[A] Dall'Agorà di ClubDante

Marco Ferrari
Italia

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Il transatlantico immortalato da Fellini

Ottant'anni fa, il Rex


05/10/2012

 

È toccato a Federico Fellini immortalarlo per sempre, come un sogno mobile, nel film Amarcord. Ma il transatlantico Rex transitò solo una volta nell’Adriatico, diretto al suo ultimo scalo a Trieste dove venne affondato dai bombardieri britannici l’8 settembre del 1944.

Il più famoso tra i transatlantici ebbe una vita breve e intensa, una morte impietosa e lenta (la nave bruciò in 4 giorni) e una gioventù di gloria con la conquista del Nastro Azzurro nel 1933. È per queste ragioni che oggi possiamo parlare di mito del Rex. Quando era in navigazione era considerato l’orgoglio della marineria italiana,  una nave pensata, ideata e costruita per stupire il mondo, una potenza nautica che il regime mussoliniano aveva ribattezzato il “levriero dei mari”.

Una storia lunga ottanta anni. Il Rex fu commissionato dalla Navigazione Generale Italiana, all’epoca la compagnia più importante del globo terrestre, ai Cantieri navali di Sestri Ponente che erano di proprietà dell’Ansaldo. La costruzione durò circa un anno. Il primo agosto 1931 fu effettuato il varo dell’imbarcazione alla presenza del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena. Ma il suo viaggio inaugurale risale al 27 settembre 1932 quando salpò dal porto di Genova, salutato da colpi di cannone e da tutte le sirene del porto, con grande dispiego di bandiere, fazzoletti e coriandoli. A bordo del lussuoso transatlantico viaggiavano 1.872 fortunati passeggeri, oltre all’equipaggio agli ordini del comandante lericino Francesco Tarabotto. Avendo registrato alcuni problemi ai propulsori, quando era ancora in navigazione per Gibilterra, la nave fu costretta a una sosta nel porto della colonia britannica per le necessarie riparazioni prima di proseguire il suo tragitto transoceanico. A causa di questo inconveniente alcuni passeggeri rinunciarono al viaggio e in treno si recarono in Germania per imbarcarsi su un’altra regina dei mari, il transatlantico Europa. Quando giunsero a New York trovarono il Rex già ormeggiato. L’anno successivo, nell’agosto del 1933, il Rex conquistò il Nastro Azzurro con una velocità media di crociera di 28,92 nodi, strappando il record proprio all’Europa che aveva fatto segnare due volte il primato.  

Nonostante siano passati ottanta anni, nonostante sia finito il fondo al mare sessanta anni fa, poi smantellato e fatto a pezzi al termine del conflitto, il Rex continua a vivere nell’immaginario collettivo, sull’onda di una spinta emotiva che non si è mai fermata.

Ora il mito del Rex riprenderà forza con le celebrazioni legate alla conquista del Nastro Azzurro, il record di velocità nell’attraversamento dell’Oceano Atlantico. I festeggiamenti culmineranno in due grandi mostre, in programma nel 2013 a Genova e New York. La brevità della sua esistenza ha contribuito a alimentarne la leggenda, di qua e di là dall’oceano, rendendone immortale il ricordo. Come scrive Maurizio Eliseo  nel volume Il transatlantico Rex (Tormena Editore), il gioiello della Navigazione Generale Italiana (poi trasformata in Italia Flotte Riunite) aveva conquistato e stupito il mondo del mare per le sue straordinarie caratteristiche, il suo standard qualitativo a bordo e la sua devastante potenza. Una sorta di nave predestinata a una carriera di successi, insomma. Così lo celebravano i reportage della stampa dell’epoca, a cominciare dal “New York Times” che ne lodava non solo le caratteristiche tecniche, ma anche la l’alta qualità su una rotta, quella da Genova a New York, tra le più frequentate al mondo, chiamata “Grande Espresso”, come oggi un volo aereo da Parigi o Londra alla città americana.

Per questo, l’intoppo del viaggio inaugurale, quel 27 settembre, rischiò di tramutarsi in un fallimento colossale dell’operazione, facendo paventare paragoni con le vicende del Titanic. Erano passati soltanto due giorni dalla partenza da Genova, avvenuta dopo il colpo di cannone sparato a mezzogiorno dalla fortezza di Castellaccio, che in prossimità dello stretto di Gibilterra la nave era stata costretta a dare la fonda per problemi alle turbodinamo. Furono due giorni di panico e di frenetico lavoro, ma la soluzione del problema e la ripresa della navigazione, celebrata da una corsa ininterrotta e veloce verso New York, conclusa dal saluto di una folla immensa,  fece subito dimenticare l’incidente. Il Nastro Azzurro, che  arrivò l’anno successivo (impiegò 4 giorni, 12 ore e 53 minuti per raggiungere il faro di Ambrose, all'imboccatura del porto di New York), consacrò quello che era il mezzo principale del viaggio transoceanico, vanto della marineria italiana. La grandiosità della nave, l’eleganza e la razionalità della sistemazioni, l’accurato servizio a bordo e l’impareggiabile cucina garantirono così al Rex un successo internazionale confermando la validità delle linee italiane, in particolare quella chiamata “Rotta del sole” che funzionò sino al maggio 1940, a guerra inoltrata.

