[A] Dall'Agorà di ClubDante

Santiago Gamboa
Colombia

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Carlos Fuentes, in memoriam


15/05/2012

Ieri la morte s’è portata via una grossa preda e spero solo che questo la fermi per qualche tempo. Ci sono giorni che prende molto sul serio il proprio lavoro e ci ricorda: arriveranno tutti, ma proprio tutti. Perfino Carlos Fuentes, lo scrittore che l’ha sfidata con la sua eleganza e la sua prodigiosa memoria, con il suo aspetto da dandy e con le sue opere, che hanno anch’esse sfidato il tempo: più di diecimila pagine dalla fibra dura, dal linguaggio teso e violento.

A 83 anni sembrava il re della memoria. Poco tempo fa, all’Hay Festival di Cartagena nel gennaio scorso, ha stupito un pubblico di più di 800 persone ricordando vecchi film nordamericani degli anni Cinquanta, citando dialoghi e recitando la lista degli attori. O facendo una sintesi della letteratura dai poemi epici ai giorni nostri senza mancare un titolo o un autore.

Una volta gli chiesi se non fosse interessato a scrivere le sue memorie, e mi rispose: «No, perché? La mia vita ha smesso di essere interessante a ventidue anni. A partire da quel momento, potrei solo dire: mi sono seduto e ho scritto un libro».

In un’altra occasione pubblica, quando tornai sull’argomento, sentenziò: «Le memorie servono soltanto a infastidire tua moglie e a litigare con gli amici, no?». E tuttavia l’idea finì per sedurlo e stava scrivendo dei testi autobiografici che mi aveva proposto di leggere prima della pubblicazione. Un onore che non sono riuscito ad avere.

Bisogna ricordare Fuentes, oltre che per le sue opere, perché fu l’artefice del Boom latinoamericano. Furono i suoi contatti e la sua celebrità, ottenuta nel 1958 con la pubblicazione de L’ombelico della luna (“La región más transparente”) a catapultare verso il successo mondiale una talentuosa generazione di scrittori latinoamericani affacciatisi alla ribalta negli anni Sessanta, tra i quali c’erano Vargas Llosa, Cortázar e García Márquez. La generosità e i contatti di Fuentes furono fondamentali.

Fra tutte le sue opere, le mie preferite sono Aura, Cambio di pelle, La morte di Artemio Cruz e Terra nostra. Ha vissuto una vita piena e, a quanto ne so, è spirato nell’assoluto possesso delle sue facoltà. Non ha sofferto il deterioramento del corpo. È entrato nella morte dalla porta principale.

Addio, maestro. Grazie di tutto.

      

 

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