[A] Dall'Agorà di ClubDante

Dante Liano
Guatemala

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Il libro sacro di Sam Colop


12/07/2012

Devo a un viaggio a Firenze di don Adrián Chávez la curiosità per le differenti edizioni del Popol Vuh, o Pop Uuj, come lo chiamava quell'anziano filologo. La casualità volle che io mi ritrovassi lì. Inoltre, sempre per caso, quella notte non c'era un interprete per don Adrián. Mi chiamarono, io che non avevo mai fatto l'interprete.
Chávez viaggiava per l'Europa per presentare la sua nuova versione del libro sacro dei maya. Quando la sala era piena (e ricordo che era veramente piena, con la gente seduta nei corridoi), don Adrián fece il suo ingresso con l'abito cerimoniale dei signori di Chichicastenango. Aveva una settantina d'anni, e la sua piccola figura, uscita dai dipinti di Bonampak o dalle stele di Copán, imponeva ammirazione o reverenza. Salutò, si sedette, lo presentarono, si alzò e iniziò a parlare in k'iche'. Vergognandomi, spiegai al pubblico che non potevo tradurre perché non conoscevo quella lingua.
Ci fu un mormorio, però non di disapprovazione, perché i presenti erano tutti “pace e amore”, e inoltre perché don Adrián mi lanciò un salvagente. Spiegò che aveva finito di recitare il famoso incipit del Pop Uuj: Are' uxe' ojer tzij waral K'iche ub'i...Per due ore, Chávez stregò i fiorentini con la storia del libro e, poi, con la storia della sua traduzione. Il saggio maya era stato, forse, il primo filologo di quella lingua e letteratura, e con l'aiuto di amici stranieri si era fatto costruire una macchina da scrivere molto complessa, con l'alfabeto K'iche'.
La sua traduzione era un volume mirabile. Nella prima colonna c'era la trascrizione del libro sacro del frate Francisco Ximénez, nella seconda la trascrizione fonetica, nella terza colonna la traduzione letterale allo spagnolo e nella quarta la traduzione libera. Ricordo che don Adrián aveva incluso, nella sua versione finale, i verbi indigeni. Ricordo “tapishcar”.
L'accuratezza di don Adrián stimolò la mia. Andai a vedere le altre versioni: Recinos, Saravia, Asturias, Girard e altre. Trovai le differenze, ciò che mi sembrava riuscito e ciò che non lo era. Credetti che la versione di don Adrián chiudeva la porta a ogni altra possibilità, però mi stava ingannando. Dopo, Dennis Tedlock pubblicò la sua.
Nel 1999, venni a sapere che Enrique Sam Colop aveva pubblicato una versione poetica in lingua k'iche', che era la sua stessa lingua (Sam Colop, Popol Wuj. Versión poética K’iche’, Guatemala, Cholsamaj, 1999). Corsi a comprarla e osai leggerne parti, recitarne altre, senza capire alcunché. Il gran merito di Sam Colop consisteva nell'aver scoperto che il Popol Wujnon è una narrazione in prosa, bensì un lungo poema epico. Anche per chi non conosce la lingua in cui è scritto, salta agli occhi il principio ritmico della poesia maya, il difrasismo:

Mixb’isonik, oj k’olik,
Oj iwiy,
Oj kik’exel qatz.