Posto in disarmo nel porto di Genova, nell’agosto del 1940 il Rex venne trasferito prima a Brindisi e quindi a Trieste, camuffato di grigio, in maniera che non fosse ben visibile, in una zona dove si ritenne fosse più al sicuro dai bombardamenti. Era invece visibile e visitabile dalle truppe tedesche che, dopo l’8 settembre 1943, lo saccheggiarono completamente svuotandolo di arredi, quadri, oggetti di valore. A settembre del ’44, quando iniziarono gli attacchi aerei anche sulla città giuliana, la nave venne spostata nel Vallone di Capodistria, a pochi chilometri dalla città, ormeggiata a ridosso della costa, con la prora a oriente e la fiancata sinistra rivolta al mare. Un invito a nozze per i bombardieri britannici.  Bombardato per quattro giorni, dall’8 settembre 1944, si incendiò, sbandò su un fianco e si abbassò sui bassi fondali. Rimasto in una zona controllata dalla ex Jugoslavia (oggi Slovenia), il relitto fu demolito sul posto pezzo dopo pezzo. Le ultime lamiere furono sottratte nel 1960. Finiva così il simbolo delle grandi capacità tecniche e imprenditoriali dell’industria marittima italiana, il “Grande Espresso” da Genova New York.   

C’era un tempo, infatti, in cui il palazzo di Piazza De Ferrari, a Genova, sede della grande compagnia di navigazione italiana, che oggi ospita la Regione Liguria, era paragonabile a ciò che è ora la torre di controllo dell’aeroporto di Heathrow a Londra. In un immenso pannello ricco di puntini illuminati si dipanavano le rotte dei transatlantici che da Genova portavano in tutto il pianeta, New York, Rio de Janeiro, Buenos Aires, Barcellona, Lisbona, Dakar, Città del Capo, Bombay, Sidney. Grandi imbarcazioni si muovevano verso i porti principali muovendo milioni di emigranti, viaggiatori d’affari, uomini del cinema e dello spettacolo, diplomatici e persino truppe militari, all’occorrenza. Nata nel 1932, l’allora  “Italia Navigazione” unificava le tre principali compagnie italiane, ovvero Navigazione Generale Italiana, Lloyd e Cosulich. In nome dell’orgoglio nazionale raggiunse l’apice proprio con il Nastro azzurro (Blue ribbon) del Rex prima che la scelta di entrare in guerra da parte di Mussolini portasse il paese alla rovina.

Sino a metà degli anni sessanta, pur sentendosi oramai condannata dai voli intercontinentali, la società sfornò monumenti del mare come la “Michelangelo” e la “Raffaello”. Ma già nel 1977 si ripiegò sulle crociere e quindi nell’81 sui container.  

La flotta più famosa del mondo venne così spazzata via. La “Raffaello” e la “Michelangelo” furono vendute allo Scià di Persia poco prima della rivoluzione di Khomeini. Tre transatlantici, “Verdi”, “Donizetti” e “Rossini” andarono in demolizione nel 1977 con lo scoppio della crisi societaria. La “Colombo” era stata trasferita in Venezuela nella speranza di fornirgli un futuro nelle acque calde dei Caraibi, ma nel 1982 ha preso la via dei cantieri di Taiwan dove è stata smontata pezzo dopo pezzo. La “Leonardo” è deceduta nel 1980 nel porto della Spezia, dove era in attesa di smontaggio, per un furioso incendio visibile in tutto il Tirreno. La “Marconi” si è riconvertita in “Costa Riviera” sino al 2002 quando per motivi di modernità e sicurezza è uscita dal servizio per essere anch’essa demolita.

L’unica nave a resistere è stata la “Augustus” cambiando nome e bandiera per ben sette volte dal 1976 al marzo scorso quando è stata demolita. Nel 2000 si era ventilata anche la possibilità di trainare sino a Genova la maestosa imbarcazione per esporla al Porto Antico, al pari della “Queen Mary” a Long Beach o della “Rotterdam” in Olanda,  ma il progetto è naufragato per gli alti costi previsti, circa 15 milioni di euro.

Sarebbe stata il simbolo di un’epoca di passaggio, quella dai transatlantici (grandi imbarcazioni di linea) alle navi da crociera (grandi gioielli del divertimento), dal viaggio d’emigrazione alla vacanza sul mare.

 

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