[A] Dall'Agorà di ClubDante

Paolo Di Paolo
Italia

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Un lunedì senza internet


10/07/2012

Quasi trentamila computer italiani al buio? Non abbiamo ancora dati certi, ma il lunedì nero dei computer ha portato con sé l’ansia, per molti, di rimanere offline. L’allerta riguardava il virus Dns Changer, un nemico informatico complicatissimo in grado di dirottare l’ignaro utente verso siti illegali che rubano password e dati personali. Per risolvere il problema è scesa in campo l’FBI, ed è proprio tale intervento alla base del rischio blackout. Se mi state leggendo, evidentemente la catastrofe non c’è stata. Certo è divertente e istruttivo mettersi a pensare a uno stupido lunedì senza Internet. Non un sabato o una domenica: un lunedì. Accendo il computer, provo a collegarmi ma niente, verifico che il cavo di rete sia ben collegato, spengo, riaccendo. Niente. Chiamo l’assistenza clienti, per ora non ne sanno nulla, mi faranno sapere più avanti. Macché. Passano i minuti e l’ansia cresce. Come si vive un lunedì senza internet? Come si supera, soprattutto?
La nostra testa —la testa di molti di noi— è cambiata al punto che risulta difficile letteralmente farla funzionare senza questa protesi astratta che è Internet. Perfino questo articolo ha preso le mosse da un articolo letto in rete. E poi, siamo così abituati a controllare qualunque informazione, grafia o data su Google da avere reso automatico, istintivo quel gesto, anche durante una conversazione fra amici. Immaginare un lunedì senza Internet, per molti di noi, è come tornare a un’altra e quasi impensabile epoca dell’umanità. Invece, per molti di noi, era solo l’altro ieri — e tutto andava a gonfie vele, a pensarci bene. Quando mai, da liceale alle prime armi, mi sarei sentito perso senza potere immediatamente accedere a Internet Explorer? Quando mai sarebbe esploso in modo incontrollato il mio nervosismo per una connessione lenta o per il segnale assente in treno?
Non sono un passatista e non mi diverte lodare i tempi andati. Tutt’altro. Però mi viene naturale, come scrittore, immaginare. E allora in questo lunedì che poteva essere senza Internet devo, ho voglia di immaginare un altro me stesso. Che cammina per la città e non sente neanche un lontanissimo richiamo, nulla che lo spinga a chiedersi quante mail gli sono arrivate. Che non va in cerca di un Internet point preso dall’ansia né si danna se l’iPad gli dice che Safari non può aprire la tale pagina. Voglio tornare per un istante in quell’epoca di me dove non esisteva il bisogno di tutto questo. È un viaggio divertente. Voglio restarci per qualche ora come si sosta in una piccola piazza o in un giardino semplice, povero ma tutto sommato lieto. Voglio guardarmi intorno, recuperare un tempo diverso e più lento. Senza nostalgia. Per il puro gusto di recuperare qualcosa di possibile.
Poi mi sollevo dalla panchina o dall’amaca, ho pensieri a sufficienza per l’articolo di oggi nella rubrica Pane quotidiano. Lo scrivo. Vado, senza pensarci troppo, sull’icona con i due computerini che dice Connetti. Funziona! Il lunedì nero è finito, per fortuna.

 

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