[A] Dall'Agorà di ClubDante

Juan Carlos Botero
Colombia

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Gli 80 anni del maestro

Mio padre, Fernando Botero

Dal 7 luglio le opere in mostra a Pietrasanta


02/07/2012

La persona che più ammiro al mondo è mio padre, Fernando Botero. Sia come artista sia come persona. Non conosco nessuno che ami lavorare come lui, perché Botero è un creatore posseduto da una vocazione insaziabile, dotato di una disciplina di ferro e di uno spessore umano esemplare.

In effetti, la sua traiettoria come artista è stupefacente. Fernando Botero ha firmato più di 4.500 dipinti a olio, circa 2.500 disegni e più di 350 sculture originali. Ha esposto le sue tele nei più importanti musei del mondo e le sue famose sculture in tre continenti e in più di venti importanti città. Di tutti gli artisti in attività, Botero è quello che ha realizzato più mostre nei musei e sulla cui opera si sono scritti più libri.

Spesso la gente mi chiede come si spieghi il sorprendente successo di questo pittore colombiano, nato nel 1932. Le ragioni sono molte, ma, se dovessi sceglierne una, direi che la più importante è che Botero ha creato uno stile proprio, originale e facile da riconoscere. È una caratteristica inestimabile, perché lo stile è il maggiore apporto che un artista possa offrire alla storia dell’arte. Come quello di ogni grande maestro, lo stile di Botero è fatto delle sue idee, delle sue convinzioni sul colore, la luce, il volume, la composizione, la forma, il tema: i molti aspetti che costituiscono un’opera d’arte. Ogni opera plastica è indubbiamente composta da mille elementi, e ciascuno di essi richiede una decisione previa da parte dell’artista, ma ogni decisione è, a sua volta, determinata da una convinzione del creatore. Cioè, da un’idea. «Un uomo dipinge con il cervello», annotò Michelangelo, «non con le mani». Perciò Botero non cambia stile, come qualcuno pretenderebbe. «Se cambiassi stile», spiega, «dovrei prima cambiare le mie idee sull’arte».

In realtà, lo stile di Botero non ha nulla a che vedere con quello per cui la gente più lo identifica: l’obesità. Dire che Botero dipinge persone grasse è come dire la stessa cosa di Paolo Uccello o di Rubens, o come sostenere che El Greco dipingeva persone magre. Se nei suoi quadri ci fossero elementi grassi, dovrebbero esserci anche elementi magri per marcare il contrasto e rendere evidente l’obesità. Invece la sua proposta estetica consiste piuttosto nell’esaltare il volume delle forme per conferire loro magnificenza, plasticità e sensualità. Per dare alle sue figure quella sensazione di monumentalità. In questo obbiettivo è radicata la sua forza espressiva. La sua originalità e la sua poesia. Nella grandiosità delle forme e nell’eroicità del volume esaltato.

D’altro canto, sono ammirevoli la sua capacità di lavoro e la sua padronanza di tecniche diverse. Mio padre ha ottant’anni e lavora otto ore ogni giorno; e lo fa, per di più, stando in piedi. Di solito, oggi un artista è pittore, scultore oppure disegnatore. Invece Botero realizza sculture piccole, medie e monumentali; dipinge a olio, esegue affreschi e acquarelli; disegna a matita, inchiostro, gesso, carboncino, pastello e sanguigna. E fa tutto come un maestro dei classici.

Fernando Botero, inoltre, ha creato un mondo proprio. La sua ricchezza di personaggi è inesauribile. Il suo maggiore influsso proviene dal Rinascimento italiano e questo si nota nelle caratteristiche più importanti della sua opera, come la serenità dei suoi personaggi; i colori così luminosi; la quiete delle sue figure, anche se in movimento, che sembra alludere all’eternità; l’importanza del volume e la monumentalità delle forme; la precisione geometrica della composizione; l’eleganza formale; il rigore del tratto; l’audacia delle persone; il fatto che ogni oggetto possegga un colore proprio, e che nelle sue tele regni un’atmosfera di calma e placidità, uguale a quella che si può apprezzare nei capolavori del Rinascimento.

E tuttavia, l’aspetto più importante della sua arte è che genera piacere. Oggi questa qualità è quasi rivoluzionaria. Gran parte dell’arte del XX secolo si è allontanata da questa meta originale, e artisti come Chagall o Matisse, grandi coloristi che cercavano di dilettare lo spettatore, furono criticati con ferocia per questo. Eppure, ricorda Botero, l’arte di tutti i secoli precedenti non voleva inquietare il pubblico, ma offrirgli una realtà alternativa e poetica, piacere estetico e sensualità visiva. Questo è stato il compito primordiale dell’artista.

Ma ciò che più ammiro di mio padre è il suo spessore umano, e nulla lo rispecchia meglio della sua illimitata generosità. Malgrado sia andato via dalla Colombia da circa sessant’anni, Fernando Botero non ha mai smesso di sentirsi colombiano. Com’è noto, oltre ad aver costruito una delle case di riposo private più grandi del paese, ad aver finanziato diverse borse di studio, o ad avere sostenuto l’Orchestra giovanile di Medellín e numerose opere filantropiche, nel 2000 Fernando Botero ha donato alla Colmbia la sua intera collezione privata (più di cento opere di eccezionale qualità), riunità nel corso di venticinque anni. Accanto a questa magnifica collezione, che ha diviso tra il Museo Botero e il Museo di Antioquia, ha donato cento sue opere al Museo di Bogotà e altre cento al Museo di Medellín, più 23 sculture in bronzo che adornano la famosa piazza Botero che si trova di fronte al museo di quest’ultima città. Da allora, in Colombia, la gente può vedere, in modo permanente e gratuito, opere di artisti della taglia di Corot, Monet, Renoir, Degas, Picasso, Bonnard, Matisse, Balthus, Miró, Bacon, Moore o Chagall. Qualcuno crede che mio padre abbia regalato soltanto ciò che gli avanzava, una parte delle opere che possedeva. Ma la verità è che ha avuto la lucidità di regalare tutto, staccando le opere che possedeva dalle pareti di casa.

Non c’è dubbio: la sua generosità è ammirevole. Ma lo è ancora di più per il momento in cui ha fatto le sue famose donazioni. È comprensibile che qualcuno, oggi, creda nella Colombia, perché il paese ha compiuto indiscutibili passi in avanti su diversi fronti. Ma fare qualcosa del genere nel 2000, quando quasi nessuno scommetteva sul futuro della Colombia, è stato un vero e proprio atto di fede e di amore per la sua terra. Pochi lo sanno, ma nel corso della sua carriera questo maestro ha regalato più di seicento opere d’arte a diversi paesi, senza nemmeno l’aiuto di una segretaria o di un tuttofare. Che l’abbia fatto, e che questo sia ciò che l’ha reso più felice in tutta la sua vita, secondo me dice molto sullo spessore umano di questo grande artista.

 

Quest’articolo appare sul numero di luglio della rivista «Arte», Giorgio Mondadori Editore.

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