[A] Dall'Agorà di ClubDante

William Ospina
Colombia

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Prometheus, nostalgia del futuro


10/09/2012

Si va a vedere Prometheus solo per provare nostalgia di Blade Runner. Il fatto è che per realizzare un grande film di fantascienza non basta Ridley Scott, maestro della produzione e dell’inquadratura, della direzione degli attori, del montaggio, delle luci e del suono: ci vuole un’idea brillante, una sceneggiatura intelligente, e si sa che nella fantascienza le idee davvero buone vengono a pochissimi autori. La lista potrebbe essere limitata a dieci, cominciando da Philip K. Dick, Ray Bradbury, Frederik Pohl, J. G. Ballard e Isaac Asimov, e proseguendo poi con gli altri cinque a cui il lettore sta già pensando.
Scott ha sempre realizzato film memorabili quando ha potuto contare su buoni soggetti: I duellanti, da Joseph Conrad, Thelma e Louise, da Callie Khouri, o Blade Runner da Philip K. Dick. Per il resto, ha firmato produzioni costose come Il gladiatore, 1492 o Kingdom of Heaven (che irrimediabilmente in Italia, Spagna e America latina hanno chiamato Le crociate), di cui nessuno direbbe che sono opere d’arte.
I duellanti è la migliore risposta che si possa dare a chi afferma che i buoni romanzi non possano diventare buoni film. Sul modo in cui, nel bel mezzo delle guerre napoleoniche, due ufficiali dello stesso esercito si affrontano in una guerra privata, è impossibile sapere se sia migliore l’intenso libro di Conrad o il film di Scott.
Thelma e Louise sembra ispirato all’impetuoso film Punto zero (“Vanishing point”, 1971), la cui sceneggiatura fu scritta da Guillermo Cabrera Infante. Ciò che nell’atmosfera degli anni Settanta era il disperato tentativo di un uomo di fuggire dalla storia a 200 chilometri all’ora, nelle mani di Scott si trasforma nell’avventura di due donne che, stanche delle frustrazioni e delle meschinità dei loro destini, intraprendono una fuga attraverso i profondi paesaggi dell’Ovest degli Stati Uniti e alla fine preferiscono il baratro alla cella.
Blade Runner è più poetico, più immaginativo, più impressionante, e condensa molto di ciò che siamo arrivati a presentire del futuro: il mondo in mano alle Corporations, esseri costruiti grazie all’ingegneria genetica che hanno a che fare con gli esseri umani, mafie poliziesche, città vertiginose di grattacieli, di inquinamento, di pubblicità, di organismi mescolati, di folle e di solitudini, di piogge senza tempo, riflettori incessanti, la malinconia industrializzata e la morte transgenica, e nel bel mezzo di tutto questo le eterne domande umane sulla vita e sulla morte, sulla verità e la giustizia, sulla conoscenza e i suoi limiti.
Trent’anni dopo, in Prometheus, Ridley Scott è capace di offrirci il guscio della tecnologia, una scenografia più raffinata, l’efficacia del design e lo splendore di alcune fantastiche tempeste, ma nulla della commovente riflessione sul mondo che c’era in Blade Runner. Al contrario, è impressionante la sua capacità di sprecare possibilità. Tutti i personaggi che immagina, vengono sacrificati in una storia truculenta e sterile. C’è perfino un androide, il cui tronco decapitato è solo un manichino assurdo e la cui testa continua a parlare invano, ricavato da un ammirevole e lugubre progetto H. R. Giger, che si perde come tutto nella nullità della trama. Che differenza da quei replicanti che sanno di stare per morire e vengono a chiedere al loro creatore un po’ più di vita; che differenza da quell’ammirevole Roy di Blade Runner, che davanti alle macchine da presa, nell’ultima scena del film, ispirò all’attore Rutger Hauer questa poesia che è diventata un classico: «Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare… Navi da combattimento in fiamme al largo dei Bastoni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia… È tempo di morire».
In questi giorni, Ridley Scott si riposa dal futuro, dalla tecnologia e dagli alieni preparando The Counselor, un’opera che ha una certa affinità con il film colombiano Sumas y restas, la storia di un avvocato che entra nel mondo del narcotraffico credendo che potrà trarne profitto senza compromettersi. Brad Pitt, che Ridley Scott rese famoso con Thelma e Louise, recita con la moglie Angelina Jolie, con Javier Bardem e forse con Penélope Cruz. Vedremo quanto potrà aver ispirato uno dei geni del cinema mondiale il nostro maggior autore cinematografico, Victor Gaviria.
Eppure, per il prossimo anno si annuncia un ritorno di Ridley Scott alla tematica di Blade Runner, il che potrebbe dargli l’opportunità di riprendere il filo delle sue splendide invenzioni. A quanto pare, lo sceneggiatore sarà lo stesso Hampton Fancher che prese il romanzo di Philip K. Dick, Do androids dream of electric sheep?, e lo trasformò nella memorabile storia di Rick Deckard, l’ufficiale incaricato di ritirare dalla circolazione i replicanti, creature da laboratorio genetiche progettate, a seconda della serie, come soldati, operai, assassini o modelli da piacere; ad alcuni di loro sono stati impiantati dei ricordi e uno schema basilare di emozioni, e così diventano ansiosi di vivere e bisognosi di risposte filosofiche quanto noi. Nel 1982, Blade Runner fece grande impressione in tutto il mondo, eccetto naturalmente che negli Stati Uniti, e ben presto divenne un film di culto, il miglior film di fantascienza della storia. Una fama che non riuscì a strappargli nemmeno la prima parte di Matrix, intricata e geniale.

 

Pubblicato da El Espectador.

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