[A] Dall'Agorà di ClubDante

Santiago Gamboa
Colombia

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Bolaño, nove anni


14/07/2012

Sembra incredibile che sia passato così tanto tempo dalla sua morte, anche se, considerando il successo della sua opera in tutto il mondo, si potrebbe anche pensare che sia poco, che in fondo sia stato tutto molto rapido. In ogni modo, non c’è alcun dubbio che Roberto Bolaño è l'autore in lingua spagnola posteriore al Boom con maggiore impatto e presenza nella letteratura mondiale. Praticamente è stato una rivelazione per tutte le lingue e le culture: l'ultima di cui ho notizia è la Repubblica Ceca.

Il primo paese a riconoscere il suo talento è stato la Francia. Ricordo che Bolaño era ancora vivo e poté vedere il supplemento letterario del quotidiano Liberation dedicargli sei pagine. Le Monde, quando ancora non usava foto, lo elesse personaggio del giorno e pubblicò una sua caricatura in prima pagina, una cosa eccezionale. Il suo editore francese, Christian Bourgeois, decise di pubblicare tre suoi libri contemporaneamente, una cosa mai vista prima per uno sconosciuto. Poi fu la volta della Germania e degli Stati Uniti, dove il suo successo fu devastante. Bolaño riuscì a vedere che Susan Sontag gli dedicava una pagina sul New York Times lodando la sua prima pubblicazione in inglese, By night in Chile (Notturno cileno). Bolaño diceva che quello era il vero titolo, Di notte in Cile, e che l’avevano trovato i gringos, dato che il libro aveva avuto diversi titoli e lui non ne era mai stato soddisfatto (il primo nome che gli aveva dato era Tormentas de mierda).

Fatta eccezione per gli Stati Uniti, i libri di Bolaño non sono mai stati tra quelli più venduti in nessun paese, e questo è anche un segno dei nuovi tempi. All'epoca di García Márquez o di Nabokov,  molte volte (non sempre) il talento era associato al successo di vendite internazionali, ma è un’associazione che via via è scomparsa. Oggi sono molto rari i casi in cui questo accade al di fuori del paese di provenienza dell'autore. L'opera di Javier Marías potrebbe essere un'eccezione. In genere, i successi di vendita internazionali sono appannaggio di autori privi del minimo riconoscimento critico e di rilevanza per le successive generazioni di lettori e scrittori. Come la cilena Isabel Allende, regina nelle vendite da trent'anni, ma carente di un'immagine di autrice “letteraria”. Non conosco un solo scrittore della generazione successiva alla sua che la legga, la ammiri e ne riconosca l'influenza. Nessuno. E poi i nuovi best seller, come Ruíz Zafón, sono così superficiali e piatti che la Allende, in confronto, sembra quasi alta letteratura.

Bolaño, invece, è tutto l'opposto: la gioventù latinoamericana lo segue in massa, giura su di lui. Gli scrittori più giovani trovano nei suoi libri un mondo in cui riconoscersi, che parla ai loro orecchi, e lo stesso vale per i nuovi lettori. Certo, alcuni lo imitano, e questo alla lunga lo danneggerà. Però, soprattutto, dopo la sua morte si è rafforzata l'immagine di Bolaño come un classico della letteratura, all'altezza di Borges o di Cortázar, due autori che lui ammirava, che considerava il nucleo del canone in lingua spagnola. Il suo mito, poi, corre parallelamente a questa immagine: la sua morte prematura, i suoi straordinari libri inediti (come I dispiaceri del vero poliziotto), le polemiche sulla sua vita, i malintesi sulla sua presunta tossicodipendenza. È morto nella notte tra il 14 e il 15 luglio del 2003, esattamente nove anni fa.

Una triste notte e uno strano destino per uno scrittore che continua a crescere dopo la morte.

 

 

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