[A] Dall'Agorà di ClubDante

Alessandro Raveggi
Italia

FacebookTwitterLinkedInMail-To

Una specie di voto


03/07/2012

Bizzarra la specie dei voti messicani. Animali a volte docili, a volte feroci, altre volte ben ammaestrati nel loro proposito sia spettacolare sia utilitaristico. Da dieci minuti circa sono cominciati a saltare fuori i primi scrutini di queste elezioni presidenziali messicane 2012, e le ombre di queste bizzarre bestie si sono riversate irrequiete per la strade crepate del Messico, preso nella sua subdola estate d’uragani e siccità. Ci vorrà almeno una settimana per avere tutte le urne elettorali scrutinate e quindi i risultati veramente ufficiali: quando quegli animali, in gabbia, verranno in maggioranza esposti in trionfo alla parata del nuovo Presidente, nella residenza presidenziale di Los Pinos, a Città del Messico. «Viva Messico! Viva i messicani... e i loro bei voti!», esulterà il Presidente, con un cenno alle bestie.
Imbragati nelle loro esili scatole di cartone, questi animali dovranno però ancora correre strenuamente per le selve dello Yucatan, i dirupi di Chihuahua, gli altipiani della Valle del Messico, le zone inondate di Tabasco e i deserti di Durango. Oltre a schivare le zone di guerra degli stati di Nuevo León e Jalisco, i campi di battaglia coi dilanianti torsi amputati e forati lasciati a monito dal narcotraffico – quello Stato nello Stato oggi atomisticamente spaccato in cartelli come un parlamento italiano, ma quanto più potente nazionalmente e internazionalmente nella sua faida interna. A ogni angolo, così, quei voti in corsa attraverseranno la loro Eboli dimenticata, o, peggio, la loro Eboli militarizzata, interregni impregnati d’inerzia storica, di sangue. È impressionante il loro tragitto, la loro transumanza sulla cartina. Arrivano persino dall’estero.
Già alla partenza, i rischi saranno stati molteplici! Appena marchiati sulla groppa con esili lapis nelle cabine, lapis che alcuni commentatori hanno dichiarato in questi giorni con insistenza come facilmente cancellabili, se ne saranno stati quieti poco prima di entrare nelle scatole, tra migliaia di osservatori di ogni partito con gli occhi puntati. Oppure, acquattati di fronte ai militanti e agli agitatori prezzolati che si picchiavano o sparavano fuori da alcune urne di provincia lo scorso pomeriggio - come ogni sei anni, ci sono stati anche dei morti, tre per l’esattezza, in un piccolo paese vicino a Oaxaca. Alcuni di loro saranno stati quindi introdotti nel mucchio coartatamente, e si potranno riconoscere dal muso prono e l’occhio sfuggente, vergognoso: sono i frequenti voti comprati o annullati, quelli di schede elettorali premarcate, partoriti a favori, pacchi di riso e intimidazioni. Tristi loro, triste il loro padrone, un allevatore che viene da lontano, abituato al suo mestiere di frodatore dal sistema politico del Novecento messicano.
In ogni caso, nella notte tra il 1 e il 2 luglio nella quale scrivo, quelle bestie di voti continuano a correre per le strade, anche sotto il mio terrazzo al Distrito Federal. Descrivere cosa accadrà all’arrivo di questa bizzarra specie, potrebbe essere semplice, visto che da tempo si preparano e lucidano le stalle: il vincitore che li accarezzerà sul muso pare che sarà Enrique Peña Nieto, presidente preconfezionato e preannunciato, figlio legittimo di Carlos Salinas de Gortari, artefice delle peggiori crisi economiche nel Messico del 1994, e ben riconducibile alla figura del Chupacabras, mostro-meme teriomorfo che sbranava galline e manzi delle campagne nei primi anni Novanta (insomma, uno che di bestie da spolpare se ne intendeva.) Ma quante bestie di voto vorranno bene al figliolo del Chupacabras, non è tuttavia facile a dirsi. Quante si saranno fatte ammansire dalle scariche di potere mediatico del canale Televisa di questo rampante yuppie anacronistico, ancora non ci è dato sapere. Le percentuali di differenza tra il Partito Rivoluzionario Istituzionale, il Grande Centro-pernio muffito dell’asse politico messicano post-rivoluzionario, e il Partito Rivoluzionario Democratico, la Sinistra combattuta tra progressismo modernista e populismo da gauche latinoamericana, sono esigue.
Per il momento quei voti si stanno, come è loro natura, dividendo in branchi. Riconoscibilissimi i voti della sinistra: animali ipernutriti di sospetto e informazione vigile, dallo zoccolo potente; bestie che, sebbene illanguidite dal messianismo flemmatico e tutto cristiano del loro candidato López Obrador, hanno saputo brucare, a volte forse un po’ sfacciatamente, una forza “di base” molto rigogliosa, l’erba di generazioni giovani e irrequiete, il movimento Yo Soy 132, che chiede libertà e trasparenza d’educazione e maneggio per quelle stesse bestie spesso in fuga, disorientate. Vogliono un mondo in cui gli uomini come liberatori di bestie e le stesse bestie-voto possano convivere senza steccati, privati dell’autoritarismo degli ammaestratori di voti. Dalla loro, i voti della destra messicana del Partito di Azione Nazionale sono invece meno riconoscibili, sebbene molto facili oggi da prendere al lazzo: bestie slanciate e pudiche, liberate da pochi anni nella corsa, e già affaticate assai dal peso di grosse croci piazzate come gioghi al collo, con padroni troppo intenti nella guerra suicida ai narcos per preoccuparsi di salvaguardarli e nutrirli. E una candidata, Josefina Vázquez Mota, che li avrebbe portati al massimo ad annoiarsi al maneggio del country club, tra i lazzi delle sue amiche.
Ed ecco, guardiamoli negli occhi, prima che entrino nelle stalle de Los Pinos: quegli animali dal vello grigio e dalla pelle mimetica, zoppicanti per mimetismo, bestie vecchie ma solidamente servili, riprese dopo anni di clausura, gli occhi gonfi, che sorpassano di soppiatto gli altri branchi. Quest’ultimi si fanno già accarezzare il muso dal nuovo Presidente del PRI, che solamente al 15% degli scrutini si è autoproclamato in tv l’Ammaestratore degli Ammaestratori, stasera. Il gioco pare quindi già concluso, le altre bestie correranno incredule sbattendo sul portone di ferro del palazzo per ancora qualche giorno, vedendo le vecchie beste giungere prima al traguardo, uniformarsi al pascolo, fingendo di trotterellare come un tempo, stronfiando molto. Fuori dello steccato della residenza de los Pinos, da quest’anno, ci saranno però non solo le bestie rimaste senza vittoria e pace, ma anche quei liberatori di bestie, quei 131 e più: attenti osservatori, studieranno la loro strategia per la prossima occasione. Mentre il Presidente Peña Nieto si chiuderà forse in bagno, chissà se per rilassarsi o in preda all’angoscia di dover allevare, lui così giovanile, animali tanto vecchi e sfibrati.

 

© Copyright ClubDante

Copyright 2012 by Empower Consulting Srl. Tutti i diritti sono riservati.
ClubDante S.r.l. è una società del Gruppo Empower Consulting S.r.l..
Tutti i servizi di comunicazione digitale del Portale sono forniti per mezzo della piattaforma Mail-Maker.