Stagione delle piogge ricomincia/ oh com'è triste l'infanzia/ La stagione delle piogge è terminata/ La stagione delle piogge ricomincia" (Prévert).

 

Bambini bonsai - Ponte alle Grazie (2010)
Bambini bonsai
Paolo Zanotti
Ponte alle Grazie
2010
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