[A] Dall'Agorà di ClubDante

Diego De Silva
Italia

FacebookTwitterLinkedInMail-To

Everything but the book


14/05/2012

Non so se v’è mai capitato, in occasione di un trasloco o di una ristrutturazione, di abitare per qualche giorno in casa vostra facendo a meno dei mobili e riducendo l’arredamento all’essenziale: il letto, un tavolo dove mangiare, un guardaroba in cui tenere i vestiti.

Sono interregni domiciliari a cui ci si abitua facilmente e si rinuncia a fatica, o meglio con fastidio: lo stesso con cui si cede a una ragione contraria (non più giusta, ma) semplicemente, volgarmente più forte della propria. E si subisce, si tollera come una vera e propria invasione il ritorno dei mobili in casa, che in pochissimo tempo realizzano la privazione di uno spazio che in quel momento ci domandiamo perché ci sentiamo così tenuti ad accettare, se stavamo meglio senza.

Il fatto è che ogni oggetto è un pensiero, è portatore di un valore simbolico che prevarica la sua stessa funzione. Più che servire racconta, rimanda, riconduce, significa: dunque, vincola; e lo fa fisicamente: limitando.

Personalmente, ho scoperto da tempo un impagabile piacere nel privarmi di ciò che mi circonda. Sono quasi felice quando mi accorgo che una cosa non mi serve. Quando posso farne senza. Creare semplicemente dello spazio, e non recuperarne dell’altro per rioccuparlo con nuovi ingombri, ma ricavare dei vuoti, magari soltanto per mettermi lì a osservarli. Mi piace guardare un solo quadro, possibilmente piccolo, su una parete, possibilmente grande. Mi piace l’idea – che sono incapace di realizzare – di una libreria non stipata di libri, ma abitata soltanto da quelli (quanti, poi?) che si considerano veramente importanti, resi ancora più visibili (e dunque significativi) dai tre quarti degli scaffali che finalmente respirano e aprono lo sguardo, invece di murarlo.

In una casa (almeno) semivuota, arredata all’essenziale, che offra il minimo indispensabile per viverci, ho l’impressione che la mente si apra e si distenda. Mi sembra di pensare meno, e più chiaramente. Di essere più lucido, e soprattutto rilassato. Sarà una suggestione, ma poco importa. Quello che so è che non ho più scenografia, dunque non subisco più il ricatto, né affettivo né funzionale, dell’oggetto che dovrebbe servirmi o ricordarmi da dove viene e perché sta lì da tutta la vita e da diverse altre prima della mia.

Se questo è vero (e per quanto mi riguarda lo è, benché io, un po’ come tutti, finisca poi per vivere circondato da cose largamente inutili), mi domando perché, davanti alla prospettiva della scomparsa della mia biblioteca causata dall’avvento del libro elettronico, il pensiero di svuotare il mio studio dalle pareti di libri che lo rivestono non mi entusiasmi affatto.

Intendiamoci: il fine che governa il pensiero digitale, vale a dire la smaterializzazione di tutto, mi affascina. È fantastica l’idea di far apparire una cosa quando ti serve e farla sparire quando hai finito. Di non sentirti ingombrato da quello che hai. Soprattutto, di non dover fare nessuna fatica per portartelo dietro quando ti sposti. Perché allora (invece) fatico ad accettare l’idea di perdere il libro-oggetto?

Una risposta (al di là delle trombonate del tipo: “Perché amo annusare i libri” ecc.; che peraltro condivido) me la sono data. Ed è la seguente. Un gesto che mi piace poter fare quando mi gira di farlo è quello di tirare un libro giù dallo scaffale con un colpo dell’indice e rileggerne qualche pagina; e so – nel senso che ne sono assolutamente certo – che non lo farei se quello stesso libro si trovasse fra altri cinquemila in formato digitale. Fine della storia.

Mi si dirà: Va be’, puoi tranquillamente aprire la tua biblioteca virtuale e leggerti quello che ti pare, spolpastrellando lo schermo proprio come sfoglieresti, sottolineare, scrivere appunti a margine e tutto quanto. Ma non è la stessa cosa, e lo sapete benissimo. Perché fra l’avere una cosa a portata di mano e tirarla fuori da una parte (virtuale o meno, poco conta) c’è una bella differenza. E alla fine sono queste scemenze qui che salveranno il libro di carta, probabilmente.

 

© Copyright ClubDante

Copyright 2012 by Empower Consulting Srl. Tutti i diritti sono riservati.
ClubDante S.r.l. è una società del Gruppo Empower Consulting S.r.l..
Tutti i servizi di comunicazione digitale del Portale sono forniti per mezzo della piattaforma Mail-Maker.