[A] Dall'Agorà di ClubDante

Carlos Salem
Argentina

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Spagna, rien ne va plus


11/07/2012

Tanti brillanti e splendenti cervelli governativi spagnoli a spremersi le loro privilegiate meningi per trovare delle uscite dalla crisi e dei freni alla fastidiosa tendenza della gente a non farsi tagliare l'“intagliabile”, quando la soluzione era lì davanti agli occhi. Come il seno di un spogliarellista di Las Vegas.
Fa strada, quasi senza accorgersene, la governatrice della Comunità Autonoma di Madrid, Esperanza Aguirre, con la collaborazione di un magnate yankee, uno di quelli che le sanno tutte, o che altrimenti se le inventano. Come ad esempio, in piena crisi economica mondiale, aprire un complesso di mega casinò in Spagna, con l'originale nome di Eurovegas. Suvvia, come Eurodisney, ma con delle puttane.
Si devono soltanto unire i vari pezzi e in un paio d'anni saremo nuovamente l'invidia dell'Europa.
Esperanza Aguirre (lei così antirepubblicana, e tuttavia impegnata a fare di Madrid la sua repubblica delle banane) dice che forse si dovrebbero abbassare le leggi – e tutto quel che serve – perché il pezzo grosso del gioco, Adelson, non si porti la sua Eurovegas a Barcellona o da qualche altra parte. Perché in questa operetta iberica, giusto se qualcosa mancava, Barcellona e Madrid si battono per la manna di neon offerta dall'“imprenditore” made in USA, come se si trattasse del campionato di calcio. Soltanto che qui non vincerà chi fa più gol, ma chi se ne lascia fare di più.
Alla fine, il tipo non chiede quasi niente: trattamento speciale in materia fiscale, di non pagare contributi previdenziali, permessi di soggiorno per lavoratori stranieri secondo le sue necessità, terreni regalati in quantità, e che gli mettano alle porte del casinò i treni suburbani, la metro e l'AVE (i treni ad alta velocità spagnoli). Ah, e quasi sicuramente di estirpare le 40 mila famiglie che vivono nella favelas della Cañada del Real, perché non è carino avere così tanti poveri nelle vicinanze di un circo che promette ricchezza. E, certamente, la modifica della legge contro il fumo che, da qualcosa come più di un anno, proibisce di fumare persino sotto la doccia.
Fumare uccide, dicono. Però se Adelson crede il contrario, si cambia la legge e voilà, risponde Aguirre, conosciuta nel partito al governo come “la lideresa”. E si fuma un sigaro.
Come sempre l'amico americano indica la strada per il futuro e non sarebbe strano che Rajoy si presentasse dal boss Adelson per evitare il conflitto sociale e andare avanti con la riforma del lavoro, che si fa, settimana dopo settimana, più dura.
Vogliono licenziamenti facili mentre i sindacati e i lavoratori no?
Perché non giocarsi tutto, proprio a Eurovegas, a chi ha la carta più alta?
Una conquista anacronistica come il diritto allo sciopero è uno scoglio per la fioritura dell'economia di pochi?
Bene, decidiamo scommettendo alla roulette o, meglio ancora, in una slotmachine marca Franco (*), tanto sicuramente queste cose non le tolgono.
La stessa cosa con la pillola del giorno dopo, la legge sull'aborto e tutte queste urgenti e fondamentali misure per uscire dalla crisi che si svelano ai nostri sfolgoranti – e già tanto consumati – governanti.
Io, al posto loro, mi sarei risparmiato una buona quantità di denaro con gli stipendi dei deputati e tutto ciò che per qualche anno non sarà che un mero adorno, avrei firmato un accordo con Mr. Adelson e avrei affidato il governo della Spagna al caso dei casinò, che non sarà poi peggiore del caso dei Mercati.
Alla fine, ormai si sa: vince sempre la banca.

(*) Recreativo Franco è un impresa che per più di 40 anni ha – quasi – monopolizzato il mercato delle macchine da gioco nei bar di tutta la Spagna.

 

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