[A] Dall'Agorà di ClubDante

Sergio De Santis
Italia

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La valigia delle vacanze

Tra edonismo e eudemonismo


02/08/2012

 

Il primo agosto qui da noi era il giorno delle grandi partenze estive, ma stavolta per i più ci saranno pochi giorni di vacanze, quasi delle false partenze. Realtà dura da accettare. Nel nostro Paese il berlusconismo aveva fabbricato, in quasi un ventennio, un sogno edonistico di ricchezza, potere e autoreferenzialità. Un sogno non molto diverso da quello proposto da Menem in Argentina, da Reagan e dai Bush negli Usa, dalla Thatcher in Gran Bretagna e così via. Un sogno iperliberista che si è trasformato in un incubo nel quale ha più diritti chi ha la possibilità di consumare di più.

Il dio danaro ha finito per mangiare se stesso, portando l’Occidente e il suo improbabile cittadino-consumatore sull’orlo della bancarotta. Così in Italia, ma non solo, al governo degli edonisti sembrava esserne succeduto uno eudemonistico, alla demagogia e al populismo la serietà e la competenza rivolte al raggiungimento del bene comune. Già, per Aristotele l’eudemonia era proprio la ricerca del bene, il bene era la felicità, e compito della politica era quello di trovarla per l’intera comunità. Solo che la parola greca eudaimonia comprende eu, che vuol dire bene, edaimon, che significa demonio, inteso anche come un piccolo dio imperscrutabile che decide a chi dare e a chi negare. L’eudemonistico governo Monti, stretto da emergenze varie, ha deciso spesso in maniera approssimativa a chi dare e a chi negare. E finora pare abbia tolto molto alle classi sociali più deboli e quasi nulla a quelle più privilegiate, caste comprese, con una serie di false partenze per provvedimenti che avrebbero dovuto colpire sprechi, evasione fiscale, privilegi di casta, e ripristinare in pieno uno stato di diritto dove giustizia ed equità fossero la regola e non l’eccezione. Diciamocelo: ci eravamo illusi che il governo eudemonistico di Monti, l’unico possibile, al punto in cui eravamo arrivati, fosse anche il migliore possibile. In realtà non esiste leader o governo al quale delegare la risoluzione dei problemi di un mondo alle prese con una crisi sistemica di un capitalismo sparso e sperso sulle bancarelle del mercato mondiale.

Bisognerebbe, come diceva Kant nel saggio Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo?, uscire da quello stato di minorità che l’uomo può imputare solo a se stesso.  Questo per il filosofo era il vero senso dell’illuminismo. Invece ci ritroviamo sempre più sconsolati, seduti sulla valigia delle ormai improbabili vacanze a guardare perplessi un pianeta nel quale si ripete da anni lo stesso copione, prima in Africa, poi nell’America latina, adesso in Grecia, Spagna e qui da noi: edonismo sfrenato e consumismo folle, poi crisi, debiti, disoccupazione, tasse, quindi ricetta iperliberista, che porta a un aggravamento della crisi e alla conseguente svendita delle migliori risorse del paese al primo offerente in agguato sul mercato mondiale. Si tratta di una crisi epocale, che richiederebbe all’uomo di autoporsi al centro del mondo come essere, e non come consumatore. «Svegliati, esci dall’infanzia!» diceva Rousseau. Vorremmo farlo tutti, anche a rischio di rinunciare a improbabili padri putativi politici, a grandi o piccoli favori che qualche grande o piccola corte da terzo millennio può elargire. Io lo farei, e per primo… ma sono rimasto troppo amareggiato dal dover ammettere che quest’anno una vera vacanza proprio non posso permettermela. Quindi rimango seduto sulla mia valigia, ostinato e imbronciato, ad aspettare la prossima falsa partenza che qualcuno prima o poi mi proporrà.

 

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