[A] Dall'Agorà di ClubDante

Giovanni Dozzini
Italia

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McEwan il Grande


24/11/2012

 

McEwan il Grande

 

La grandezza di uno scrittore come Ian McEwan sta nella sua capacità di risolvere tutto nel modo in cui avrebbe dovuto. Non c’è modo né tempo di congetturare, prima che sia così, ma una volta arrivati all’ultima pagina di un suo romanzo non esistono dubbi: ogni cosa, evidentemente, è andata al suo posto.
Non tutti i romanzieri hanno bisogno di chiudere i propri cerchi, per eccellere – non tutti i romanzieri, se è per questo, per eccellere hanno bisogno di una solida storia da raccontare, di quella che comunemente si tende a chiamare trama –, ma nel suo caso l’arte di chiudere cerchi sembra venire davvero prima di tutto.
Qualche giorno fa, a distanza di poco più di due mesi dall’edizione in lingua inglese, è uscito in Italia il suo nuovo romanzo Miele (traduzione di Maurizia Balmelli, Einaudi, 352 pp., 20 euro), e, beh, si tratta di un romanzo grandioso. Una storia di amore e di letteratura e di servizi segreti ambientata nell’Inghilterra sull’orlo del precipizio della prima metà degli anni Settanta, schiacciata tra la crisi petrolifera, gli scioperi dei minatori, il terrorismo irlandese e la necessità di cominciare a fare i conti sul serio con l’idea di Europa unita. Un’Inghilterra violenta e spaventata, alle prese con un rapporto sempre più problematico col gigante americano, diffidente nei confronti del progresso, piena di scorie hippie e ancora lontana dall’uragano culturale e sub-culturale del punk.
Ian McEwan dà ai suoi protagonisti pressappoco l’età che poteva avere lui allora, e li fa muovere tra Londra, il bordo orientale dell’isola e le romantiche spiagge di Brighton. Gradualmente si chiarisce che sono due, questi protagonisti, una giovane donna e un giovane uomo, una spia e uno scrittore, entrambi, ognuno a proprio modo, apprendisti. «Mi chiamo Serena Frome (che fa rima con plume), e poco meno di quarant’anni fa mi mandarono in missione segreta per il British Security Service»: Miele inizia così, ed è un attacco forte, che parrebbe voler indirizzare verso un genere di vicenda ben precisa. Come una dichiarazione di intenti, un indice puntato da qualche parte nel nostro immaginario nutrito di spy-story alla Ian Fleming cariche di suspense, tradimenti alla Corona e colpi di scena.
La realtà, però, è diversa, e si evince piuttosto rapidamente: McEwan ha altro per la testa, o perlomeno anche dell’altro. L’avvenente e moderatamente intelligente Serena, con la sua tutt’altro che brillante laurea in matematica a Cambridge e le sue vedute conservatrici, non ha nulla di Mata Hari né tantomeno di James Bond. Entra nei servizi segreti britannici quasi per caso, e in un momento in cui le donne cominciano ad essere poco più che tollerate, senza peraltro poter pretendere di aspirare a ruoli di primo o anche di secondo o terzo piano.
Spia, sì, ma nei fatti poco più di un’impiegata. Serena Frome, figlia di un vescovo anglicano e insaziabile e caotica divoratrice di narrativa, racconta la propria vicenda con candore: è la voce che McEwan ha scelto per questo suo undicesimo romanzo, la voce di cui si serve, all’apparenza, per ribaltare il punto di vista che s’è abituato ad abitare. E con candore e una certa dose di ingenuità Serena introduce, uno dopo l’altro, gli uomini che ha più o meno amato nella sua giovinezza, e che hanno determinato, indiscutibilmente, ogni sua mossa a partire dal finire degli anni dell’università. Prima era sua madre, a decidere per lei, ora, per quanto meno sfacciatamente, sono i suoi amanti a decidere di lei. Questo è il quadro, questa è la base di partenza. Avvalendosi di un registro più vicino a quello da commedia del precedente e strepitosoSolar che a quelli di altre fatiche meno recenti, McEwan ritrae questi uomini icasticamente, con una cura quasi ossessiva per il loro aspetto fisico e per i segni lasciati dal caso o dal tempo sui loro corpi, e piano piano li dota di ingegni e di propositi a tratti sorprendenti, che sono in grado di far girare la storia in maniera inaspettata.
L’intreccio narrativo, piuttosto semplice per gran parte del romanzo, si fa complicato con lo scorrere delle pagine, e alla fine l’impalcatura appare né più né meno che magistrale. Forse in passato l’autore inglese ha saputo lavorare più in profondità su certe pulsioni e certi tratti psicologici, ma il pretesto di quest’insolito esercizio di spionaggio gli torna buono per mettere in mostra il suo mestiere e per riflettere su questioni di grande interesse e grande importanza.
La partita si gioca più che altro sul terreno del rapporto tra letteratura (e si dovrebbe dire arte in generale) e potere costituito, e sulla capacità che la letteratura ha di influire, nel bene e nel male, sull’opinione pubblica e sulla società. Tom Haley, il giovane scrittore anti-sovietico che Serena avvicina sotto mentite spoglie per conto dei servizi e a cui concede una rendita pluriennale finanziata da una fondazione collusa, diventa uno dei gioielli dell’operazione Miele: se in piena Guerra Fredda la maggior parte degli intellettuali britannici continuava a guardare con indulgenza il marxismo e il socialismo reale era necessario sostenere quelli che avrebbero potuto decantare di fronte alle masse le virtù e le ragioni del capitalismo e del mondo libero.
Serena Frome, manco a dirlo, si innamora di Haley (in cui è facile vedere qualcuno di molto simile al giovane McEwan) già prima di conoscerlo di persona: le basta leggere qualche suo racconto. E così, naturalmente, si innesca una miccia che porterà a una portentosa deflagrazione.
Una deflagrazione che Ian McEwan annuncia fin da subito, e che poi sa gestire sapientemente, concedendosi anche di rimuginare apertamente su quanto sia importante, per uno scrittore, trovarsi nelle condizioni di scrivere e studiare senza pensare a come fare per guadagnarsi da vivere altrimenti. Tutto molto ben congegnato, davvero: Miele è degno del miglior McEwan, e McEwan è sempre più degno dei giganti della letteratura contemporanea. 

 

http://www.europaquotidiano.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=138398

 

Traduzione di Maurizia Balmelli

Miele - Einaudi (2012)
Miele
Ian McEwan
Einaudi
2012
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