Per la letteratura in lingua spagnola il principio ritmico più evidente è la rima. Per gli inglesi è più importante l'allitterazione. Per i maya, questi grappoli a tre a tre. E allora, suona la sua musicalità. Come se fosse poca cosa, Enrique Sam Colop aveva scoperto che il libro fondatore degli abitanti del Guatemala (indigeni e ladinos, credo) non è solamente una solida visione della creazione del mondo, non si limita a mostrarci com'è il mondo, ma è anche un opera dal grande respiro poetico. Grazie a tutto ciò, si consacrava come uno dei più importanti filologi dell'America Latina. E dimostrava una sensibilità poetica fuori dal comune.
Come un regalo per noi che non conosciamo la lingua dei k'iche', nel 2008 Enrique Sam Colop pubblicò la traduzione allo spagnolo, con le note (Popol Wuj, Traducción al español y notas de Sam Colop, Cholsamaj, 2008. So che esiste un'edizione della FyG editores, più recente). Il primo merito di questo libro è la serietà scientifica. Il lavoro più importante risiede nel suo generoso, puntuale e preciso apparato di note, che ci rivela i segreti del testo. Capita con le grandi opere. La Divina Commediadi Dante sarebbe difficilissima senza un buon apparato di note filologiche e culturali. L'italiano del 1300 è molto distante dall'italiano attuale, e i riferimenti storici sarebbero impossibili da cogliere senza le delucidazioni dell'editore. Così, per il più importante libro della nostra antichità, Sam Colop si è impegnato ad annotarlo, sia dal punto di vista filologico sia da quello culturale. Ha elaborato un volume di una ricchezza culturale inaudita.
La sua traduzione allo spagnolo deriva da una doppia perfezione. Sam Colop era totalmente bilingue. Padroneggiava anche altre lingue, però a noi interessa il suo rapporto con il k'iche' e lo spagnolo. Il primo era la sua madrelingua, quella che Bernal adduce “aver succhiato dal seno di sua madre”. Il secondo era stato acquisito con facilità e pienamente: si era laureato in Lettere all'Universidad Rafael Landívar. Inoltre, aveva iniziato una carriera da poeta in lingua spagnola. Tuttora conservò il suo primo libro di poesie.
Uno dei lavori più difficili di un traduttore di letteratura è rendere la poesia della lingua originale nella poesia della lingua d'arrivo. Mi sembra che Sam Colop sia uscito a testa alta dalla prova. In spagnolo è molto difficile destreggiarsi con il difrasismo delle lingue mesoamericane. Forse la migliore soluzione è la retorica della ripetizione, di cui lo spagnolo ne è pieno. La ripetizione è una risorsa che appare naturale, persino nella conversazione. Addirittura Ponce Vaides proferì un celebre “Giammai credetti, mai pensai...”, un distico perfetto, un'antitesi da antologia zoologica. I parallelismi, le anafore, le enumerazioni testimoniano delle risorse poetiche della lingua d'origine.
In questo modo, l'uomo d'argilla nella creazione:

se deshacía
se desmoronaba y
se humedecía...*

E quando gli oggetti degli uomini di legno si ribellano contro di essi:

Hablaron todas sus tinajas,
sus comales,
sus platos,
sus ollas;
su nixtamal,
sus piedras de moler.
Todo lo disponible se hizo presente. **

Lungo il testo ci sono folgorazioni da linguaggio poetico. Parlando di Wuqub Ka'ix, Sam Colop traduce:

Cuando él era como la luz de la gente que había sido inundada
Cual si fuera prodigioso en su esencia.***

C'è un momento di letteratura fantastica all'inizio del Popol Wuj. Nelle sue prime parole, il libro parla di se stesso, come se fosse altro. È quando spiega perché è stato scritto. Racconta che ormai non c'erano più tracce del Popol Wuj, e allora sorse la necessità di scriverlo. L'autore o gli autori si accorgono che parlano dello stesso libro che stanno scrivendo, e lo definiscono (nella sontuosa traduzione di Sam Colop):

Instrumento de claridad venido de la orilla del mar
donde se cuenta nuestra oscuridad
instrumento de claridad sobre el origen de la vida, como se le dice. ****

È ottimo il gioco tra “claridad” e “oscuridad”, come perno della strofa, e ancor meglio la chiusura: “la vida, como se le dice”. Questa semplicità così trasparente da contenere poesia.
Enrique Sam Colop ci ha lasciato molto. Ho saputo della sua morte e ho saputo che il Guatemala ha sofferto una delle perdite più gravi. Lo ricordo, quando entrambi eravamo giovani, e in un'entusiasta cooperativa ci pubblicavamo i nostri libri. Ho seguito da lontano la sua brillante carriera accademica e ho capito che in Guatemala c'era un eccellente successore di don Adrián Chávez. Ho capito che tutto ciò significa che già esiste una tradizione contemporanea di letteratura e filologia maya, fatta dagli stessi maya. E questo implica che il paese si muove, piano ma sicuro, verso il suo destino folgorante, quando scompariranno quei mali che per il momento ci logorano. Allora verrà ricordato don Adrián Chávez, Enrique Sam Colop. E si parlerà di precursori.

 

Note

* “Si disfaceva / si sgretolava / si inumidiva...”.

** “Parlarono tutte le sue giare / i suoi comales /i suoi piatti / le sue pentole / il suo nixtamal / le sue pietre per macinare. Tutto ciò che era disponibile / si fece presente”.
I comales sono delle piastre per cuocere le tortillas di mais, mentre il nixtamalè un tipo di pasta di mais.

*** “Quando egli era come la luce della gente che era stata inondata / Come se fosse prodigioso nella sua essenza”.

**** “Strumento di chiarezza venuto dalla riva del mare/ dove si racconta la nostra oscurità / strumento di chiarezza sull'origine della vita, come viene detto”.

 

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