[A] Dall'Agorà di ClubDante

Elsa Osorio
Argentina

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Dalle Madri agli Indignati


13/05/2012

Il pane quotidiano che mi tocca in sorte è quello del 12 Maggio, che ancora prima di iniziare aveva già la sua sigla, 12M, e inaugura un proprio luogo nel calendario delle celebrazioni: a partire da oggi è la Giornata Mondiale di Mobilitazione. Così stabilisce il manifesto elaborato nel corso di molte assemblee, pubblicato e moltiplicato via internet con il significativo titolo “Sollevazione del 12 M”. Sollevazione, parola carica di grati ricordi: rivoluzione, resistenza. Mentre nei social network il 12M15M (12 Maggio - 15 Marzo, giorno dell’attentato a Madrid) corre come una scia di speranza e di agitazione, la mobilitazione degli indignati, con maggiore o minore rilevanza, occupa oggi uno spazio sulle prime pagine di tutti i principali giornali spagnoli, e nella sezione 12M si possono seguire le notizie sul movimento.

È passato già un anno dal quella affollatissima mobilitazione che si concentrò nella Puerta del Sol reclamando Democrazia Reale Subito, gli indignati, il 15 M (il 15 marzo).

Questo movimento che resiste a ogni tipo di istituzionalizzazione, di rappresentanza, amorfo, nuovo, giovane, suscita le opinioni più diverse. È visto con scetticismo da alcuni: non fanno altro che protestare, ma non fanno politica, quest’anno sarà difficile riunire così tante persone, le cause che l’hanno generato si sono aggravate ma non c’è più speranza, la gente ha paura: Altri, invece, lo vendono con speranza: un cambio di direzione, forme nuove per un nuovo mondo, oppure: fa caldo, ma loro stanno lì a inveire ma anche a proporre. Faceva molto caldo anche quel 16 luglio del 1936, quando dai quartieri popolari scendevano verso Puerta del Sol persone di diversi gruppi politici o cani sciolti ad affrontare il fascismo, come gli indignati affrontano il neoliberalismo feroce, i banchieri e i loro lacché politici.

La verità è che gli indignati del 15 marzo si sono sparsi per il mondo. Nell’ottobre del 2011 si sono riempite le piazze di 951 città in 82 paesi. Il 12M15M si moltiplica in centinaia di città di non so quanti paesi, ma in ogni caso molti. E in quella immensa piazza senza limiti che è Internet. “Tomalaplaza.net” è uno di questi luoghi di incontro, in cui convergono molti subdominii di più di mille collettivi. Poi ci sono le pagine di Facebook, e quelle di Twitter, infiniti blog… Leggo l’appello alla mobilitazione in 15 lingue, in diversi caratteri.

Quando la stampa ha spostato i riflettori dagli indignati, perché “non interessavano più a nessuno”, loro continuavano a organizzarsi in silenzio nei quartieri, le persone più diverse discutevano di questioni di enorme rilevanza, come la riforma della legge elettorale, o di problemi specifici: la salute, la casa, l’educazione. Mobilitazioni permanenti. E sono rimasti lì, a impedire uno sfratto, evitando che una famiglia rimanesse in mezzo alla strada. Non considerare il 15M come un attore politico fondamentale perché non vuole istituzionalizzarsi né assumere le forme tradizionali della politica è pura cecità. I governanti che non trasformeranno le sue richieste in politiche statali se la vedranno brutta. Qualcosa è già in via di realizzazione. E a Puerta del Sol sono state lasciate 75mila proposte!

Ripongo grandi speranze in questo movimento. L’idea che da soli non si ottiene nulla, ma che insieme ce la si fa, è quella che ha reso possibili i grandi cambiamenti sociali. Erano poche le donne che si riunivano per fare la ronda della resistenza in Plaza de Mayo a Buenos Aires. Sono passati 35 anni; senza di loro non saremmo mai riusciti a far condannare i genocidi, a ritrovare i bambini rubati, senza le Madri questa brezza fresca che si respira non sarebbe stata possibile. “Madres de la Plaza, el pueblo las abraza”, cantavamo qualche giorno fa, nel loro trentacinquesimo anniversario. Posso immaginarmi le Madri in quelle piazze del 12M15M.

 

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