[A] Dall'Agorà di ClubDante

Mayra Santos-Febres
Porto Rico

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Il nuovo canone della letteratura iberoamericana


14/05/2012

Coleridge affermava che la letteratura era una conversazione con la tradizione. Harold Bloom e i suoi seguaci sequestrano le parole di Coleridge per sostenere che i grandi scrittori sono «quelli che possono intavolare conversazioni con i loro predecessori sui temi eterni, trascendentali». Il canone, allora, è visto come un organismo emofilico e con il collo storto, cioè rivolto sempre all’indietro: uno strano mostro. Altre volte è immaginato come una struttura (patri)lineare per la ricerca di ascendenza e di lignaggio e ostentazione di editti di purezza di sangue; tutto molto rinascimentale e coloniale.

Il canone può essere questo, ma anche altro. Può essere l’ironica accettazione di una tradizione che organizza certe conversazioni nel tempo e nello spazio; e può essere anche il tessuto di una rete orizzontale (una web) in cui alcune opere conversano con altre, in cui varii autori coetanei affrontano lo stesso tema da diversi angoli visuali.

Credo, no: ne sono sicura, che nell’America latina (e nelle sue diaspore) sia nato un nuovo canone letterario. Non è patrilineare, anche se assume ironicamente la sua ascendenza. Funziona piuttosto come una struttura dissipativa (si veda Ilya Prigogine ne La nascita del tempo), vale a dire come un sistema termodinamico che si modifica, cercando ordine là dove altri vedono caos. Questo nuovo canone non ubbidisce al pensiero binario (grazie, Guillermo Martínez, per il tuo favoloso romanzo Acerca de Roederer); vale a dire che non si organizza secondo la logica che reggeva il boom; sinistra contro destra, Nord contro Sud, surrealismo contro realismo magico, letteratura “borghese” contro letteratura impegnata, bianco contro indio o negro. Si configura piuttosto come una nube, come un “fronte climatologico” che cambia secondo il soffiare dei venti.

Da tempo i teorici postmarxisti Ernesto Laclau e Chantal Mouffe chiamano questo sistema organizzativo “sistema a punti nodali”. E tuttavia, in questo sistema canonico che propongo, preferisco la metafora di Prigogine. Esistono “attrattori” che organizzano in un altro modo questo canone. Gli “attrattori” somigliano a “temi” letterari, ma in 3D: la violenza politica e transpolitica, il rapporto fra la tecnologia e la memoria collettiva (si legga tecnocultura in relazione con cultura “letteraria”, pop-mediatico e cultura di consumo). L’altro “attrattore” è la nascita di nuove soggettività/identità/intimità e il suo rapporto con la letteratura come espressione della soggettività umana.

La grande protagonista di questo nuovo canone è la città globale, che è sempre la stessa, si chiami San Juan, Madrid, Bogotá, Miami, Parigi, Gerusalemme, Filadelfia, Río Fugitivo o Santiago del Cile. Tutte sono e non sono Macondo; perché non si organizzano “in opposizione” ai grandi centri culturali dell’Occidente, ma li attraversano, li duplicano e li ricombinano. Queste città proposte nelle nostre nuove letterature funzionano più come “franchigie” – rubo il termine, e gli do un nuovo significato, da McCondo di Fuguet e Paz-Soldán – che come luoghi reali.

L’altra grande battaglia estetica delle nostre letterature è prendere le distanze dal realismo a partire dal realismo stesso. Il sistema oscilla tra opere che giocano con l’ “iperrealismo” letterario (Sirena Selena, El síndrome de Ulíses, Coleccionistas de polvos raros) e altre di fantascienza (Guillermo Martínez e Pedro Mairal). Tra un estremo è l’altro si tende una grande rete.

Credo che tutti i libri elencati qui sotto parlino tra loro e gravitino attorno ai tre “attrattori” citati prima, attraverso i quali si interconnettono i racconti, i saggi e i romanzi di un gran numero di autori nati tra il 1958 e il 1978.

 

Il “grado zero” di questo canone viene stabilito da Roberto Bolaño:

 

0. Nocturno de Chile (“Notturno cileno”) e 2666 - Roberto Bolaño.

1. El síndrome de Ulises e/o Necrópolis  (“Morte di un biografo”) - Santiago Gamboa

2. Sueños digitales - Edmundo Paz Soldán

3. Salón de Belleza (“Salone di bellezza”) - Mario Bellatín

4. Sirena Selena vestida de pena (“Sirena Selena”) - Mayra Santos-Febres

5. El insomnio de Bolivar e/o En busca de Klingsor (“In cerca di Klingsor”) - Jorge Volpi

6. Ajuar Funerario - Fernando Iwasaki

7. Comedia profana - José Ovejero

8. Carta del fin del mundo (“Lettera dalla fine del mondo”) - Jose Manuel Fajardo

9. Coleccionistas de polvos raros - Pilar Quintana

10. La vida privada de los árboles - Alejandro Zambra

11. La vida breve de Oscar Wao (“La breve favolosa vita di Oscar Wao”) - Junot Diaz

12. La belleza bruta -Francisco Font Acevedo

13. Nadie me verá llorar (“Nessuno mi vedrà piangere”) -  Cristina Rivera Garza

14. Un lugar llamado oreja de perro (“Un posto chiamato Oreja de Perro”)- Iván Thays [e anche Abril rojo  (“I delitti della settimana santa”) - Santiago Roncagliolo]

15. El año del desierto - Pedro Mairal

16. Satanás (“Satana”) - Mario Mendoza

17. Mantra - Rodrigo Fresán

18. Favor rebobinar - Alberto Fuguet

19. El material humano o El otro zoo - Rodrigo Rey Rosa

 

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