[A] Dall'Agorà di ClubDante

Giovanni Dozzini
Italia

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Dalle Olimpiadi al suo primo libro per ragazzi

La favola dei desideri di Jonathan Coe

Lo scrittore inglese ad agosto è stato ospite del Cortona Mix Festival


06/09/2012

Tra Londra a Cortona, in questi giorni, ci sono un’Olimpiade e almeno una quindicina di gradi di differenza. Jonathan Coe, uno dei maggiori scrittori inglesi contemporanei, arriva nell’incantevole e rovente cittadina toscana con una notte insonne alle spalle e qualche giorno davanti per godersi un po’ di musica e di cibo italiano, ospite del Mix Festival, manifestazione nata dall’incontro tra il Comune e Feltrinelli, l’editore, che ha portato in dote molti dei suoi pezzi da novanta: oltre a Coe Marcela Serrano, Stefano Benni, Erri De Luca. È stanco, Coe, ma contento, come ogni volta che mette piede in Italia, dove a settembre, in anteprima mondiale, uscirà il primo libro per ragazzi che abbia mai scritto. «Eccetto una storia molto poco originale, un po’ alla Tolkien, di quando avevo poco più che vent’anni».
Il libro si intitola Lo specchio dei desideri, conterrà le illustrazioni di Chiara Coccorese e sarà pubblicato da Feltrinelli, naturalmente. «Negli ultimi anni», spiega Coe, «ho assistito alla crescita delle mie due figlie, al loro passaggio dall’infanzia a un’età quasi adulta – se non dal punto di vista emotivo da quello della socialità. Come tutti i genitori le ho viste abbandonare il mondo piccolo e perfetto in cui avevano sempre vissuto per approdare a un mondo che non è mai grande abbastanza e che è decisamente imperfetto. Così ho voluto trovare un modo semplice e chiaro per registrare la mia testimonianza a questo processo. Mi piaceva l’idea di un libro illustrato, e ho coinvolto Chiara Coccorese, conosciuta anni fa a Ravello.
Volevo che, ai tempi dell’e-book, venisse fuori un bell’oggetto. Essendo la coautrice italiana, poi, uscire prima nel vostro paese è stata una conseguenza quasi naturale. Tra l’altro, credo che critica e lettori italiani mi apprezzino più di quelli inglesi».
Cosa pensa che potranno portare gli e-book, di buono e di cattivo?
Cerco di vedere il lato positivo. Solo qualche anno fa la mia vita è stata trasformata in meglio dalla rivoluzione della musica digitale: poter avere accesso in pochi istanti praticamente a qualsiasi cosa era – è – grandioso. Per certi versi coi libri potrebbe valere lo stesso discorso, in termini di fruibilità. Da lettore, però, gli ereader non mi piacciono affatto. Manca qualcosa che è intrinseco nell’esperienza della lettura, toccare le pagine, l’atto fisico di girarle, di tenere il libro in mano. Con la musica è stato diverso perché i supporti – vinili, musicassette, cd – avevano avuto una vita breve. Invece il libro, come oggetto, ha centinaia di anni. Non è facile abituarsi all’idea di farne a meno.
Nel suo ultimo romanzo, I terribili segreti di Maxwell Sim, i personaggi sono continuamente alle prese con svariate diavolerie tecnologiche, da Facebook ai navigatori satellitari. In tempi in cui la tecnologia viaggia a una velocità stratosferica quanto è difficile, per uno scrittore, occuparsene?
Mentre scrivevo il romanzo non ci pensavo. Volevo solo catturare il momento, il segno di ciò che stava succedendo nel mondo nel 2009. Ma è vero che il tempo va troppo veloce, oramai. Quando il libro è uscito era già tardi: voleva essere un romanzo contemporaneo e invece era già un romanzo storico. Nel libro c’era Facebook, ma non c’era Twitter. Devo confessare che quando me ne sono reso conto è stato piuttosto shoccante. In ogni caso non ho più intenzione di star dietro alla tecnologia. No, non scriverò un romanzo su Twitter.
Tecnologia o meno anche Maxwell Simcome tutti i suoi romanzi, aveva notevoli implicazioni politiche. Si sente a suo agio con la definizione di scrittore engagé?
Direi di no. Engagé non è una parola in cui mi riconosco, perché non appartengo a nessun partito o movimento politico. Ma la questione che mi pongo quando scrivo è se come individui possiamo controllare o no il nostro destino. E questo, di conseguenza, significa scrivere del potere. Del rapporto tra i gruppi e gli individui, e dell’esercizio del potere. Anche ai livelli che stanno alla base della società.
In un recente articolo apparso su la Repubblica non è stato tenero con le Olimpiadi di Londra.
Oh, la città in questi giorni è molto eccitante. E lo spirito olimpico, come ideale momento di incontro tra nazioni lontane, merita assolutamente di essere celebrato. Ma il fatto è un altro: il peso delle corporation, nelle Olimpiadi come in qualsiasi altra manifestazione del genere, è sempre maggiore. Il fatto è che si tratta sempre più di una questione di business.
Cosa pensa quando vede sua figlia quindicenne passare il proprio tempo al centro commerciale Westfield di Shepherd’s Bush? Che la cultura di massa è più potente dell’educazione familiare? Che sua figlia non ha letto con attenzione i suoi libri?
In quest’epoca non si può essere genitori senza prendere atto del peso della cultura di massa. Con le nuove tecnologie – Internet su tutte – le vite dei ragazzi potrebbero svolgersi tutte nelle loro camere da letto. E sicuramente avere a disposizione nuovi media è un bene, ma ciò a cui hanno accesso è cultura di massa, e principalmente cultura americana. Però non voglio rovinare la loro infanzia o la loro adolescenza, non voglio impedir loro di divertirsi. Occorre equilibrio tra il cercare di farle andare nella direzione che si vorrebbe e lasciare che trovino da sole la loro strada. E in fondo sono ottimista.In ogni caso le mie figlie non hanno ancora cominciato a leggere i miei libri. Beh, eccetto Lo specchio dei desideri.
Esattamente un anno fa Londra e altre città inglesi venivano messe a ferro e fuoco. Le autorità hanno cercato di ridurre quei disordini a una sorta di rivolta criminale, negandone il carattere di autentica ribellione sociale. Ma la tensione è ancora alta, probabilmente. Cosa dobbiamo aspettarci, per il futuro?
È stata una cosa enorme, e molto complessa. C’erano senz’altro delle bande criminali, e degli opportunisti che si sono messi in mezzo per fare i propri interessi. Però tutto viene da una disuguaglianza sociale e materiale che da noi sta diventando sempre più grande. Credo che in nessun altro paese europeo sia grande come in Gran Bretagna. La frustrazione è notevole. E senz’altro c’è bisogno di introdurre nuove politiche economiche che facciano convergere i due estremi della società britannica, i molto ricchi e i molto poveri. Così non si può andare avanti.

 

Da Europa di sabato 4 agosto 2012

 

 

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