[A] Dall'Agorà di ClubDante

Stefania Nardini
Italia

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Capitale della cultura europea nel 2013, è in pieno restyling

Marsiglia da dimenticare

Nel ciclone degli scandali cerca una nuova identità


12/11/2012

 

Il rombo assordante dei martelli pneumatici non conosce soste. Nuvole di polvere e strade interrotte. Marsiglia sarà capitale della cultura nel 2013. L’apertura delle danze è fissata per il 12 gennaio con un fitto calendario di eventi. È pieno giorno , uno di quei giorni in cui è complicato anche muoversi a piedi su questo asfalto che sembra un sentiero di guerra. È così da un pezzo. La tabella di marcia per il restyling della città accumula ritardi e bisogna fare presto.

Nei caffè si parla ancora della storia dei  flics, quelli della BAC (Brigata Anticriminalità),che operavano nei quartieri Nord. In quelle citè dove  un kalashnikov costa trecento euro, in quell’universo di marginalità dove la guerra è tra una miriade di bande che si contendono il mercato dello spaccio, dove a 13 anni il primo passo per diventare dei  “duri” è lo scippo, dove si può morire a 17 anni come è accaduto un anno fa a Kamel el-Mehli, colpito da sette pallottole all’alba della vigilia di Natale. Trenta, tra arrestati e denunciati. Trenta poliziotti accusati per corruzione, furto in banda organizzata, spaccio di stupefacenti.

Un vero e proprio terremoto che ha scosso la città, tant’è che il ministro degli Interni, Manuel Valls, è intervenuto duramente sollecitando il direttore generale della polizia nazionale affinché si procedesse alla sospensione degli agenti.

Composta da 70 uomini, la Brigata anticriminalità è nell’occhio del ciclone e non è facile, al di là degli appelli del ministro, restituire credibilità a un organo che rappresenta lo Stato, al quale spetta il compito di vigilare in quei quartieri che, a differenza delle banlieue parigine, sono dentro la città. Nate nel 1962 per tamponare l’emergenza abitativa con il rientro dei pieds noirs dall’Algeria, le cité hanno accolto i nuovi arrivati trasformandosi in microcosmi dove esplode il disagio sociale, come a Roma a Tor Bella Monaca o a Napoli nella tristemente famosa Scampia. Ma il fatto che qui, dove lo Stato vuole esserci a tutti i costi, qui dove i centri sociali seguono, come da protocollo, un programma di recupero e prevenzione, è cosa grave che trenta poliziotti si ritrovino alla stessa stregua dei voyous . La vicenda non manca di toni grotteschi: agenti che facevano acquisti in cambio di dosi di cannabis, che riciclavano gioielli rubati, che si pagavano il sandwich in un locale del Vieux Port con una dose di fumo.

Ma i lavori continuano.  Sono le 12,30 ed è stata abolita anche la pausa pranzo. In un bistrot di Cinque – Avenues,  Jean Marano, 55 anni, sta consumando il suo plat du jour. Uno scooter con a bordo due tipi rallenta. Sono mascherati. Uno estrae dalla tasca un mitra: quindici colpi. L’uomo è a terra senza vita in un lago di sangue. È la ventiduesima vittima per un regolamento di conti. Ma è un’altra roba, qui le cité non c’entrano. Lo stile è quello del vecchio milieu, di cui poco si parla, e che invece manovra i fili di affari molto più consistenti di una partita di cannabis. In questi giorni è in corso un’inchiesta che vede coinvoltoJean-Noël Guérini, presidente del Consiglio Generale di Bouches-du-Rhône,  suo fratello Alexandre, nonché una vecchia conoscenza del grande banditismo, Bernard Barresi. Un affaire che ruota intorno alla gestione di alcuni porti della regione, tra cui quello di Cassis. Una vicenda in cui sono in gioco milioni di euro. Di Guérini fino a questo momento si era parlato come del potenziale candidato a sindaco della città nella competizione elettorale del  2014.

Cosa sta succedendo nella città che si appresta a diventare capitale della cultura europea? 

I titoli dei giornali ancora una volta ripropongono una Marsiglia dalla cattiva reputazione, una città allo sbando. Ma le cose stanno davvero così?

«Marsiglia non è capitale di niente. Né della cultura, né della delinquenza. Marsiglia è piuttosto la capitale della precarietà: nei suoi abitanti, nella sua economia, nella sua vita culturale e soprattutto nel suo progetto politico, qualunque siano quelli che pretendono di portarlo avanti – dice Gilles Ascaride, scrittore e sociologo – i regolamenti di conti non sono una novità e neanche i rapporti tra microcriminalità e polizia.  In effetti non accade niente di nuovo, continua un vecchio processo che non smette di aggravarsi. Il potere pubblico locale "dimentica" la città o l’immagina come non è. Si accaniscono da  cinquant' anni a costruire un immagine invece di intervenire sulle realtà».

 Marsiglia è la convivenza di sessanta etnie, una realtà in continua evoluzione, che cambia attraverso la grande storia partorendo un mosaico di microstorie. «È la madre di tutte le migrazioni» mi diceva un vecchio tassista di origine italiana. Già, perché qui gli il segno che ha lasciato l’emigrazione italiana è forte. Tutti o quasi hanno nel Dna un parente partito dal Bel Paese per garantirsi un piatto di minestra anche con il mestiere più umiliante. Ma è un passato che si tende ad occultare, perché quell’umiliazione è una ferita che ancora brucia.

Ma non sono solo le ferite ad essere rimosse in questo appuntamento che vede Marsiglia sotto i riflettori dell’Europa. L’identità della città, sia pure nella sua complessità, non emerge. Si punta alle grandi opere, come il Vieux Port rimesso a nuovo e con una gigantesca pensilina per la promenade. Un colpo di spugna sul passato che poi si traduce in un’indifferenza per tutto ciò che Marsiglia stessa è: una città portuale. Un grande approdo che ha prodotto contaminazioni mediterranee che ancora oggi, malgrado tutto, sono la spina dorsale della città.

Un passato troppo spesso liquidato incapsulandolo nel sentimento della nostalgia e in una corsa verso un’immagine non delineata. La sede della mitica rivista “Les Cahiers du Sud”, fondata e diretta da Jean Ballard (al quale è intitolata una via) è chiusa. Abbandonata. Anche se in quegli archivi compaiono testi firmati da Camus o da Simon Weil.

Bisognerà dimenticare che su questa banchina, ancora cantiere, Anna Seghers scrisse Transito? Che sulla collina di Notre Dame de la Garde la città venne liberata dai nazisti grazie anche all’intervento del battaglione algerino? Ecco Marsiglia è così, scomoda e passionale.

 

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